Perché non ricordo affatto di aver mai studiato Retorica. Ovvero, l'arte del dibattito, di come scrivere un articolo di giornale, un discorso di ringraziamento agli oscar (o al nobel, ai telegatti, a miss Italia dipende dai vostri gusti), il discorso che fa il testimone in onore degli sposi, una dichiarazione d'amore, una campagna elettorale o il buon anno del presidente.
E invece, evidentemente, in Svezia te lo insegnano alle superiori.
I contenuti delle lezioni in realtà per me non sono nuovi: si parla di figure stilistiche come litoti, anafore, metafore, iperboli...tutta roba che io non devo manco cercar sul dizionario grazie ad anni di analisi del testo poetico e quelle sadiche delle mie insegnanti di lettere. Ma appunto, noi le applicavamo a Pascoli ste cose, o sbaglio? No, qui le si applica al discorso che Daniel ha fatto al suo matrimonio con la Principessa Victoria.
il discorso è in inglese e svedese, se interessa
Discorso che, sia chiaro, io mi sono vista su youtube e ho pure studiato e sottolineato riga per riga alla ricerca degli artifici retorici. La parte in cui dice:
"C'era una volta un giovane uomo...ok, forse non proprio un ranocchio all'inizio della storia...come nella favola dei fratelli Grimm, ma di certo nemmeno un principe. E il primo bacio non l'ha trasformato."
Ecco, questa è un'allusione (state piangendo?). Ed io devo imparare a scrivere e parlare così, se voglio passare questo cavolo di esame. Del resto Victoria ha segnato mille punti nei cuori degli svedesi quando si è rivolta così alla nazione il giorno delle nozze:
"Miei cari, cari amici. Vorrei cominciare con il ringraziare voi, perché voi, popolo svedese, avete donato a me il mio Principe."
(se non piangete qui siete dei cuori di pietra). Ad averlo saputo prima, il discorso al mio matrimonio non lo avrei improvvisato su due piedi, per giunta instabili sul tacco 12. (Sì ho veramente tenuto un discorso di brindisi al mio matrimonio, perché se aspettavo quell'orso che ho sposato, e che chiaramente dell'ora di svedese a scuola se ne sbatteva, eravamo ancora lì).
Di colpo mi è più chiaro come mai la campagna elettorale appena conclusasi in Svezia mi fosse apparsa così esotica. I politici parlano con questa roba ben chiara in testa. I politici qui imparano a preparare i loro discorsi seguendo questo schema: intellectio, inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio/pronunciatio
(pure la pronunciatio, maledetti).
E dunque vanno in tv e anche quando si odiano visceralmente non urlano, non si prendono a sberle, o mostrano il dito medio con l'anellozzo, non si mandano nemmeno a quel paese. Non chiamano all'improvviso al telefono i conduttori televisivi per protestare per le interviste ad altri. Non si alzano nemmeno in piedi di botto abbandonando lo studio perché le domande non li aggradano. Stanno lì, sorridono, restano calmi anche quando bollono (qui sicuramente aiuta essere svedesi più che la scuola) non si parlano nemmeno addosso e se ne escono con frasi ad effetto che dici "ah beh, ecco perché il politico lo fa lui e non io".
Finito il dibattito, è il turno degli esperti di retorica. Ossia un gruppo di giornalisti e studiosi commentano come i politici si sono comportati durante l'intervista o il faccia a faccia appena conclusosi. Sottolineano i passaggi dove sono stati efficaci e quelli dove sono stati deboli.
Per esempio, primo ministro appena eletto, leader del partito social democratico, è stato talvolta criticato perché essendo di professione sindacalista e non "politico" ha mostrato di non avere una gran strategia del dibattito. Molto criticato persino all'estero (magari non in Italia) quando ha mal gestito un dialogo TV con la leader del partito di centro. Ella aveva fatto due passi verso di lui con dei fogli in mano, dicendo "ecco guardi questi dati" e lui ha rifiutato di accettare quei fogli dicendo che li conosceva bene e l'ha per così dire respinta, con un gesto considerato poco elegante. Ecco, questo gesto, hanno commentato alcuni esperti, non è stata una gran mossa: ha mostrato una certa debolezza, come una paura di quei dati, cosa che potrebbe anche aver danneggiato il risultato finale di queste elezioni. Io mi ero solo stupita non ci fosse scappata una spinta. Penso che se quegli esperti potessero assistere ad un dibattito tv italiano andrebbero in berserk (ah, solo io e altri tre nerd guardavamo Neon Genesis Evangelion? ok, diciamo corto circuito allora).
Al di là di questo escursus politico ora resta il fatto che io non mi ero mai posta il problema di come scrivere un discorso finora e invece entro domani mi deve venir qualche buona idea. Già il mio articolo di dibattito è finito maluccio causa evidente mancanza di dispositio. Poi la mia appassionata arringa sull'abuso di alcol non ha evidentemente appassionato nessuno (mancava pathos, me la cavavo però con logos e ethos). Adesso quindi devo ripeterlo, nella speranza di un voto più alto, infilandoci qualche bella figura stilistica, qualche artificio, un esordio accattivante...
O almeno un'anafora, per dio!