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domenica 11 giugno 2017

cambiamenti

Non so come accadano queste cose, un giorno ti svegli e pensi che qualcuno abbia sostituito tua figlia con un esemplare identico all'apparenza ma diverso in tutto il resto.
Un tempo mia figlia si addormentava rigorosamente da sola. Adesso, manco a piangere. E uno di noi a turno dorme con lei per evitare che la notte venga spezzata dal suo pianto strappacuore quando si sveglia e cerca, a tastoni e portandosi dietro due coperte un cuscino enorme un pelouche la lampada di ikea a fantasmino e il ciuccio, di raggiungerci nel nostro letto. Di solito si incaglia in una porta.
Un tempo, mia figlia mangiava quantità impressionanti di cibo alla velocità della luce. Ora è tutto un "inte den" (questo no, in svedese) e dopo un boccone si distrae, così che ogni pasto è un'agonia. Non è che la costringo a mangiare, è che cerco di sparecchiare e lei me lo impedisce strillando, prolungando la contemplazione tantrica di un piatto di fusilli.
Un tempo, mia figlia era a bassissimo contatto. Detestava stare in braccio oltre 30 secondi e in generale a pastrugnarla si scocciava. Ora ce l'ho attaccata tipo cozza patella ed è tutto un "krama mamma!" (abbracciami mamma).
Un tempo mia figlia non era mammona per niente, cosa che veniva ribadita con stupore da tutti. Ora vuole solo me, per tutto, solo ed esclusivamente me, suo padre non è autorizzato nemmeno a spingere il carrello al supermercato quando lei ci sta seduta sopra. Quando la vado a prendere a scuola sento la sua voce fin da fuori in cortile, mi ha visto dalla finestra e sta dicendo a tutti che è arrivata la sua mamma, e che nessuno si provi a prendergliela.
Un tempo mia figlia era un po' una bulla, molto sicura di sé in pubblico, ora è piuttosto timida e in generale remissiva nel confronto con bambini più prepotenti. Le sue maestre però mi dicono che cercano di spingerla ad essere più assertiva. (Ecco, a volte penso che a me sarebbe servita una maestra svedese, a suo tempo. Invece mi han mandato dalle suore.)

Un tempo mia figlia era, grossomodo, un "oggetto" delle mie cure,  e adesso è invece un "soggetto" che si dedica costantemente alla definizione del suo essere, stabilendo vocalmente ogni giorno le cose che le piacciono e quelle che non le piacciono, raccontandoci cose, chiedendo all'infinito il nome di tutto, in più lingue. Ha una sua "agenda" dove inevitabilmente campeggiano il portarla al parco a prescindere dal tempo, dipingere e guardare Pocoyo.  È una persona, ecco. Sì, lo so che lo è sempre stata. Però ecco, io non so come dirlo meglio, ma qui un tempo, per un tempo x che si è esteso ben oltre la sua nascita, eravamo in due. Due volontà, due voci, due set di scarpe, due profili su netflix, due spazzolini, due nomi sul campanello. Ora, decisamente, siamo in tre.

venerdì 2 giugno 2017

la festa del diploma in Svezia

la corsa fuori dalla scuola (wiki)
Ieri in città c'era lo "Studenten", il giorno in cui gli studenti dell'ultimo anno delle superiori celebrano la fine ufficiale di tutto il loro percorso scolastico. Qui è molto sentito. Vanno a scuola vestiti eleganti, le ragazze in bianco, e con in testa uno speciale cappellino che sembra un po' in stile marinaro. Poi corrono fuori dove li attendono i famigliari con fiori, palloncini gialli e blu, e dei grandi cartelli che riportano il nome dello studente e una sua foto di quando era piccolo. Nei paesi, ma anche in città spesso, c'è poi una specie di carosello di auto con a bordo i festeggiati. Di solito auto cabriolet, oppure moto con sidecar, oppure a volte persino un autocarro solo con sopra l'intera classe.

il cappellino dei diplomati (wiki)
Quando capita che mi passino vicino, allegri e festanti, mi trovo sempre con un sorriso idiota sulla faccia. Mi fanno una gran tenerezza. Loro. così belli e col futuro davanti. E i loro genitori, con quelle gigantografie dei loro figli bambini. Come a dire -  pare ieri che eri così piccolo e adesso, guardati, vestito da grande e pronto per spiccare il volo!

In effetti, la maggior parte di loro lascerà la famiglia per andare a studiare fuori nel giro di poche settimane. E quindi si capisce ancora meglio perché sia un momento così importante di demarcazione. Non che da noi non lo possa essere, in tanti vanno a studiare fuori, dopotutto. Eppure non si pensa mai a quella transizione come ad un effettivo, simbolico, tradizionale, "uscire di casa" - immagine per lo più riservata al giorno delle nozze, sempre parlando per luoghi comuni.
i cartelloni (wiki)

Mi fanno un po' invidia, pure, lo ammetto - penso a quando lessi il  mio voto di maturità su un foglio appeso ad un cancello scrostato in un cortile assolato e deserto, un luglio di leoni fa. Avrei tanto voluto urlare e fare un carosello e avere intorno gente che mi abbracciasse, francamente, perché ero al settimo cielo e quello fu un po' un anticlimax. Perché sì insomma, poi vai a casa e festeggi e tutto, ma è mancata la dimensione corale e al contempo ufficiale della faccenda.

So che da allora le cose sono un po' cambiate in Italia. Bisogna però dire che anche le ultime mode delle cerimonie di diploma sembra spesso solo una triste scopiazzata delle serie americane, e anche questo è un peccato, specialmente se si pensa che siamo un paese con una tradizione universitaria antichissima.

E ok, ammetto pure questo, la parte di me che non è impegnata a immaginarsi al loro posto, è impegnata a immaginarsi al posto dei loro genitori. Con uno di quei cartelli e magari pure dei palloncini tricolore. Così, per farci riconoscere.