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giovedì 8 marzo 2018

A destejer mi regreso

Tengo la calma quel no dice nada
Febbraio mi ha abbattuta fisicamente a colpi di violente influenze, e raffreddori, e faringiti. Febbraio è stata la debacle del corpo, un periodo di mera sopravvivenza. Non ne siamo nemmeno del tutto fuori - nevica tantissimo, quest'anno, siamo in un inverno che pare eterno, un inverno che però è scintillante di luce. Eppure, in questo corpo flagellato dai virus e alle prese con esami universitari irrimediabilmente compromessi dal tempo perduto dietro ai malanni, c'è un insolito sangue freddo. Una incredibile quiete.

Aunque las nube se alejen 
Chissà se sto imparando a vivere, ad accettare quel che ho dentro e quel che ho fuori. Mi verrebbe da dire quasi che sto imparando a essere felice quando sono felice, che non è poco. Penso che se potessi fermare il tempo lo fermerei oggi, nonostante tutto - la fatica, l'inverno, i bacilli. Lo fermerei nelle chiacchierate che faccio con mia figlia, nel suo fiume di parole sconnesse e nelle risate che ci porta, negli abbracci impetuosi, nei baci umidi, nella palla di neve portata a casa come un tesoro e che resta a sciogliersi nel lavandino. Lo fermerei sul pendio innevato dal quale ci lanciamo insieme con la slitta, sul suo viso paonazzo nell'aria gelida, nella tazza di cioccolata fredda che vuole al rientro in casa. Lo fermerei nei suoi capelli pazzi, nei suoi occhi tondi, nei suoi gesti sorprendenti - lei che svuota e riempie la lavastoviglie, che disegna minuti incredibili dettagli, che colora dentro ai bordi e poi dice "vedi mamma, coloro piano!" - lo fermerei pure in quelle sere che torna così distrutta da scuola che si addormenta sul pianerottolo mentre armeggio con la serratura. Lo fermerei perché lo so che poi non torna, ma lo fermerei soprattutto perché io oggi mi sento in grado di apprezzare tutto quanto, ed è cosa nuova, e chissà se un giorno l'incantesimo può finire.

Soy quien protege la noce cansada
Lo fermerei anche perché adesso dormo. Al netto delle notti squassate dalla tosse - mia o altrui - pare che la mia insonnia perenne abbia mollato la presa. C'è un'intera routine di piccoli gesti che seguo come un piccolo rituale - piccoli gesti di cura e di coraggio - e che forse aiuta. Mangiare ogni 4 ore al massimo. Fare un po' di moto ogni giorno. Mettermi lo smalto, pure se ho le unghie corte. Smaltire burocrazie e incombenze non appena si presentano. Mettermi la crema idratante. Sulla mia agenda ogni tanto scrivo le cose che mi sono costate fatica o sofferenza e che ho fatto lo stesso, che non ho rimandato o evitato. Venerdì, dopo una specie di prova orale a scuola, ho scritto: è andata male ma sono sopravvissuta. E ho dormito.

Quiero que nunca cierre la cicatriz
Vorrei, se proprio non posso fermarlo, almeno saperlo raccontare, il tempo. Anche saper raccontare quel che è stato, questi ultimi mesi tanto duri quanto importanti, e questa rinascita che pare germogliare sotto la neve come i crochi nell'aiuola qua fuori. Vorrei saperlo dire, quello che è stato, e i passi che faccio, l'aiuto che ho chiesto e che ho avuto e più di tutto l'aiuto che riesco a darmi, e chi lo avrebbe mai detto.
















domenica 14 gennaio 2018

It's an act of self-care, to be brave

In svedese c'è un espressione, "under is", sotto il ghiaccio, che si usa per descrivere come talvolta ci si sente intrappolati e schiacciati preda del panico, come qualcuno che si trovi a cercare di riemergere dall'acqua di un lago quando la superficie è coperta da uno spesso strato di ghiaccio. Così stavo, a dicembre. Annaspavo, e mi sentivo morire. Ogni giorno le mie energie diminuivano, io ero costretta ad annaspare più forte, eppure non c'era nessun modo di migliorare la situazione se non, appunto, riemergere. E per riemergere c'era solo da aspettare che la scuola chiudesse per le vacanze di natale e con essa il mio primo tirocinio da insegnante.

Un'altra espressione svedese invece è "gå in i väggen", andare contro al muro, ed è usata per descrivere il burn-out. Avendone sofferto in passato, avrei dovuto sapere che ero a forte rischio in una situazione come questa - chi più chi meno, nella mia classe, eravamo tutti esauriti alla fine del tirocinio - ma non ho saputo prevenire. E così mi sono trovata a mostrare tutti i tipici sintomi: perdita della memoria a corto tempo, confusione, incapacità di "spegnermi" e dormire, ansia. In poche settimane ho preso 5 volte il tram sbagliato, mi sono trovata alla cassa del super senza i soldi, ho dimenticato scadenze, ho dimenticato incombenze per mia figlia, mi sono trovata a piangere senza nessuna ragione apparente di fronte ed un numero imbarazzante di persone. Ho cercato aiuto, ma ci sono situazioni in cui oggettivamente non ne si può trovare. L'unica soluzione immediata sarebbe stata mollare.

Ogni tanto dovrai pur dartela una pacca sulla spalla, mi dicono incredule le persone che ho intorno, e cercheremo di lavorarci, come su tanto altro. Da fuori però non tutti hanno elementi sufficienti per comprendere davvero che tipo di problemi stessi attraversando - ci sono così tanti dettagli che necessitano di tante spiegazioni e chi ne ha il tempo, le forze, la voglia?  C'è chi ti dice: ma chiamami se vuoi parlare e sfogarti! ma se non sentivo di avere nemmeno il tempo per banali, basilari, attività di cura del corpo, se lavoravo anche tutti i weekend e tutte le sere e il resto erano la casa e la bambina?

Girovagando su internet mi sono imbattuta nel canale youtube di una delle mie scrittrici preferite, Marian Keyes, che io difenderò sempre strenuamente da ogni accusa di essere una scrittrice per donnette ed è anche, incidentalmente, un'ex-alcolista che combatte spesso con la depressione. Ricca, di successo, amatissima, con una bella famiglia, nemmeno lei trova sia sempre tanto facile darsi una pacca sulle spalle. E nel suo saluto all'anno nuovo dice che ce la metterà tutta per scrivere il suo prossimo libro perché "ci si sente meglio con se stessi, quando si è coraggiosi e produttivi".

 Per tanti suonerà ovvio, che sia meglio darsi da fare che non. Chi non conosce quanto negativa può essere l'ombra nera che alberga talvolta dentro alcuni noi, non troverà in questa frase nulla di speciale. Ma a noi, che tendiamo a cercare conferme fuori di noi perché non ne troveremo mai dentro, fa bene talvolta ricordare che ci si vuole più bene dopo che si è fatto quello che ci spaventa.