In svedese c'è un espressione, "under is", sotto il ghiaccio, che si usa per descrivere come talvolta ci si sente intrappolati e schiacciati preda del panico, come qualcuno che si trovi a cercare di riemergere dall'acqua di un lago quando la superficie è coperta da uno spesso strato di ghiaccio. Così stavo, a dicembre. Annaspavo, e mi sentivo morire. Ogni giorno le mie energie diminuivano, io ero costretta ad annaspare più forte, eppure non c'era nessun modo di migliorare la situazione se non, appunto, riemergere. E per riemergere c'era solo da aspettare che la scuola chiudesse per le vacanze di natale e con essa il mio primo tirocinio da insegnante.
Un'altra espressione svedese invece è "gå in i väggen", andare contro al muro, ed è usata per descrivere il burn-out. Avendone sofferto in passato, avrei dovuto sapere che ero a forte rischio in una situazione come questa - chi più chi meno, nella mia classe, eravamo tutti esauriti alla fine del tirocinio - ma non ho saputo prevenire. E così mi sono trovata a mostrare tutti i tipici sintomi: perdita della memoria a corto tempo, confusione, incapacità di "spegnermi" e dormire, ansia. In poche settimane ho preso 5 volte il tram sbagliato, mi sono trovata alla cassa del super senza i soldi, ho dimenticato scadenze, ho dimenticato incombenze per mia figlia, mi sono trovata a piangere senza nessuna ragione apparente di fronte ed un numero imbarazzante di persone. Ho cercato aiuto, ma ci sono situazioni in cui oggettivamente non ne si può trovare. L'unica soluzione immediata sarebbe stata mollare.
Ogni tanto dovrai pur dartela una pacca sulla spalla, mi dicono incredule le persone che ho intorno, e cercheremo di lavorarci, come su tanto altro. Da fuori però non tutti hanno elementi sufficienti per comprendere davvero che tipo di problemi stessi attraversando - ci sono così tanti dettagli che necessitano di tante spiegazioni e chi ne ha il tempo, le forze, la voglia? C'è chi ti dice: ma chiamami se vuoi parlare e sfogarti! ma se non sentivo di avere nemmeno il tempo per banali, basilari, attività di cura del corpo, se lavoravo anche tutti i weekend e tutte le sere e il resto erano la casa e la bambina?
Girovagando su internet mi sono imbattuta nel canale youtube di una delle mie scrittrici preferite, Marian Keyes, che io difenderò sempre strenuamente da ogni accusa di essere una scrittrice per donnette ed è anche, incidentalmente, un'ex-alcolista che combatte spesso con la depressione. Ricca, di successo, amatissima, con una bella famiglia, nemmeno lei trova sia sempre tanto facile darsi una pacca sulle spalle. E nel suo saluto all'anno nuovo dice che ce la metterà tutta per scrivere il suo prossimo libro perché "ci si sente meglio con se stessi, quando si è coraggiosi e produttivi".
Per tanti suonerà ovvio, che sia meglio darsi da fare che non. Chi non conosce quanto negativa può essere l'ombra nera che alberga talvolta dentro alcuni noi, non troverà in questa frase nulla di speciale. Ma a noi, che tendiamo a cercare conferme fuori di noi perché non ne troveremo mai dentro, fa bene talvolta ricordare che ci si vuole più bene dopo che si è fatto quello che ci spaventa.