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mercoledì 15 aprile 2015

please wake up and feel the love (the sinner is you)

I miei sono venuti a trovarmi. Per l'occasione ho affittato il piccolo appartamento degli ospiti che esiste nel mio complesso abitativo, a 500m da casa mia circa. Quindi la convivenza era limitata a circa 12 ore al giorno. Eppure non è stato facile lo stesso.

Era la prima volta che mio padre veniva a trovarmi in circa dieci anni di vita all'estero. Per un'intera settimana poi, un evento davvero insperato. Mia nonna era ben poco felice quando ha saputo che suo figlio si sarebbe assentato dal suo capezzale (figurato, mia nonna non è allettata, solo molto anziana) e difatti ha chiesto: ma devi proprio? Perché in fondo che bisogno c'era di lui? che gliene importa ad un uomo di un neonato? di certo io avrei al massimo avuto bisogno di mia madre.

Io non riuscivo certo a definire questa visita il risultato di un "bisogno". Se vivo lontana da nonni vari per tutto l'anno, non è una settimana a cambiarmi la vita, no? per me era più un'occasione per passare del tempo insieme, e sì, in questo senso mio padre doveva esserci, guarda un po'. Mia nonna intanto si è autoconvinta che questo imprescindibile viaggio di mio padre fosse in occasione del battesimo di Kiki - ha fatto tutto da sé. nessuno ha mai parlato di battesimi e Kiki non sarà battezzata. Si vede che altre ragioni per mio padre di incontrare sua nipote non ne vedeva.

martedì 25 novembre 2014

Give me a touch of something sure I could be happy evermore

Reduce da una quattro giorni di convivenza coi suoceri, seguono osservazioni sparse. Come andremo a vedere i suoceri nordici sono curiosamente simili ai suoceri di qualsiasi latitudine, quello che cambia drasticamente è il grado di esternazione. Ossia, se anche pensano il peggio di voi, voi e vostro marito non lo saprete mai (almeno fino al divorzio).

La suocera nordica vive in media a centinaia di km di distanza, dunque le visite sono rare e mai improvvise.
In questo caso vi chiama al cellulare, proprio voi, non il figlio, per chiedervi come stiate e poi aggiunge: non è che vi serve che veniamo ad aiutarvi a piastrellare la cucina? Così ti pulisco anche le finestre.
Voi acconsentirete entusiaste. E non potete non notare che lo stato pietoso delle vostre finestre non è certo passato inosservato. Senza scuse, ché non le pulivate mai nemmeno quando non eravate incinta.

il risultato 
Seguirà contrattazione per definire i termini della visita. I suoceri nordici gradirebbero, possibilmente, soggiornare nelle vicinanze, ma non a casa vostra. Lungi dall'offendervi, vi rassicura sapere che all'indomani del parto nessuno si piazzerà stabilmente nel vostro salotto. Se insistete che restino da voi, per necessità o semplicità, essi si presentano con più bagagli che per un coast to coast. Perché quando vengono in visita si portano da casa lenzuola, cuscini e coperte - per non disturbare. Sia chiaro che il viceversa, come diceva il mio prof di analisi uno, è generalmente falso. Ossia, voi guardatevi bene dal fare altrettanto. Voi avete fatto il possibile per rassicurarli, dopo un paio di tentativi avete pensato fate un po' come vi pare e vi godete le lavatrici in meno.

Essi recano seco anche tutta una serie di cibarie cui sono abituati e cui non vogliono rischiare di dover rinunciare anche solo per tre giorni. Si tratta soprattutto di (graditi) doni dalla campagna svedese: le uova del contadino, il miele dell'apicoltore, il pane del forno locale. Meno giustificati, ma irrinunciabili: il loro formaggio, il loro burro, il loro caffè preferito, perché sia mai che provino un'altra marca e voi sicuramente comprate quelle sbagliate. La suocera svedese, siccome vuole pulirvi le finestre, viene anche provvista di tutto il materiale, che è ovvio che voi non possedete, anche perché se no le avreste pulite, no? (ehm).

Scoprite che avete serenamente rinunciato al concorrere alla palma di casalinga del secolo (ma quando mai, del resto) e vi godete il fatto che vi pulisca casa senza subirlo come una critica implicita (probabilmente lo è). Passa l'aspirapolvere più volte lei in un giorno che voi in un anno. Voi non muoverete un dito per dissuaderla, o per sostituirvi a lei nell'operazione. La lasciate decidere come apparecchiare, e cosa mangiare, perché certe piccolezze sembrano rivestire un'importanza notevole e voi non ci arrivate nemmeno se vi sforzate.

Bisogna anche ammettere questo: se anche vi tirasse delle fracciatine, esse vi passerebbero parecchio sopra la testa: parla una lingua di cui vi sfuggono ancora le sfumature (ed è un buon venti cm più alta di voi). E voi benedite l'ignoranza, tanto.

La suocera nordica del resto pensa che suo figlio non vi meriti e vi chiede regolarmente e seriamente come facciate a sopportarlo. E se una ha da ridire su un figlio così, è proprio il caso di mettersi l'animo in pace. L'uomo nordico peraltro vi dà il buon esempio di reazione zen poiché riesce a interfacciarsi con i suoi con il mero ausilio di dosi massicce di sarcasmo, e il suo tono resta sempre rigorosamente sotto l'udibile persino in quei frangenti (tipo piastrellare una cucina) che a casa vostra in Italia paiono più puntate del Jerry Springer Show.

Avete smesso di cercar di stabilire se ci sia un modo giusto o sbagliato, vi guardate la famiglia nordica con la stessa fascinazione di un documentario del national geographic e lasciate che tutto faccia il suo corso anche se, molto probabilmente, la famiglia nordica vi osserva contemporaneamente con pari sgomento, chiedendosi con un sopracciglio alzato se per caso voi non siate state cresciute dagli orango.

venerdì 11 ottobre 2013

Ti ho sposato per allegria

La maggior parte dei miei amici con figli, in Svezia, non è sposata, oppure ha deciso di farlo quando i bambini (più d'uno, anche quattro) erano già grandi. Dunque mi ero fatta l'idea che il matrimonio da queste parti non sia il fatto apicale che sembrerebbe essere da noi. Eppure col tempo ho notato che non è proprio così.

Per esempio, mia cognata ha tutto, villa volvo e vovve, che tradotto significa: casa con giardino, auto famigliare e cane. Ad essere puntigliosi, lei ha una bambina ma non il cane, ma rientra comunque nello stereotipo della giovane famiglia svedese, che ha messo una crocetta in tutte le caselle. Tutte tranne una: il matrimonio. E di questa cosa si cruccia non poco. Non vede l'ora di sposarsi, di cambiar cognome, di poter dire "mio marito" invece che "il mio convivente". Le ho detto: eddai, un figlio lega molto più di un pezzo di carta non credi? Ma a quanto pare, persino qua, a me sfugge qualcosa.

Io non ho mai voluto sposarmi. Lo abbiamo fatto per tante ragioni, tutte più o meno pratiche, e certo anche perché non avevamo nessun motivo per non farlo. E che sia chiaro, son contenta di averlo fatto. Ma senza quelle ragioni pratiche, sono quasi sicura che adesso non sarei sposata. Ma per me non cambiava nulla, non mi sono sentita più legata di quanto non fossi prima, non ho mai pensato che solo sposandosi si hanno responsabilità e impegni. Ho sentito il cambiamento più nello sguardo degli altri che nel mio.

A lungo non sono riuscita a dire "mio marito" e persino adesso, se mi riferisco a lui, cerco di usare il suo nome. A volte però non è possibile, e ho smesso di fare l'idiota e dire "il mio ragazzo" come prima: l'ho fatto all'inizio e ho cominciato a sentirmi stupida, oltretutto era una bugia che poteva causare malintesi.

Ma perché mi schermivo così tanto? Perché non sto a mio agio nella conversazione che segue.

Nei (pochi) mesi in cui preparavamo il matrimonio, quando qualcuno scopriva del progetto e esclamava "Ah ti sposi?" io rispondevo "sì ma niente di serio!" (giuro). come nel film di Aldo Giovanni e Giacomo. E dopo il matrimonio, ogni volta che è venuto fuori che ero sposata sono stata trivellata di richieste di dettagli. Raccontami tutto! Com'eri vestita? dove lo avete fatto? perché non in chiesa? perché non porti l'anello? perché non hai cambiato cognome? devi farmi assolutamente vedere le foto!

Ci siamo sposati a Stoccolma, dove una parente che fa il giudice di pace poteva officiare in svedese e italiano. Abbiamo invitato solo le famiglie.
Abbiamo scelto il ristorante su raccomandazione e il menú su internet - quelli del ristorante non si capacitavano che non volessimo vedere provare testare niente (ok, c'erano 2000 km in mezzo, mi pareva davvero eccessivo farli solo per provare la torta).
Io non porto gioielli di nessun tipo, e men che meno gli anelli (che perderei in due minuti) e dunque non ho nessun brillocco da sfoggiare, e davvero non ci è venuta voglia di prenderci delle fedi. Abbiamo guardato con scarsa convinzione in un paio di negozi per diciamo una mezzoretta scarsa e abbiamo capito che non ce ne importava proprio nulla.
Mi sono truccata e vestita da sola, in 15 minuti. Ho comprato il mio vestito insieme a Danne, in un negozio normale, senza dire nulla alla commessa - e anche quell'attività mi ha preso 15 minuti al massimo. Danne aveva lo stesso vestito del dottorato.
Mia mamma ha insistito per le bomboniere e le ha fatte lei da sola, io le ho viste quel giorno lì. Non abbiamo concordato con il giudice nessuna lettura, nessun voto speciale.
Il "rito" è stato improvvisato nel giardino del ristorante, sotto un albero che aveva intorno una siepa circolare, e guardava un lago. Lei, il giudice, ha letto una poesia scelta da lei, di Gibran, che per quanto abusata si adattava alla perfezione a tutto quello in cui credo. Ed è stata una sorpresa, mi son trovata con gli occhi lucidi. Tutto è durato al massimo dieci minuti.

Non ho mai avuto illusione che quello fosse "il giorno più bello". È stato però un giorno molto bello.
E siccome non avevamo pianificato nulla, quel rito improvvisato sotto il melo per me è stata una meravigliosa sorpresa, mi è piaciuto molto. È stato decisamente il mio matrimonio.
Solo che non mi va di vedere gli sguardi delusi e un po' di commiserazione...ma come, niente brillante? niente strascico? nientte bouquet? Quindi racconto il meno possibile.

Sono uscita con le amiche svedesi di mia cognata, mai viste prima, e anche lì la notizia che fossi l'unica sposata ha suscitato un'ondata di domande. Ho detto loro, ridendo "mi sono sposata per le tasse!" e poi, in tutta sincerità, che non vale la pena farmi raccontare, che ne rimarrebbero deluse!  Trust me, you do not wanna know.Lo stesso mi capita con le ragazze al corso di svedese. Sposarmi mi ha semplificato la procedura di immigrazione - che non è affatto così facile come si pensa - e quindi lo capisco se la cosa desta attentezione. Però non è solo quello: c'è un immediato precipitarsi a fare calcoli. Quanti anni posso avere? si chiedono - e quando viene fuori sento i sospiri di sollievo ovunque: Ah ma allora è più vecchia di noi, phew, c'è tempo!

Infine, la questione anelli è quella che mi fa più fatica discutere. Mi attira incomprensione già il fatto del tutto personale che io detesti portare anelli in generale - e mi si tenta di convincere che con un po' di impegno e di pratica avrei imparato a portare la fede. Come gli uomini, mi dicono: anche loro vanno abituati! Ed infatti, pare ancora più incomprensibile che io sia tranquilla all'idea che mio marito vada in giro senza portare traccia del mio possesso. (Peraltro, è risaputo che gli uomini con la fede rimorchiano meglio, perché a quanto pare una donna vedendo l'anello pensa: se questo qua è riuscito a farsi sposare qualcosa di buono ce l'ha. Stesso concetto del papà dei giardinetti. Brrrr)

On Marriage                                                                       Kahlil Gibran

 

You were born together, and together you shall be forevermore.
You shall be together when the white wings of death scatter your days.
Ay, you shall be together even in the silent memory of God.
But let there be spaces in your togetherness,
And let the winds of the heavens dance between you.


Love one another, but make not a bond of love:
Let it rather be a moving sea between the shores of your souls.
Fill each other's cup but drink not from one cup.
Give one another of your bread but eat not from the same loaf
Sing and dance together and be joyous, but let each one of you be alone,
Even as the strings of a lute are alone though they quiver with the same music.


Give your hearts, but not into each other's keeping.
For only the hand of Life can contain your hearts.
And stand together yet not too near together:
For the pillars of the temple stand apart,
And the oak tree and the cypress grow not in each other's shadow.