La prima, cominciava alle nove di mattina e sarebbe finita verso le otto di sera. La ragione, probabilmente il fatto che tre su cinque delle partecipanti erano mamme, sposa inclusa.
Questo probabilmente ha determinato anche il programma della giornata.
Primo step: trovarci alla suddetta ora antelucana (per me, di sabato mattina) per preparare le vivande.
Causa la mia presenza, era stato comprato anche dello champagne analcolico, per il resto c'era cibo per un esercito. Una delle due presenti di origine polacca ha confessato che in Polonia se si prepara cibo per una festa, ce ne deve essere da far cadere ammazzata la gente. Ho convenuto che allora non ci accomuna solo la morale cattolica.
La sposa è arrivata un filo irritata perché aveva programmato che quel giorno era il giorno in cui avrebbe espletato gli ultimi preparativi del matrimonio, ossia ordinare il bouquet. Aveva chiesto a me di accompagnarla, ed essendo la festa una sorpresa avevo risposto con un laconico: no scusa sono impegnata tutto il giorno. Al che mi era giunta altrettanto laconica risposta: vabbè vado da sola. E invece.
Dopo l'arrivo della sposa è stata la volta dell'arrivo del massaggiatore a domicilio. Mentre lei veniva rilassata a dovere, noi abbiamo ricevuto un corso di pittura ad acrilici. Dopo di ché tutte insieme abbiamo mangiato, ed io ho cominciato a sentirmi come ormai mi sento dopo aver mangiato anche solo un cracker ossia sul punto di esplodere come la bambina-palla del primo willy wonka (che non mi ricordo se stava anche nel film con johnny depp).
Peraltro, a tavola, la mia bottiglia di (orrido) spumante analcolico è stata divisa con la sposa, che di bere proprio non se la sentiva. Magari dopo, ha detto. Le altre invece avevano assunto lo stesso colorito rosé dello spumante (non analcolico) e si erano lanciate in bellissimi racconti di parti, endometriosi, gravidanze da film dell'orrore. Per finire, la sposa mi ha conisgliato di non fare come lei e scegliere l'epidurale. Al che io (perdonatemi, non mi son saputa trattenere) le ho detto che è da quando ho sedici anni che ho preso la decisione (tra le varie cose, inclusa quella di non sposarmi mai) che senza la garanzia di un'epidurale non avrei manco cominciato una gravidanza, e cosa cavolo aveva in testa lei quando inizialmente in sala travaglio l'aveva rifiutata (per poi ricredersi ore dopo, che ve lo dico a fare). In Italia manco hai la certezza di poterla fare, e queste qui fanno le eroine moderne, chi ha il pane non ha i denti, non c'è che dire.
Dopo di che mi hanno consigliato di andare a parlare col centro che offre sostegno psicologico alle donne che hanno paura del parto, e se tale sostegno non dovesse bastare, un cesareo su richiesta. Penso che andrò a farci un giro. Ad ogni modo, sarà il tema o la gravidanza, a fine pasto avevo solo voglia di vomitare.
E invece era l'ora di metter mano ai pennelli e ai colori. E mi sono divertita parecchio. La padrona di casa aveva selezionato delle belle foto di paesaggi scattate nei suoi viaggi che avremmo potuto usare come modello per i nostri quadretti. Ci ha seguito passo passo ed aiutato a mettere insieme della roba decente.
Dopo di che è cominciata una sequela di maschere esfolianti, idratanti, manicure eccetera alla quale non ho partecipato più che altro perché l'idea di trascorrere troppo tempo davanti allo specchio ultimamente mi acciacca: piuttosto ho chiacchierato (in svedese) con questa o quella che in quel momento non fosse al trucco e parrucco. Distrattamente ho pure bevuto dal bicchiere sbagliato beccandomi un sorso d'alcol, cosa che ha prontamente fatto scattare tutti gli allarmi in tutti i centri ostetrici del Regno.
Ed era di colpo ora del piatto forte della giornata: il corso di cupcake. Si teneva in un caffè nei dintorni, un posto dal nome piuttosto ovvio di cupcake time, gestito da una ragazza americana. Questo è il mio coming out: a me gli arredi romantici, con la carta da parati color pastello disseminata di rose, le tazzine vintage del servito da tè della nonna, le sedie shabby chic di legno decapato, i cuscini candy stripes nei colori delle caramelle, e in generale l'attitudine da girlygirl hanno stancato proprio. Mi è venuta la carie già sulla porta.
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| I miei sono quelli in seconda fila, se interessa |
Il corso consisteva nell'imparare a fare roselline di pasta di zucchero e farci spiegare la differenza tra frosting, icing e royal icing. (non la sapete? sapevatela!) Ci attendevano tre cupcake già cotti a testa e stava a noi decorarli con vari tipi di creme formaggiose (frosting all'americana), una miriade di tipi di zuccherini e perline e formine ritagliate nella pasta di zucchero.
L'idea era di mangiare poi una delle nostre creazioni sul posto, sorseggiando un tè nelle tazzine delle bambole, e di portare a casa le altre due. Ora, sappiate che una di noi, per la privacy diremo "una che NON era incinta" al primo boccone di glassa ai mirtilli e sottostante cupcake al cioccolato e fudge ha quasi vomitato per il brutale chock da zuccheri modello pugno nello stomaco. Ed io sono una demente, perché avrei dovuto far tesoro della sua faccia e impacchettare anche il terzo cupcake nella doggy bag. Invece, stoica come non mai, perché mi spiaceva essere scortese, me lo sono mangiato combattendo la nausea. Perché l'unico sapore che ho sentito era: zucchero! zucchero! zucchero!!! Danne si è mangiato i rimanenti due alle nove di sera sotto il mio sguardo: a tuo rischio e pericolo. E niente, si conferma la mia incapacità di comprendere o godere della pasticceria americana.
All'uscita vedevo vagamente la madonna (cit.)
Ma era tempo di andare al ristorante. Un posto che fa roba molto molto insolita, anche quello di ispirazione americana, con voli pindarici fusion nella cucina giapponese, indiana, cinese e cajun. Erano tutte entusiaste ed io penso che senza il cupcake, il brunch megalomane di ispirazione polacca di qualche ora prima e soprattutto a bun in the oven, forse lo sarei stata anche io. Purtroppo avevo solo in mente di sopravvivere senza produrmi in funzioni corporali troppo pubbliche e andarmi a stendere. Cosa che poi ho fatto, almeno per qualche ora: è dalle quattro del mattino che vago per casa, tra il bagno e il soggiorno, e avendo abbandonato ogni speranza di dormire o farmi passare il maldistomaco alle sei ho deciso di farci su un post.
Nel complesso mi sono pure divertita, e posso anche dire di aver bevuto più della festeggiata, che rende l'idea della gente con la quale ho a che fare.



