In particolare mi ha colpito questo:
In effetti non so come mi descriverei, ma sono sicura che ho per gli altri molta più indulgenza che per me stessa. Difficilmente descriverei una terza persona inbase ai suoi difetti, penso che i pregi mi colpirebbero di più. Di me, non so, non mi è mai capitato di doverlo fare.
Su altri blog in questo periodo (qui, qui e qui) si è parlato di come sia importante talvolta percepire l'effetto positivo che la nostra apparenza (gnocchitudine, per la precisione) può attuare sugli altri, specie in contesti professionali, o comunque in contesti di relazione con un pubblico di persone che non sono amici, famiglia, comfort zone. Io mi ricordo che quando andavo ai congressi, dedicavo quasi egual attenzione all'estetica del mio powerpoint e della mia presentazione, che alla mia. E non è che ci andassi per stendere qualcuno: era più che altro come mi sarei sentita io in quei panni, il punto. Anzi, a guardar bene, serviva parecchia pianificazione per far sì che tutto paresse casuale e senza sforzo, perché questo avrebbe compromesso il mio sentirmi a mio agio. Nel mio caso (penso che dipenda da persona a persona) si trattava di tacchi alti e qualche aderenza, e soprattutto il trucco che c'è ma non si vede (leggi un buon fondotinta, che pare niente ma un brufolo sul mento secondo me metteva di malumore pure Marie Curie). Tutte le volte che non ci ho badato (perché son pur sempre una cazzona, e a volte ho pensato di non aver tempo per queste quisquilie) la mia presentazione ne ha risentito. Cambiava la mia percezione di me, che si specchiava nelle facce degli altri, un meccanismo che penso abbia tutte le caratteristiche del circolo vizioso.
Parimenti, è molto frequente che una donna si approcci ad unscire da tutti i momenti di cattivo umore, tristezza, insoddisfazione facendo qualcosa che la faccia sentire dentro come se sembrasse più bella fuori: andar dal parrucchiere, cominciare una dieta o uno sport, andar dall'estetista. Ma nasce prima l'uovo o la gallina? si esce dal malumore perché la nostra immagine migliora, o la nostra immagine migliora perché abbiamo semplicemente fatto qualcosa per uscir dal malumore? Io la risposta non ce l'ho. Lo dicevo poco tempo fa, che spesso farmi la piastra al mio cespo di capelli crespi mi fa vedere il mondo sotto una luce migliore.
Questo è del resto il periodo che più di tutti mi mette faccia a faccia con questo dilemma, e se parlava di qua. Il mio aspetto esteriore è cambiato, è una cosa che non riconosco mia. Oltretutto, temendo l'effetto che tale presa di coscienza potrebbe avere su di me, non mi guardo poi molto allo specchio, e alle tante richieste di "foto della pancia" mi trovo a rispondere in preda allo scoramento (perché non ne ho, in pratica, e non so come dire che l'idea non mi entusiasma quanto sembra entusiasmare gli altri). La conseguenza paradossale è che io non so effettivamente quanto io sia grossa. Nella mia testa sono, alternativamente, molto più grossa o molto più piccola di quanto non sia in realtà.
Contemporaneamente, sono venute a mancare le classiche metodologie per porre rimedio alla conseguenza di vedersi allo specchio come non ci si vorrebbe. Non riesco a fare più di tanto sport per esempio, perché ho dolori ovunque e vado in affanno facilmente. E di certo non trovo senso nel mettermi a dieta se comunque quel che dice la bilancia è destinato ad aumentare. Ossia, per tornare al tema di partenza: mi manca la validazione esteriore per un processo che in ultima istanza dovrebbe migliorare il mio stato interiore. Lo sport e la dieta, da soli, senza specchi, non hanno il potere di migliorare come mi sento dentro.
Non credo che le donne siano le uniche ad avere a che fare in questo modo con la loro immagine ormai, anche se penso che su di noi la pressione sia innegabilmente maggiore. Per esempio, quando vado a trovare mia nonna, faccio in modo di avere un aspetto impeccabile più che uscissi con gli amici, perché la sua immancabile frase "ti mantieni sempre bene", detta, lo giuro, con un velo di delusione, mi comprova che la pressione c'è. Mio fratello ci può andare con dieci kg di troppo e a lui non dirà niente, stiamone certi. Però il mondo la fuori è cambiato (per fortuna o purtroppo?) e adesso anche gli uomini dopo una crisi sentimentale corrono subito in palestra.
Dunque che si fa? Da un lato è importante imparare a convivere coi tratti di noi che non sono alterabili, almeno in linea di massima - smettendo così di enfatizzarli, come fanno le donne del filmato. Dall'altro forse voler migliorare quei lati oggettivamente migliorabili non è un segno di vacuità o di superficialità: un miglior tono muscolare, un chilo in meno, cosmetici affidabili... Ma è un equilibrio difficile. Penso che lo sforzo per tenermi in forma sia altra cosa che un'iniezione di botox, o quelle mostruosità che le ex-bellissime attrici si impiantano sotto gli zigomi o si iniettano nelle labbra risultando terrificanti, ma nel mezzo ci sono mille sfumature in cui perdersi. Per esempio, si dice che la Magnani dicesse alle truccatrici: non mi nascondere le rughe, ci ho messo tutta la vita a farmele venire. Io, lo confesso, mi tingo i capelli e non credo che avrò mai il coraggio di smettere. È dura.
