E così, eccomi qua, seduta al tavolo della mia nuova cucina svedese, circondata da scatoloni e gatti disorientati. Davanti a me, un'enorme finestra su un parco, bambini che vociano e cani, e più in là qualcuno steso a prendere il sole in bikini. Quando l'estate arriva, qui in Svezia, va colta al volo, si esce con già il costume sotto e ci si accaparra il primo fazzoletto verde appena si hanno due minuti. Ieri sera mi aggiravo per l'appartamento - un campo di battaglia - verso le undici di sera, e fuori pareva pieno giorno. Come nella canzone dei Roxette. Non che fosse la prima volta, per me, ma è la prima volta che mi capita e non siamo in vacanza. Stamani la sveglia, almeno per Danne, era alle sei e dunque non era il caso di star fuori a godersi questi cieli strani fino a mezzanotte. E poi i gabbiani. Volano sui tetti qua fuori e lanciano le loro grida acute e mi fanno irrimediabilmente pensare al mare, alle vacanze. Sentirli mi rende immediatamente felice. E poi, essendo disoccupata, è un po' come se fossi in vacanza, e godiamocela un po' no?
Stanotte dormirò da mia cognata, per non lasciarla sola con la bambina per la prima volta nella casa nuova - il marito è in viaggio per lavoro. Abitano a tre chilometri da noi. Tre chilometri, non più 1300. Fa proprio strano, dopo tanti anni insieme, ritrovarsi per la prima volta immersi in questa vita famigliare, di favori chiesti e dati nello spazio di una telefonata, di possibili cene improvvisate, passeggiate e caffé non pianificati.
E poi c'è questo appartamento da restaurare, un appartamento mio, per la prima volta. Lo guardo e provo a dire: casa. Ieri mi sono sorpresa a dire "casa" intendendo il posto in Germania dove mercoledì tornerò per l'ultima volta, a pulire e consegnare le chiavi, riprendermi la mia vecchia macchina e riportarla in Italia. A casa, anche quella, se parlo con mia madre. Che concetto evanescente. E poi penso: radici. Chissà se ricrescono. Chissà se sono autorizzata a metterle qui, proprio qui, in questa cucina con la grande finestra, il parco, i gabbiani. Secondo me anche i gatti se lo stanno chiedendo, zampettando circospetti per le stanze deficitarie di divani e letti. Chissà se in questa casa che per la prima volta sulla carta mi appartiene, potrò cercare di quietare il mio senso di inappartenenza. Do I belong here? Se solo sapessi rispondere.