Io non ho mai creduto a Babbo Natale.
Ora, mi pare ovvio che questo, più che a vedere con le mie precoci doti di debunking, deve aver avuto a che fare con l'approccio educativo dei miei genitori. Quelli che mi facevano ascoltare Vivaldi in culla, per intenderci, e che avevano dichiarato fuorilegge il tv-color. (Nel senso che, quando finalmente avevano capitolato e ce l'avevano lasciata guardare, la televisione, che come diceva Popper era una cattiva maestra, per rendere l'esperienza meno piacevole e
addictive avevano optato per un 14 pollici in bianco e nero, i sadici). (Che i puffi erano blu ci ho messo anni a capirlo).
D'altra parte, non dipendeva solo dai miei. Nella famiglia allargata regnava infatti una certa confusione in merito alle tradizioni natalizie, e nella generale mancanza di coerenza era più difficile convincersi della veridicità di una o dell'altra. Per esempio, i miei nonni paterni e alcuni prozii parevano intendere che i regali li portasse Santa Lucia, col ciuchino. Ora, già che Santa Lucia era il 13 e non era nemmeno vacanza, ma chi lo aveva mai visto 'sto ciuchino?
Gli altri nonni invece, mi pare che ogni tanto menzionassero una qualche responsabilità di Gesù Bambino nella faccenda. Che cosa ti porta Gesù Bambino? era una frase che mi pare mi venisse rivolta non solo da loro, ma anche da altre persone nei loro dintorni. Ed io non credo di averli mai presi alla lettera. Dopo tutto, Gesù Bambino era un infante che il giorno di natale compariva nella mangiatoia del presepe, e aveva tutta l'aria di essere quello cui i doni venivano portati, non viceversa. Lungi da me mettere in dubbio i poteri sovrannaturali del divino, almeno a quell'età, ma ecco, diciamo che al massimo potevo accettare una sua intercessione, ma che i regali venissero nella pratica da mamma e babbo, a me pareva piuttosto chiaro. Tant'è che di letterine non ne ho mai scritte, a chicchessia.
Quanto a Babbo Natale, avendo fatto l'asilo dalle suore non credo egli fosse contemplato nelle recite e nei saggi finali. Alla televisione lo si vedeva, ma che c'entra, alla tele si vedeva pure il pupazzo
Uan. O Mimì Ayuara. Cioè, non è che non sapessi cosa fosse, ma non avevo idea che fosse qualcosa in cui credere.
Ho un paio di ricordi che dimostrano come io, rispetto alla questione fossi più che altro
perplessa.
A sei anni facevo ginnastica artistica (vabbè diciamo che ogni settimana mi recavo là dove altri facevano ginnastica artistica e mi mettevo un body dai colori improbabili) e quel Natale ci fu come sempre il Grande Saggio delle classi di ginnastica. A fine serata, mentre me ne sto seduta in mezzo ad altre bambine in un angolo della palestra, ecco spuntare DUE tizi vestiti da babbo natale muniti di sacco di doni, con lo scopo di distribuire un regalino ad ogni allieva, Mentre li vediamo cominciare la distribuzione, chiedo ad una mia compagna coetanea: ma chi sono quelli? E lei: Babbo Natale! Ed io, ripeto: sì ok, ma chi sono davvero? Al che questa povera bambina mi guarda con totale stupore e insiste che
sono babbo natale, davvero! Ora, io già allora tendevo a dubitare di me, quindi forse forse mi avrebbe anche convinto che non ci avevo capito un ciufolo come sempre, ma cavolo, erano DUE. Fattele due domande tesoro.
Un altro ricordo era a scuola, la prima o la seconda elementare al massimo, durante un intervallo. è un ricordo molto vago, ma insomma, deve essere scoppiata tra due bambini la discussione in merito al signore ciccione con la barba ed era saltata fuori la frase derisoria "tizio crede ancora a babbo natale!". Ecco il mio ricordo è di aver pensato: ma in che senso
ancora? Ora il mio senso di inappartenenza ha radici lontane e il mio ricordo era appunto
: ma perché sembrano tutti capire di cosa cavolo si sta parlando...tranne me?
E insomma, per me babbo natale, il ciuchino, gesù bambino erano tutti modi di dire, i regali li facevano comparire i genitori la mattina di natale, senza manco fare troppo show, e finita lì. Erano tanti e molto graditi, non vi immaginate scene da libro cuore, che questa bimba non ha sofferto. Attendevo la mattina di natale con molto entusiasmo ed anticipazione. Solo che, nella fase in cui i miei coetanei cominciavano a smettere di crederci, tutto quel parlare di una questione che pareva oggettivamente spinosa (le frasi evasive delle maestre, le lacrime di qualche bambino deriso...) mi portò a voler chiedere numi a mia madre.
"Mamma, ma Babbo Natale esiste?"
La genitrice, che ora si giustifica dicendo "è perché insegno filosofia, che pretendi?", mi disse:
"Se a te fa piacere crederci, sì"
Ottima risposta, per carità, se io ci avessi mai creduto e avessi ancora capito dove stesse il punto.
Con la Befana, invece, il parentado si uniformava nella versione ufficiale, quella che vedeva la vecchia sulla scopa che depositava dolci e giocattoli e dunque, stranamente, a quella penso di averci creduto, per un po'.
Solo che il 6 gennaio mia mamma appendeva le "calze" sotto al boiler della caldaia. Perché non avevamo il camino. Camino che peraltro era un tasto dolentissimo in quegli anni, perché era un po' l'oggetto del desiderio della famigliola media anni ottanta, e noi eravamo gli unici tra i nostri vicini a non averlo, per problemi sorti durante la costruzione dello stabile. Una ferita aperta per mia madre, che aveva un conto in sospeso col costruttore (un palazzinaro della perggior specie). Ma non divaghiamo: calza appesa alla caldaia, dalla quale partiva un tubo che spariva nel muro. Ed io facevo colazione ogni giorno seduta al tavolo fissando questa caldaia sul muro opposto della cucina e pensavo che non c'era verso che una vecchietta per quanto magica riuscisse a farvi passare qualcosa attraverso. (Tanto più che ogni tanto ci finiva dentro qualche volatile, nel tubo, e non ne usciva né morto né vivo, una storia atroce) Quindi anche la befana è stata archiviata piuttosto presto.
Ora, io non so come declinare tutto ciò nella mia futura genitorialità ma non ho dubbi che qualche scompenso lo creeremo, con queste premesse.