Lei era la mia office-mate tanti anni fa. Altissima, regale, con una pelle bizzarramente scura in cui i suoi occhi azzurri brillavano come due fari accesi - la chiamavano la svedese del sud, certi colleghi italiani che per lei inventavano strane alchimie genealogiche, e le chiedevano se i suoi genitori fossero svedesi, e lei rispondeva, i miei sì, ma l'idraulico era marocchino.
Dovunque andava, ali di uomini cadevano ai suoi piedi. Per ogni giorno, degli oltre 400 che abbiamo passato nello stesso ufficio, nella stessa città, nello stesso paese europeo, è stata single. E l'ho ascoltata raccontarmi sinceramente stupita dell'ennesimo uomo che si era rivelato innamorato di lei, dell'ennesimo collega che si era mostrato ferito nell'orgoglio per aver male interpretato la sua genuina disponibilità ad amicizie senza sbocchi, dell'ennesimo imbecille che aveva ipotizzato perciò che non le piacessero gli uomini. Ho anche visto come i nostri capi donna la detestassero, e l'ho ammirata per l'incrollabile eleganza con cui rispondeva colpo su colpo, senza mai un accenno di cat fight.
Abbiamo passato anche dozzine di weekend nel nostro ufficio, alle prese con le nostre tesi, con le nostre frustrazioni, con la stessa macchina infernale cui dedicare la nostra vita. Abbiamo passato insieme molti sabati sera nel suo appartamento, abbiamo cucinato l'anatra alla pechinese e i ravioli cinesi, l'insalata bulgara, e il tiramisù...finendo poi a inzuppare savoiardi nell'amaretto. Siamo andate al lavoro nella sua volvo, che chiamavamo il cigno bianco, anche se non metteva le gomme da neve e al semaforo rosso una volta siamo andate dritte, e immagino sia stato un miracolo non rimanerci secche, ma lei ha solo alzato un sopracciglio e mi ha detto, "hai visto?".
Abbiamo passato giornate interno nello stesso laboratorio dove non ci si sentiva per il rumore dei compressori e delle pompe. Mi ha aiutata tanto. L'ho guardata e ammirata, per quel suo spirito coraggioso, la sua indipendenza, il suo talento, la sua capacità di trascinare il mondo con lei, senza un'oncia di superbia, di tracotanza, di narcisismo. E l'ho ascoltata tanto, e mi sono sorpresa per la sua ingenuità, per il suo non aver idea di quel che accadeva a volte dentro e fuori di lei - se solo l'animo umano fosse così chiaro come quel che accade dentro un atomo!
Poi un giorno, quando già era lontana, mi ha detto di essersi innamorata - e lui è così intelligente! Ed io ho pensato che era strano questo ragazzo, c'era qualcosa, ma era la prima volta che la sentivo così sicura di quel che provava. E pochi mesi dopo, a poche settimane dal parto, quest'uomo incomprensibile ha voltato le spalle a lei e alla loro vita insieme, e lei era scioccata, e calma, come quella volta sul ghiaccio, era senza parole e mi chiedeva "ma come è successo?"
Lei non mi manda mai foto di suo figlio. Le nostre conversazioni sono rare, sporadiche, piene di notizie come quella, grandi dolori e immensi sconvolgimenti raccontate senza un filo di esagerazione, con già incorporata la voglia di andare avanti e combattere. L'ho pensata tanto, la ragazza madre che di giorno fa il fisico nucleare, che abitava a migliaia di km da me (ed ora son poche dozzine), che leggeva "perché le donne forti si innamorano degli stronzi" senza che questo le impedisse di incapparvi, che mi diceva go girl, che mi aveva guardata scardinare la mia vita senza che le uscisse mai di bocca un'opinione, una critica.
Stamani l'ho vista comparire su skype, dopo aver scritto uno status un poco preoccupante su facebook. Le ho scritto in svedese - non non avevamo parlato in quella lingua - d'istinto, dopo tanto tempo. E ho scoperto che stava giù, per varie questioni, che aveva fatto delle scoperte su se stessa, che aveva paura di non riuscire a cambiare, mi ha detto che ha paura, tanta paura, che essere una mamma single la spaventa a morte - un fiume in piena e con la bizzarra sensazione di non aver mai smesso di parlare in questi anni.
Mi ha detto che sono la persona più intelligente che conosca, che posso fare qualsiasi cosa. Le ho detto che sono sempre stata orgogliosa di lei, non solo adesso che ha un figlio da crescere sola.
Mi ha chiesto se domani ci sono per un'altra chiacchierata.
Non la vedo da anni.
Non parliamo, a voce, da anni.
Ma ci siamo, siamo ancora ad aprirci il cuore a vicenda in quell'ufficio di due metri quadrati, una serra di vetro sul lato ovest, dove nei pomeriggi di estata facevano trenta gradi...e in quel sole di allora ho sentito sciogliersi la morsa gelata di questi anni.
Per il momento piango solo un bel po'.
RispondiEliminaPoi. Poi tornerò a dire qualcosa di sensato.
Che belle siete
right back at you ;-)
RispondiEliminaCome scrivi bene arya, ma non solo stilisticamente, mi piace proprio assaporare la sensibilità che trasmettono le tue parole. E l'amicizia, sia nel quotidiano, sia a spizzichi e mozzichi nel corso di una vita, silenziosa, caciarona, quando è autentica è una delle ragioni per cui vale la pena stare in questo mondo storto! Meg
RispondiEliminama grazie! anche io la penso come te. Una delle mie citazioni preferite da uno dei miei film preferiti (Before Sunrise):"If there's any kind of magic in this world... it must be in the attempt of understanding someone, sharing something. I know it's almost impossible to succeed... but who cares, really? The answer must be in the attempt." Alla fine, il senso alla nostra vita lo danno i rapporti che cerchiamo di stabilire, le volte in cui tendiamo la mano e cerchiamo di toccare un'altra anima in transito su questo pianeta.
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