Il dolore non se ne va, nonostante il tutore. Il breve miglioramento era solo dovuto alla presenza prolungata della suocera, che mi sollevava dalle operazioni più dannose. E si ricomincia il giro: magari passa - aspetta ancora un po' - magari domani chiamo - ma che mai mi potranno dire di diverso?- che mi possono dare? - ad libitum. Tanto alla fine lo sappiamo bene che passerà solo quando smetterò di sforzarlo. Ossia quando mia figlia diventerà semovente e autopulente.
Pause all'orizzonte però non se ne vedono. Al momento la mia condizione di mamma disoccupata è molto limitante. Per l'ufficio disoccupazione non posso figurare come "jobseeker" perché non potrei mai accettare di cominciare a lavorare l'indomani. Questo perché a Danne occorrerebbero due mesi di anticipo per fissare il congedo parentale per darmi il cambio a casa. Non posso cominciare l'università nemmeno a questo giro perché il semestre comincia a gennaio ma Kiki non avrà diritto all'asilo prima di febbraio, quando compie un anno. In Svezia non esiste modo di portare i bambini al nido prima del compimento dei 12 mesi. Non è proprio consentito. Non è questione di nidi pubblici o privati, è uguale. La stessa cosa avviene se per esempio prendete un part-time diciamo all'80%: per quel 20% in cui non lavorate il bambino sta a casa con voi, non può andare all'asilo. Non solo: se si è disoccupate (forse in Italia diremmo casalinghe, chissà) si ha diritto solo a mandare i figli all'asilo dal martedì al giovedì. Idem per il figlio maggiore nel caso siate in congedo parentale per il minore.
E si diceva di chiedere aiuto. Gretel, la mia amica olandese, non si è accontentata delle mie vaghe risposte alle regolari offerte di aiuto di lei e delle altre del bookclub. Mi ha costretta a fissare un giorno in cui lei potesse venire a trovarmi - lei che ha una vita così cool, che è così giovane, che fa un sacco di attività, volontariato, università e due lavori part-time, sport e viaggi esotici e deve sicuramente vedermi come una povera sfigata. Ed è venuta armata di dolcetti alla cannella e di un sacco di determinazione, si è sostituita con grazia a me in tutte quelle operazioni che avrebbero sforzato il mio polso, senza che avessi bisogno di dirle niente. E poi già che c'era si è anche adoperata a perché facessi una domanda di lavoro, donando una sferzata di autostima a me che non ricordo più nemmeno se ne ho mai avuta una e com'era alzarsi la mattina e sentirsi qualcuno.
Infine lunedì, dopo troppe volte che davo loro buca causa dolore e difficoltà varie, il mio bookclub si trasferisce a casa mia. Porteranno pure tutto l'occorrente per una fika leggendaria e non mi permetteranno di fare nulla, hanno stabilito. Ed io mi chiedo commossa come mai farò a sdebitarmi con loro, se nemmeno ho mai concesso loro troppo a cuor leggero il ruolo di mia rete di salvataggio. Come mai sono diventata così, quando è successo?
Dunque con una certa tristezza penso a Crudelia che se è andata da questo gruppo perché al confronto loro e delle loro vite così piene di successi si sentiva una sfigata - non a caso, mi concederete, con me è rimasta in contatto, invece - e non sopportava più di sottoporsi a questo impietoso confronto, di certe conversazioni in cui tutti hanno qualcosa di fantastico da raccontare e tu solo i tuoi insuccessi. Ha pensato di risparmiarsi un dolore, e io l'ho capita e la capisco, perché era lo stesso mio. E invece ha solo perso delle amiche che l'avrebbero aiutata in ogni modo possibile. Ed io stavo per fare esattamente la stessa cosa.
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sabato 10 ottobre 2015
giovedì 23 aprile 2015
23 aprile
Il mio primo libro è stato Il giornalino di Gian Burrasca. Era l'estate tra la terza e la quarta elementare - tardi, tutto sommato. Eppure la mia carriera di lettrice ci avrebbe messo ancora un anno a partire sul serio. Fu con Speciale Violante di Bianca Pitzorno che leggere divenne un bisogno quasi fisico. Faceva parte di una collana Mondadori, si chiamava "Gaia Junior" e per comprarli spendevo tutti i miei soldi - costavano un botto. Li allineavo poi sulla mia mensola, quella strappata coi denti facendo posto tra i libri dei miei. A casa mia librerie e mensole coi libri stavano ovunque, pure in garage, in pratica ogni cm di muro veniva usato e, quando son finiti, i miei hanno semplicemente comprato un'altra casa. Per dire.
Ogni volta che avevo i soldi per comprarne uno nuovo passavo ore ed ore in libreria per sceglierlo, e la scelta era sempre un'agonia. Poi lo leggevo tipo in due giorni, volando tra le righe, come fosse un sacchetto di dolci - io pure coi dolci non avevo misura. Ero una binge-reader, già allora. Poi, quando il libro era finito mi spiaceva tantissimo. E allora lo rileggevo. Quei libri li sapevo a memoria alla fine. E per anni ho avuto questa abitudine: ogni sera prima di andare a letto. quando non avevo un libro iniziato, ne sceglievo uno dalla mia mensola, lo aprivo ad una pagina a caso e ripartivo a leggere da lì.
Ovviamente non mi servivano tanti soldi per leggere, con una casa piena di libri, ed ho letto tantissimi classici che trovavo in giro. Inoltre feci allora la mia prima tessera della biblioteca. La biblioteca dei Ragazzi del mio paese era una stanzuccia piantonata da un obiettore di coscienza che aveva l'aria di annoiarsi a morte, ma meglio di niente.
La Pitzorno è stata in assoluto la voce narrante della mia pre-adolescenza. Avendola scoperta tardi, lessi allora persino i suoi libri pensati per i più piccoli. Mi è tornato in mente questo ricordo vivissimo: un sabato d'inverno della mia prima media ero riuscita a procurarmi La bambina col falcone. Pioveva ed era uno dei primi giorni di freddo ed io pensai tornando a casa da scuola: che bello, oggi mi metto in poltrona e lo leggo! (Mi ricordo persino che maglione avevo, accoccolata nella poltrona).
Li ho amati tutti i suoi libri, ma Speciale Violante fu qualcosa di diverso: mi fece cominciare a scrivere. Avrei dato chissà cosa per essere una delle protagoniste, entrare proprio dentro al libro. Purtroppo la mia vita si ostinava a svolgersi pigramente nel mio minuscolo e noiosissimo paesello, e dunque l'unico modo per averne un'altra era scriverla. Di recente mi sono accorta che ho smesso di scrivere racconti quando me ne sono andata di casa e mi son trasferita in Germania. Non avevo più bisogno di inventarmi niente.
Di leggere invece non ho smesso - ho smesso solo di allineare i libri. Ho sempre questo bisogno di tenermi leggera e sa il cielo che gran rogna sia traslocare casse e casse di libri. I libri che avevo accumulato in Germania li ho regalati quasi tutti, ricordandomi quel che mi disse un amico all'università: i libri devono girare! Lui era di quelli che li lasciava sulle panchine. In un hotel in Spagna c'era uno scaffale da cui i turisti potevano attingere lasciando a fine vacanza i libri che non volevano portarsi dietro: lessi tantissimo in quella vacanza! Trasferendomi ho poi riscoperto il piacere della biblioteca (in Germania mi era pressoché preclusa per ragioni linguistiche). Per tutto il resto c'è il kindle: un clic e in due secondi qualsiasi libro che voglio, nella lingua che voglio, è con me, nello spazio di pochi cm e pochi grammi. Il mio scaffale è virtuale ed è sempre con me.
Oggi è stato il grande giorno di #ioleggoperché. Peccato non essere in Italia e poter partecipare un po' di più. Ad ogni modo, sono stata al mio bookclub ieri e oggi in biblioteca con Kiki. Intorno a me erano davvero in tanti a leggere: bambini, teenagers, pensionati, genitori in congedo (le ore son quelle del lavoro). Fuori c'era pure un bel sole e tutta quella gente che sfogliava libri e se li portava sulla terrazza assieme ad una tazza di caffè mi è sembrata una cosa stupenda. C'è speranza per il mondo, Kiki! Le ho detto, sulla via di casa.

Ogni volta che avevo i soldi per comprarne uno nuovo passavo ore ed ore in libreria per sceglierlo, e la scelta era sempre un'agonia. Poi lo leggevo tipo in due giorni, volando tra le righe, come fosse un sacchetto di dolci - io pure coi dolci non avevo misura. Ero una binge-reader, già allora. Poi, quando il libro era finito mi spiaceva tantissimo. E allora lo rileggevo. Quei libri li sapevo a memoria alla fine. E per anni ho avuto questa abitudine: ogni sera prima di andare a letto. quando non avevo un libro iniziato, ne sceglievo uno dalla mia mensola, lo aprivo ad una pagina a caso e ripartivo a leggere da lì.
Ovviamente non mi servivano tanti soldi per leggere, con una casa piena di libri, ed ho letto tantissimi classici che trovavo in giro. Inoltre feci allora la mia prima tessera della biblioteca. La biblioteca dei Ragazzi del mio paese era una stanzuccia piantonata da un obiettore di coscienza che aveva l'aria di annoiarsi a morte, ma meglio di niente.
La Pitzorno è stata in assoluto la voce narrante della mia pre-adolescenza. Avendola scoperta tardi, lessi allora persino i suoi libri pensati per i più piccoli. Mi è tornato in mente questo ricordo vivissimo: un sabato d'inverno della mia prima media ero riuscita a procurarmi La bambina col falcone. Pioveva ed era uno dei primi giorni di freddo ed io pensai tornando a casa da scuola: che bello, oggi mi metto in poltrona e lo leggo! (Mi ricordo persino che maglione avevo, accoccolata nella poltrona).
Li ho amati tutti i suoi libri, ma Speciale Violante fu qualcosa di diverso: mi fece cominciare a scrivere. Avrei dato chissà cosa per essere una delle protagoniste, entrare proprio dentro al libro. Purtroppo la mia vita si ostinava a svolgersi pigramente nel mio minuscolo e noiosissimo paesello, e dunque l'unico modo per averne un'altra era scriverla. Di recente mi sono accorta che ho smesso di scrivere racconti quando me ne sono andata di casa e mi son trasferita in Germania. Non avevo più bisogno di inventarmi niente.
Di leggere invece non ho smesso - ho smesso solo di allineare i libri. Ho sempre questo bisogno di tenermi leggera e sa il cielo che gran rogna sia traslocare casse e casse di libri. I libri che avevo accumulato in Germania li ho regalati quasi tutti, ricordandomi quel che mi disse un amico all'università: i libri devono girare! Lui era di quelli che li lasciava sulle panchine. In un hotel in Spagna c'era uno scaffale da cui i turisti potevano attingere lasciando a fine vacanza i libri che non volevano portarsi dietro: lessi tantissimo in quella vacanza! Trasferendomi ho poi riscoperto il piacere della biblioteca (in Germania mi era pressoché preclusa per ragioni linguistiche). Per tutto il resto c'è il kindle: un clic e in due secondi qualsiasi libro che voglio, nella lingua che voglio, è con me, nello spazio di pochi cm e pochi grammi. Il mio scaffale è virtuale ed è sempre con me.
Oggi è stato il grande giorno di #ioleggoperché. Peccato non essere in Italia e poter partecipare un po' di più. Ad ogni modo, sono stata al mio bookclub ieri e oggi in biblioteca con Kiki. Intorno a me erano davvero in tanti a leggere: bambini, teenagers, pensionati, genitori in congedo (le ore son quelle del lavoro). Fuori c'era pure un bel sole e tutta quella gente che sfogliava libri e se li portava sulla terrazza assieme ad una tazza di caffè mi è sembrata una cosa stupenda. C'è speranza per il mondo, Kiki! Le ho detto, sulla via di casa.
lunedì 20 aprile 2015
#ioleggoperché 10
Quando sono arrivata in città, non conoscevo nessuno. Le prime amicizie sono nate tramite un corso di svedese a pagamento, dove per magia si sono trovate nella stessa classe molte persone con età e storie simili. Per tutti noi la prioritÀ nemero uno era l'integrazione linguistica. A detta di chiunque ci abbia incontrato, è raro vedere persone imparare la lingua svedese con la velocità che noi abbiamo mostrato. Eppure, per quanto alto il livello di un corso, l'integrazione linguistica è altra cosa. E nella spasmodica ricerca di modi sempre nuovi e più efficaci di imparare la lingua, piantare le nostre nuove radici e uscire dalla bolla, ad una di noi, Anna-dai-capelli-rossi, venne in mente di fondare un bookclub.
I membri del nostro bookclub sono per lo più donne, ma c'è stato anche un uomo per un po'. Sono di varie età e nazionalità. Hanno in comune di amare la lettura e di considerarla il miglior mezzo per conoscere un paese. Perché il modo con cui le persone si esprimono e quello che raccontano sono pezzi fondamentali del puzzle. Per questa ragione, la prima ed unica regola del bookclub è che si legge solo letteratura svedese - senza aver nulla contro l'encomiabile opera dei traduttori, qualcosa si perde sempre per strada.
I membri del nostro bookclub sono per lo più donne, ma c'è stato anche un uomo per un po'. Sono di varie età e nazionalità. Hanno in comune di amare la lettura e di considerarla il miglior mezzo per conoscere un paese. Perché il modo con cui le persone si esprimono e quello che raccontano sono pezzi fondamentali del puzzle. Per questa ragione, la prima ed unica regola del bookclub è che si legge solo letteratura svedese - senza aver nulla contro l'encomiabile opera dei traduttori, qualcosa si perde sempre per strada.
E se è vero che leggere è un fantastico modo per imparare una lingua, è vero anche il viceversa: imparare una lingua straniera in più ti rende accessibili nuovi percorsi letterari che magari altrimenti non avresti fatto, o ti sarebbero stati preclusi. Infatti non tuttu i libri vengono tradotti in tutte le lingue, e l'interesse italiano rispetto alla letteratura svedese pare al momento piuttosto limitato al popolarissimo filone giallo.
Il mio bookclub gioca ed ha giocato un ruolo centrale nella mia vita di qua. In un paese dove mi mancavano tutti i riferimenti, sociali e culturali, ha rappresentato un bellissimo modo per non sentirmi sola, e non dico solo in termini pratici, nel senso di aver qualcuno con cui andare a prendere un caffè. I nostri incontri settimanali sono qualcosa di più: leggere insieme, confrontarsi, cercare insieme la risposta alle domande che una pagina scritta può far sorgere. Senza questo ci avremmo messo molto ma molto di più a sentirci a casa.
Il mio bookclub gioca ed ha giocato un ruolo centrale nella mia vita di qua. In un paese dove mi mancavano tutti i riferimenti, sociali e culturali, ha rappresentato un bellissimo modo per non sentirmi sola, e non dico solo in termini pratici, nel senso di aver qualcuno con cui andare a prendere un caffè. I nostri incontri settimanali sono qualcosa di più: leggere insieme, confrontarsi, cercare insieme la risposta alle domande che una pagina scritta può far sorgere. Senza questo ci avremmo messo molto ma molto di più a sentirci a casa.
Oggi, leggendo che l'ultima tornata del gioco di #ioleggoperché organizzato dalla 'povna avrebbe avuto come tema la lettura, ho pensato proprio a noi, alle fantastiche persone che ho conosciuto grazie all'amore per la lettura e ai mondi che mi si sono aperti, sia nella realtà che nella finzione. E ho pensato a "The Jane Austen Book Club". L'ho letto in inglese e dunque mi perdonerete se non ho potuto trovare la citazione in italiano. Non lo trovo un libro imperdibile, al massimo una lettura piacevole, ma vi si parla dei romanzi della Austen, che tanto hanno rappresentato per me (li ho letti circa un miolione di volte l'uno, in entrambe le lingue). Prima di leggere "The Jane Austen Book Club" non avevo mai sentito parlare di circoli di lettura e mi parve allora una idea meravigliosa. Perché ecco, ho sempre letto da sola da ragazzina, preferendo talvolta la compagnia dei libri a quella degli esseri umani, e solo da grande ho scoperto che la lettura non era necessariamente un modo per isolarsi dal mondo, bensì un modo per entrarci meglio dentro.
Ho scelto questo pezzo perché mi fa sorridere la reazione sconvolta che le donne del bookclub hanno quando scoprono che Grigg, l'unico uomo tra loro, non ha letto Orgoglio e Pregiudizio, il romanzo di Jane Austen forse più famoso e amato. Lui poi consiglierà alla protagonista la letteratura di fantascienza, da lei reputata di serie B, ma sulla quale si ricrederà. Mi fa sorridere e mi ricorda di tenere la mente e il cuore aperti, quando si tratta di libri. E mi pare stupenda l'idea della lettura come collante, come terreno di incontro e di comprensione, tra uomini e donne, giovani e vecchi, persone di lingue e nazionalità diverse.
Io leggo perché mi rende una persona migliore, sostanzialmente.

Ho scelto questo pezzo perché mi fa sorridere la reazione sconvolta che le donne del bookclub hanno quando scoprono che Grigg, l'unico uomo tra loro, non ha letto Orgoglio e Pregiudizio, il romanzo di Jane Austen forse più famoso e amato. Lui poi consiglierà alla protagonista la letteratura di fantascienza, da lei reputata di serie B, ma sulla quale si ricrederà. Mi fa sorridere e mi ricorda di tenere la mente e il cuore aperti, quando si tratta di libri. E mi pare stupenda l'idea della lettura come collante, come terreno di incontro e di comprensione, tra uomini e donne, giovani e vecchi, persone di lingue e nazionalità diverse.
Io leggo perché mi rende una persona migliore, sostanzialmente.
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