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martedì 26 settembre 2017

La Carrozzona va avanti da sé

L'unico bambolotto che mia figlia ha, Bebe, glielo ha regalato mia suocera. La reazione di Sissa al bambolotto fu di terrore, onestamente. Col tempo lo ha accettato e forse lo ha identificato con una versione di plastica di se stessa, visto che Bebe ha il ciuccio, ma non è il suo gioco preferito. Vero è che da parte mia non è arrivato nessun incoraggiamento a giocare a far la mamma, visto che preferisco da sempre altri giochi.

Ora mia suocera si è messa in testa che non solo regalerà a Sissa per il prossimo natale un'altra bambola, ma che sarà ben più grande, e che arriverà accompagnato da una carrozzina. In scala praticamente 1:1. Questa:


La conosco già perché a suo tempo la regalò all'altra nipote. È conosciuta in casa come la "Carrozzina della Discordia" perché tutti i bambini che transitano da casa dei miei cognati si accapigliano per averla. Pare che la cugina abbia strillato di gioia per ore quando la ricevette. Mia suocera è ansiosa di replicare, tanto che ha cominciato a luglio a dire che forse era l'ora di comprarne una per Sissa.

E noi abbiamo subito detto no. Capiamoci, si tratta di un trabiccolo enorme e io detesto avere la casa piena di giocattoli che non si possano riporre, e che non trovino posto nella stanza di Sissa. Pure in questo sono a quanto pare molto stramba, visto che tutti quelli che conosco vivono in case dove pare sia scoppiata una bomba. Di giocattoli. Che vi devo dire, io non vedo la ragione di vivere ostaggio di cianfrusaglie, lo spirito di Marie Kondo deve essersi stabilito in un angolo della mia mente (l'unico ordinato presumo) e da lì mi obbliga a chiedere regolarmente a mia figlia: "questo ti da gioia?" con in mano uno dei suoi giochi.

A casa abbiamo già il cavallo a dondolo, il passeggino (piccolo) d Bebe, il triciclo (tutti regali di mia suocera peraltro) e già ho un filo d'ansia Se ora arriva la Carrozzona dovrò per forza eliminare qualcos'altro, e ce la ritroveremo nei posti più impensati con dentro le cose più impensate, tipo un gatto, e con Roomba incastrato sotto. Mia suocera non ha fatto una piega all'idea che altri suoi regali passati venissero eliminati, segno che è proprio motivata all'acquisto - e questo ci ha colto di sorpresa, di solito è molto rispettosa degli spazi altrui ed eravamo sicurissimi che avrebbe capito l'antifona e desistito.

E invece no. Ha insistito: "A Sissa piacerà tantissimo!". E come potrebbe non essere così? La Carrozzona 1) è rosa fucsia 2) ha le ruote 3) ci puoi mettere dentro roba e portarla in giro. Onestamente, mi vengono in mente diverse altre cose che rispondano agli stessi criteri e per le quali Sissa andrebbe certamente in visibilio. Tipo una carriola rosa fucsia. O questa meraviglia qui in foto:

Eppure nessuno pensa di regalargliene una. Quindi perché mai la Carrozzona sì?

"Perché", ha detto mia suocera lasciandoci completamente basiti, è importante! È importante giocare a prendersi cura dei bambini, "è importante per quando ne avrà di suoi, di bambini."

Io non ero presente alla conversazione ma Danne è rimasto completamente basito. Una frase del genere, detta in svedese dove tutto è neutro, non ha necessariamente l'intento di farne una questione di bimbe che giocano a far le mamme...però era inevitabile pensarlo. Voglio dire, se Sissa fosse stata un maschio, mia suocera si sarebbe impuntata a quel modo per regalarle una carrozzina che noi genitori preferiremmo evitare? Avrebbe detto che era importante? Francamente ne dubitiamo, e molto. Che poi, né io né lui abbiamo mai avuto una carrozzina con cui giocare da piccoli, eppure ce la siamo cavata uguale no? Ahem.

Va beh, mancano diversi mesi, contiamo di farla rinsavire.


domenica 10 settembre 2017

oh, oh, oh you're in the army now

Ad ogni venerdì arrivo con la lingua fuori, come se avessi corso la maratona. E comunque non è finita, perché tanto il fine settimana lo passo comunque a studiare.

Studiare quando si ha una famiglia non è una passeggiata. Ci sono i giorni che perdi lezioni per malattie e chiusure anticipate delle scuole, e tu perdi informazioni che ci metterai troppo tempo a recuperare, oppure perdi frequenze obbligatorie che devi recuperare con lavoro extra a casa. Ci sono i giorni che arrivi in ritardo, senza aver mangiato o preso un caffè, perché tua figlia era disperata all'idea di andare a scuola e la mattina si è volatilizzata così, tra le lacrime e il nervoso. Ci sono poi i giorni che tutti gli altri del gruppo vanno fuori a bere per conoscersi meglio e tu ovviamente no, perché non hai tempo, devi recuperare su tutte le altre cose sulle quali sei già indietro e sei già sfinita, una serata alcolica potrebbe essere il colpo di grazia.

Anche studiare da vecchi non è facile. Ti incarti sui conti che un tempo sapevi fare a mente, il gergo matematico sembra essersi infilato in cassetti della memoria dei quali hai perso la chiave, e comunque, nel caso li riaprissi, ci troveresti dentro roba in un'altra lingua.

Ecco, non è nemmeno facile studiare da stranieri, con questa lingua con la quale ti arrangi alla meglio e che tutti gli altri in classe usano con mirabili virtuosismi. E tu parli e li vedi lì, lo sguardo di chi sta facendo uno sforzo extra per capirti, perché non sei chiarissima. E loro parlano, e tu li guardi con quello sguardo lì, perché a te non sono chiarissimi nemmeno loro. E per quello non ti viene mai di alzar la mano.

No, non è facile niente. È interessante, però, a tratti pure molto bello. Per esempio, c'è quell'aria di appartenenza a un'istituzione che io, all'università non ho mai sentito davvero, le mille iniziative, le bandiere, le felpe e le borse e quel modo che ha la città intera di guardarti quando dici che sei uno studente dell'Università Figa. E poi c'è la gente che altrimenti non avrei mai incontrato: quelli che hanno 15 anni meno di me e quelli che ne hanno 15 in più, quelli che nella vita hanno preso mille svolte impreviste e continuano a buttarsi e quelli che hanno ancora davanti una tabula rasa tappezzata di luminose speranze. E saranno un po' loro, un po' il resto, ma un barlume di speranza là in fondo mi pare di vederlo pure io.