Nel mio prontuario di frasi svedesi, tra le prime frasi ho trovato
Bär min väska!
ossia Carry my bag!
così, all'imperativo.
La cosa mi ha fatto sorridere. Immagino, anche se non ne ho le prove, che una frase come questa, così all'imperativo, non si troverebbe mai tra le prime dieci di un prontuario di italiano. Invece, avendo a che fare da anni con uno svedese (o un cavaliere del nord, come li descriveva ironicamente una mia amica sposata a un finlandese), questa frase mi è apparsa subito utilissima.
Come constatano tutte le italiane che soggiornano da queste parti, gli svedesi di solito non sono tipi da gran gesti di cavalleria. Secondo me c'è come senso di pudore nell'offrire un aiuto che può essere non richiesto o risultare quasi offensivo, e forse per questo non aprono porte o spontaneamente si offrono di portar le borse a qualcuno. Non tutti ovviamente, eh, qui si generalizza impunemente.
Io non sono mai stata sensibile ai gesti romantici, per vari motivi, e dunque la mancanza di certe attenzioni non è stata per me un "turn off". Anzi, il più delle volte, quando ho a che fare con gli italiani (o chiunque altro) che si fanno un punto di onore di certi gesti, mi trovo abbastanza in imbarazzo. Quante volte mi sono trovata a scontrarmi davanti ad una porta, non riuscendo mai a predirre se il mio accompagnatore mi avrebbe lasciato passare per prima o no? perché non lo fanno tutti o non lo fanno sempre, e quindi devo sempre pensare un po' al da farsi. Preferirei semplicemente lasciar passare chi è più vicino, ecco, la mia vita sarebbe più facile.
Deve essere per questo che ho sposato uno svedese. Le croniche mancanze di galanteria di mio marito non mi hanno mai disturbata, mi hanno solo offerto spunti di osservazione. Ci ho riso molto su, ecco.
Semplicemente, ogni volta che la mia borsa o valigia si è dimostrata troppo pesante, gli ho chiesto di portarla.
Proprio così, all'imperativo.
Ogni volta che ho chiesto aiuto l'ho ricevuto subito, e senza commenti, battutine o altro.
Ogni volta che gli ho intimato di portare la mia valigia, lui l'ha semplicemente presa dalle mie mani.
Ieri, la mia insegnante di svedese, ci ha spiegato che spesso qui al ristorante ognuno paga per sé. Capita spesso anche durante gli appuntamenti, non solo tra amici. Sapendo che veniamo da altre culture, ha immaginato che la cosa potesse stupirci
(Non me, venendo dalla Germania...mi scusassero i germanofili ma non ho mai incontrato tanti taccagni come là. Mi è capitato di essere invitata ad un barbeque in Germania: alla mia
domanda di rito "posso portare qualcosa?" mi hanno risposto "un'insalata
di pasta!" (sorvoliamo) Io ho portato quella e una bottiglia di vino.
Ad un certo punto mi hanno chiesto dove fosse la mia carne. Ognuno, era
implicito, se la doveva portar da sé, e mangiar la sua. Ecco qui non mi
pare si tratti di cavalleria o meno, ma proprio di tirchieria.)
Non per questo dobbiamo uniformarci, si è raccomandata poi la mia insegnate. Continuate a fare come vi viene naturale! Lei, per esempio, figlia di diplomatici francesi, si è sempre comportata in altro modo, offrendo volentieri alle amiche, e non ricevendo quasi mai indietro lo stesso trattamento (sigh).
E poi ha detto: forse perché non sono femminista, ma non avrei mai accettato un secondo appuntamento con uno che non facesse almeno il gesto di offrire al primo invito.
E poi ha aggiunto: infatti ho sposato un polacco!
Mi stupisco sempre tanto di quante ragazze incontro qua col mito del cavaliere, mentre io sono, secondo loro, tra le masochiste che lo evitano. Sarà come per i capelli lisci o ricci, che si vuole sempre quel che non si ha?
Del resto devo essere d'accordo con il fatto che se qualcuno mi invita a cena in un posto scelto da lui/lei dovrebbe almeno fare il gesto di offrire. Ma non è questione di maschilismo o femminismo. Se invece si assume che in una relazione uomo-donna, le spese siano tutte a senso unico, beh. mi pare un altro paio di maniche. Sarà che non ho capito nulla del mondo e della vita.
E c'è un'altra cosa. Qui ci si schermisce più che in italia dalla definizione di femminismo. Ed è tutto dire, perché pure in italia un po' ci si sente in dovere di mettere le mani avanti e dire "non per essere femminista, però...". Qui le femministe sono un po' più estremiste e intolleranti e di certo con loro sento di aver poco a che spartire. Per esempio quando definiscono gli uomini "potenziali stupratori" o mettono su un casino per avere il diritto di stare in topless nei parchi cittadini. Però ecco, io vorrei potermi definire femminista, perché i diritti delle donne che qui paiono tanto scontati, scontati non lo sono per niente, nemmeno in altri paesi europei. Oppure lo sono sulla carta. E per questo vorrei che le donne di qua non considerassero la cavalleria come la fantastica figata che credono, solo perché pare loro esotica e interessante, dal sicuro della loro esistenza scandinava. La cavalleria è la copertina luccicante della discriminazione. E se devo scegliere, preferisco tenermi saldi i diritti e aprirmi la porta da sola.
E se serve, chiedo aiuto, e l'ottengo. Perché questo fanno gli esseri umani degni di questo nome.
E dico grazie.
Ma se non serve, sono ben felice di far da me.