Pagine

Visualizzazione post con etichetta skatteverket. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta skatteverket. Mostra tutti i post

martedì 6 agosto 2013

botte d'autostima

Primi giorni di corso di svedese. Classe piena di studenti in erasmus, soprattutto tedeschi. Si parla parecchio inglese, troppo. Mi ricorda le mie estati da ragazzina in vacanza studio. Mi sento incredibilmente vecchia. Specialmente quando mi presento e dico che sono sposata. Eppure era il corso più adatto a me, perché essendo pensato per studenti universitari, il livello di apprendimento è più uniforme che nei corsi per immigrati. Non solo in quei casi il gap culturale tra gli studenti è enorme - perché non si insegna facilmente la stessa cosa nello stesso modo ad uno che parla swahili e ad uno che parla russo - ma c'è in aggiunta il mix di età, di ritmi di apprendimento e, va detto, pure di livello di istruzione. E dunque, eccomi qua, un buon dieci anni più vecchia dei miei compagni di classe, mentre rimembro i pomeriggi passati in giro per winchester, o cambridge, o hastings, intenta a scambiarmi indirizzi cui scrivere - oh my god - lettere. Actual mail. Sono vecchia, vecchia, vecchia!

Come se non bastasse questo, a dar picconate alla mia autostima ci hanno pensato anche altri due strumenti del demonio con cui ho frequenti incontri. La bilancia e lo skatteverket. La prima, grazie ai vari chili di stress accumulati durante i meravigliosi ultimi mesi di dottorato. Il secondo, tramite l'emissione del mio primo documento ufficiale svedese, la carta di identità per immigrati - perché a quanto pare il mio passaporto da solo non bastava a dirgli chi ero. E dunque ho dovuto pagare perché mi consegnassero una carta di identità dove risulto essere ben 4 cm più bassa di quanto attestato dai miei documenti italiani. come mai? ci sono varie teorie. La prima è che mi sia ristretta, come le vecchiette. La seconda, è che in effetti io sia sempre stata incommensurabilmente nana e che semplicemente l'ufficio anagrafe italiano si fosse fidato della mia ottimistica approssimazione della mia altezza, allo sportello, senza veramente convalidare il tutto. In svezia, no, col cavolo! Mi hanno fatto pure togliere le scarpe, casomai volessi rubare quei due millimetri di suola delle converse, prima di misurarmi. Davanti a tutti, in un atrio affollato, ad una di quelle aste tipo quelle che stanno negli studi medici. E poi, perché le disgrazie non vengono mai sole, mi hanno preso la foto più terrificante che io abbia mai fatto. Al secondo tentativo. Nel primo sorridevo e lo hanno cancellato chiedendomi di fare un'espressione "neutra". Evidentemente, con ciò intendevano "da scema mentale", e questa infatti hanno felicemente stampigliato sul mio documento della vergogna. Sigh.