Febbraio mi ha abbattuta fisicamente a colpi di violente influenze, e raffreddori, e faringiti. Febbraio è stata la debacle del corpo, un periodo di mera sopravvivenza. Non ne siamo nemmeno del tutto fuori - nevica tantissimo, quest'anno, siamo in un inverno che pare eterno, un inverno che però è scintillante di luce. Eppure, in questo corpo flagellato dai virus e alle prese con esami universitari irrimediabilmente compromessi dal tempo perduto dietro ai malanni, c'è un insolito sangue freddo. Una incredibile quiete.
Aunque las nube se alejen
Chissà se sto imparando a vivere, ad accettare quel che ho dentro e quel che ho fuori. Mi verrebbe da dire quasi che sto imparando a essere felice quando sono felice, che non è poco. Penso che se potessi fermare il tempo lo fermerei oggi, nonostante tutto - la fatica, l'inverno, i bacilli. Lo fermerei nelle chiacchierate che faccio con mia figlia, nel suo fiume di parole sconnesse e nelle risate che ci porta, negli abbracci impetuosi, nei baci umidi, nella palla di neve portata a casa come un tesoro e che resta a sciogliersi nel lavandino. Lo fermerei sul pendio innevato dal quale ci lanciamo insieme con la slitta, sul suo viso paonazzo nell'aria gelida, nella tazza di cioccolata fredda che vuole al rientro in casa. Lo fermerei nei suoi capelli pazzi, nei suoi occhi tondi, nei suoi gesti sorprendenti - lei che svuota e riempie la lavastoviglie, che disegna minuti incredibili dettagli, che colora dentro ai bordi e poi dice "vedi mamma, coloro piano!" - lo fermerei pure in quelle sere che torna così distrutta da scuola che si addormenta sul pianerottolo mentre armeggio con la serratura. Lo fermerei perché lo so che poi non torna, ma lo fermerei soprattutto perché io oggi mi sento in grado di apprezzare tutto quanto, ed è cosa nuova, e chissà se un giorno l'incantesimo può finire.
Soy quien protege la noce cansada
Lo fermerei anche perché adesso dormo. Al netto delle notti squassate dalla tosse - mia o altrui - pare che la mia insonnia perenne abbia mollato la presa. C'è un'intera routine di piccoli gesti che seguo come un piccolo rituale - piccoli gesti di cura e di coraggio - e che forse aiuta. Mangiare ogni 4 ore al massimo. Fare un po' di moto ogni giorno. Mettermi lo smalto, pure se ho le unghie corte. Smaltire burocrazie e incombenze non appena si presentano. Mettermi la crema idratante. Sulla mia agenda ogni tanto scrivo le cose che mi sono costate fatica o sofferenza e che ho fatto lo stesso, che non ho rimandato o evitato. Venerdì, dopo una specie di prova orale a scuola, ho scritto: è andata male ma sono sopravvissuta. E ho dormito.
Quiero que nunca cierre la cicatriz
Vorrei, se proprio non posso fermarlo, almeno saperlo raccontare, il tempo. Anche saper raccontare quel che è stato, questi ultimi mesi tanto duri quanto importanti, e questa rinascita che pare germogliare sotto la neve come i crochi nell'aiuola qua fuori. Vorrei saperlo dire, quello che è stato, e i passi che faccio, l'aiuto che ho chiesto e che ho avuto e più di tutto l'aiuto che riesco a darmi, e chi lo avrebbe mai detto.