Qualche tempo fa eravamo da amici che hanno tre figli tra 0 e 6 anni. La cena fu come minimo complicata: non credo che noi adulti siamo riusciti ad essere tutti contemporaneamente seduti a tavola più di trenta secondi di fila. Quando il caos pareva essersi leggermente placato, ho pensato di raccontare loro che, per lo meno in Italia, i bambini nordici godono della fama di essere particolarmente buoni, silenziosi ed obbedienti. Hanno molto riso.
Secondo me, i bambini di nessun paese, qualsiasi sia lo stile educativo, possono essere esenti dal tantrum, dai capricci, e da certe fasi che sono legate strettamente allo sviluppo neurologico. La mia modesta opinione è che i bambini nordici si guadagnino la nomea di quieti e silenziosi soprattutto in contesti turistici e vacanzieri, nei quali si trovino a confronto coi loro coetanei più meridionali. E in quei contesti, essi spiccheranno per calma e silenziosità esattamente come i loro genitori spiccheranno per la stessa ragione. Secondo me, i bambini nordici urlano meno non perché siano geneticamente modificati, e nemmeno perché siano stati "disciplinati", ma perché, banalmente, i loro genitori urlano meno. La loro televisione urla meno. La società urla meno. Il rumore di fondo in Svezia è più basso. È come un ristorante semivuoto, dove la gente ai tavoli parla a voce bassa: se la sala si riempie, ecco che tutti piano piano alzeranno il tono.
Poi però ci sono altri fattori che forse concorrono. Il modello educativo diffuso qua, che mette "il bambino al centro", forse non è direttamente responsabile di bambini "più educati" - per lo meno non se lo si considera, come fanno molti dei detrattori, come un metodo educativo nel senso di strettamente disciplinare. Qui in effetti c'è tolleranza zero verso le punizioni corporali anche leggere e persino verso i toni troppo aggressivi. Niente scapaccioni né urlatacce, quindi - Però forse questa visione è responsabile di come la società e l'ambiente sono progettati, con al centro le esigenze dei piccoli e delle loro famiglie, e questo forse contribuisce ad un approccio in generale più paziente e rilassato verso i bambini.
Lo si vede per esempio nel fatto che ogni cento metri ci sia un parco giochi, e che ogni giorno, con qualunque tempo meteorologico, i bambini stiano fuori un paio d'ore a correre, arrampicarsi, scavare nella sabbia, tuffarsi nelle pozzanghere e rotolarsi nel fango e nella neve. Senza che nessuno dica loro di stare attenti, o di non sporcarsi, o di non sudare: ci sono vestiti apposta per ogni evenienza. Qualche tempo fa, un pomeriggio di pioggia, dovevo badare a mia nipote, una bambina iperenergetica e non certamente ubbidiente. Lei subito mi chiese di portarla fuori. La mia risposta istintiva, lo ammetto, sarebbe stata: "Ma col cavolo!". Le feci notare che fuori pioveva, al che lei rispose supplicante: "Ma poooco!". Uscimmo quindi, ben attrezzate contro gli elementi, e al rientro il pomeriggio filò via liscio. Magari i bambini più facilmente sfogano così energie che altrimenti magari finirebbero scaricate altrove? Del resto dai loro genitori, che fanno molto sport e usano in media poco la macchina, imparano forse ad essere meno lamentosi verso fatica e maltempo.
E insomma, i bambini sono gli stessi ovunque nel mondo. Sotto una certa età, secondo me, sono completamente indistinguibili. Dopo magari entra in gioco l'ambiente ma, ed è questo il succo della mia riflessione, forse più nel senso dell'esempio che dà che in quello delle regole (o delle sberle) che rifila.
Perché si sa, i bambini fanno come facciamo noi, non come diciamo loro.