Per esempio, mia cognata ha tutto, villa volvo e vovve, che tradotto significa: casa con giardino, auto famigliare e cane. Ad essere puntigliosi, lei ha una bambina ma non il cane, ma rientra comunque nello stereotipo della giovane famiglia svedese, che ha messo una crocetta in tutte le caselle. Tutte tranne una: il matrimonio. E di questa cosa si cruccia non poco. Non vede l'ora di sposarsi, di cambiar cognome, di poter dire "mio marito" invece che "il mio convivente". Le ho detto: eddai, un figlio lega molto più di un pezzo di carta non credi? Ma a quanto pare, persino qua, a me sfugge qualcosa.
Io non ho mai voluto sposarmi. Lo abbiamo fatto per tante ragioni, tutte più o meno pratiche, e certo anche perché non avevamo nessun motivo per non farlo. E che sia chiaro, son contenta di averlo fatto. Ma senza quelle ragioni pratiche, sono quasi sicura che adesso non sarei sposata. Ma per me non cambiava nulla, non mi sono sentita più legata di quanto non fossi prima, non ho mai pensato che solo sposandosi si hanno responsabilità e impegni. Ho sentito il cambiamento più nello sguardo degli altri che nel mio.
A lungo non sono riuscita a dire "mio marito" e persino adesso, se mi riferisco a lui, cerco di usare il suo nome. A volte però non è possibile, e ho smesso di fare l'idiota e dire "il mio ragazzo" come prima: l'ho fatto all'inizio e ho cominciato a sentirmi stupida, oltretutto era una bugia che poteva causare malintesi.
Ma perché mi schermivo così tanto? Perché non sto a mio agio nella conversazione che segue.
Nei (pochi) mesi in cui preparavamo il matrimonio, quando qualcuno scopriva del progetto e esclamava "Ah ti sposi?" io rispondevo "sì ma niente di serio!" (giuro). come nel film di Aldo Giovanni e Giacomo. E dopo il matrimonio, ogni volta che è venuto fuori che ero sposata sono stata trivellata di richieste di dettagli. Raccontami tutto! Com'eri vestita? dove lo avete fatto? perché non in chiesa? perché non porti l'anello? perché non hai cambiato cognome? devi farmi assolutamente vedere le foto!
Ci siamo sposati a Stoccolma, dove una parente che fa il giudice di pace poteva officiare in svedese e italiano. Abbiamo invitato solo le famiglie.
Abbiamo scelto il ristorante su raccomandazione e il menú su internet - quelli del ristorante non si capacitavano che non volessimo vedere provare testare niente (ok, c'erano 2000 km in mezzo, mi pareva davvero eccessivo farli solo per provare la torta).
Io non porto gioielli di nessun tipo, e men che meno gli anelli (che perderei in due minuti) e dunque non ho nessun brillocco da sfoggiare, e davvero non ci è venuta voglia di prenderci delle fedi. Abbiamo guardato con scarsa convinzione in un paio di negozi per diciamo una mezzoretta scarsa e abbiamo capito che non ce ne importava proprio nulla.
Mi sono truccata e vestita da sola, in 15 minuti. Ho comprato il mio vestito insieme a Danne, in un negozio normale, senza dire nulla alla commessa - e anche quell'attività mi ha preso 15 minuti al massimo. Danne aveva lo stesso vestito del dottorato.
Mia mamma ha insistito per le bomboniere e le ha fatte lei da sola, io le ho viste quel giorno lì. Non abbiamo concordato con il giudice nessuna lettura, nessun voto speciale.
Il "rito" è stato improvvisato nel giardino del ristorante, sotto un albero che aveva intorno una siepa circolare, e guardava un lago. Lei, il giudice, ha letto una poesia scelta da lei, di Gibran, che per quanto abusata si adattava alla perfezione a tutto quello in cui credo. Ed è stata una sorpresa, mi son trovata con gli occhi lucidi. Tutto è durato al massimo dieci minuti.
Non ho mai avuto illusione che quello fosse "il giorno più bello". È stato però un giorno molto bello.
E siccome non avevamo pianificato nulla, quel rito improvvisato sotto il melo per me è stata una meravigliosa sorpresa, mi è piaciuto molto. È stato decisamente il mio matrimonio.
Solo che non mi va di vedere gli sguardi delusi e un po' di commiserazione...ma come, niente brillante? niente strascico? nientte bouquet? Quindi racconto il meno possibile.
Sono uscita con le amiche svedesi di mia cognata, mai viste prima, e anche lì la notizia che fossi l'unica sposata ha suscitato un'ondata di domande. Ho detto loro, ridendo "mi sono sposata per le tasse!" e poi, in tutta sincerità, che non vale la pena farmi raccontare, che ne rimarrebbero deluse! Trust me, you do not wanna know.Lo stesso mi capita con le ragazze al corso di svedese. Sposarmi mi ha semplificato la procedura di immigrazione - che non è affatto così facile come si pensa - e quindi lo capisco se la cosa desta attentezione. Però non è solo quello: c'è un immediato precipitarsi a fare calcoli. Quanti anni posso avere? si chiedono - e quando viene fuori sento i sospiri di sollievo ovunque: Ah ma allora è più vecchia di noi, phew, c'è tempo!
Infine, la questione anelli è quella che mi fa più fatica discutere. Mi attira incomprensione già il fatto del tutto personale che io detesti portare anelli in generale - e mi si tenta di convincere che con un po' di impegno e di pratica avrei imparato a portare la fede. Come gli uomini, mi dicono: anche loro vanno abituati! Ed infatti, pare ancora più incomprensibile che io sia tranquilla all'idea che mio marito vada in giro senza portare traccia del mio possesso. (Peraltro, è risaputo che gli uomini con la fede rimorchiano meglio, perché a quanto pare una donna vedendo l'anello pensa: se questo qua è riuscito a farsi sposare qualcosa di buono ce l'ha. Stesso concetto del papà dei giardinetti. Brrrr)
On Marriage Kahlil Gibran
You were born together, and together you shall be forevermore.
You shall be together when the white wings of death scatter your days.
Ay, you shall be together even in the silent memory of God.
But let there be spaces in your togetherness,
And let the winds of the heavens dance between you.
Love one another, but make not a bond of love:
Let it rather be a moving sea between the shores of your souls.
Fill each other's cup but drink not from one cup.
Give one another of your bread but eat not from the same loaf
Sing and dance together and be joyous, but let each one of you be alone,
Even as the strings of a lute are alone though they quiver with the same music.
Give your hearts, but not into each other's keeping.
For only the hand of Life can contain your hearts.
And stand together yet not too near together:
For the pillars of the temple stand apart,
And the oak tree and the cypress grow not in each other's shadow.
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