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mercoledì 12 agosto 2015

che sia un'andata o un ritorno

Alla fine dei miei giorni italiani, mentre mi recavo in aeroporto, il sentimento che mi riempiva era la gratitudine. E questo, nonostante  i nugoli di zanzare, i 36 gradi fissi e il tasso di umidità sub-tropicale che ha messo in ginocchio tutti e tre i vacanzieri scandinavi (me compresa) riducendoci alla semi-immobilità per la maggior parte del tempo.

Sono grata alla mia famiglia per avermi, se non compresa, almeno sopportata e per aver fatto quel che chiedevo loro. Sono grata pure del loro precoce rincoglionimento nei paraggi della pupa, uno spasso. 
Sono grata ai miei amici per aver dimostrato tanto affetto a me e a Kiki. Quando torno a casa ho sempre un po' di ansia all'idea di non poter organizzare rimpatriate sufficientemente bene. Ci sono talvolta degli ostacoli dovuti al fatto che in Italia io non mi sento tanto indipendente - non ho un'auto mia per esempio, né una casa mia. Inoltre ci sono ostacoli che metto io, perché ammettiamolo io sono una pippa col multitasking e sono anche fondamentalmente una couch-potato, per cui una volta che ho raggiunto la posizione orizzontale vacanziera faccio una fatica immensa a mettermi in moto tipo trottola pianificando uscite mondane pranzo, merenda e cena. Un tempo lo facevo eh, ma ormai torno sempre per così poco tempo che non ce la faccio più. Inoltre a questo giro c'era la variabile Kiki, che aggiungeva nuovi ostacoli alla mobilità, cui si aggiunga il suddetto clima equatoriale. Dunque ero molto pessimista e ad alcune persone non avevo detto che sarei rientrata. Questo aggiungeva naturalmente dei sensi di colpa (e quando mai).

Per questo sono stata grata pure allo sceneggiatore, perché nell'unica uscita di 5 minuti a piedi fatta da me e Danne, a tarda sera, per prendere un gelato, una delle mie amiche storiche del Paesello, LaSu, ci ha visto per strada passando in macchina. Ha quasi sbandato. Possibile che fosse proprio Arya che vive in Svezia?? si è chiesta. Beh, bianchi erano di sicuro, si risposta, e quello accanto a lei aveva proprio l'aria del vichingo... È seguito messaggio incredulo via WhatsApp. Al quale ho risposto col capo coperto di cenere, dicendole sostanzialmente di passare quando voleva o poteva, in quella manciata di ore che ancora mancavano alla mia partenza. Ed ecco che giusto il sabato prima del mio volo sono venute a conoscere Kiki le due amiche più antiche. L'Ale si è ovviamente messa a piangere, LaSu mi ha fatto molto ridere, e nessuna pareva essersi offesa. È stato molto bello ed io ne sono molto grata. 

Gli Amici dell'Uni, gruppo che da sempre include la cara Connie, sono venuti a cena da me, in formazione un po' ridotta va detto, sopportando eroicamente mille disagi. E anche questo è stato molto bello. Era la prima volta che potevo incontrare il bambino adottato da due di loro, giunto in patria proprio in contemporanea all'arrivo di Kiki dopo anni e anni di sfibrante attesa. Anche di questo mi sono sentita molto grata, per loro, per lui e pure per Kiki, che ha ricevuto un bellissimo libro personalizzato che immagino tra qualche tempo adorerà.

E infine, sono davvero grata allo sceneggiatore per aver reso possibile l'incontro con Connie e la 'povna. Cosa non facile dato che si tratta pur sempre di periodo di vacanze e di viaggi, e invece tra un viaggio e degli ospiti in arrivo è stato possibile infilare una fantastica serata nella PiccolaCittà. Si parte con un aperitivo che era come un abbraccio, con quei cubetti di cocomero e melone che strizzavano l'occhio alle mie malinconie, uno scambio di libri inatteso e accorto - perché si sa che i bagagli di una mamma sherpa sono un problema, e il libro non a caso era un gioiellino anche nel senso delle dimensioni - e poi una camminata verso il centro di quella città che tanto ha visto della mia vita. Passare una sera così seduta all'aperto, con tutto quel brusio di gente e di vita intorno, un ottimo mojito, un ottimo street-food, tanti sorrisi e la straniante sensazione del sentir parlare italiano ovunque intorno a me è stato fantastico. Perché era tutto così famigliare - i luoghi, i suoni, i sapori - eppure anche così esotico, perché è proprio il tipo di vita che a Nord non si fa tanto, per ovvi motivi. Che è poi la stessa cosa che si potrebbe dire di certi incontri: ci si vede per la prima volta ma si sa già quasi tutto, in pratica ci si conosce, ed è più un rivedersi che un incontrarsi. E come posso non essere grata alla lunga serie di coincidenze, casualità, avvenimenti, link virtuali e fisici, che mi ha portato nel giro di un anno a questa serata?

E adesso vorrei anche scrivere del viaggio massacrante che ho fatto domenica - viaggio che vi giuro era quasi riuscito a spazzar via questo stato di grazia trasformandomi in una belva sudata e inferocita. Abbiamo però ritrovato le temperature a noi congeniali, la casa, i gatti e dopo due giorni persino il bagaglio che ovviamente si erano persi, miracolosamente intatto! Dunque sorvoliamo, dimentichiamo, e torniamo a guardarci indietro con il cuore pieno solo di questa parola: grazie.

martedì 26 agosto 2014

I recommend sticking your foot in your mouth at any time

La settimana che ho passato in italia è stata dura sotto molti aspetti. Cose che vorrei dire e non riesco. Immagino che in tutto ci fosse soprattutto la sensazione che quella fosse, presumibilmente, la mia ultima visita da sola, in un certo senso l'ultima volta di me solo figlia. Non che non me lo aspettassi. Ma è stata comunque dura. C'è stata parecchia rabbia, fatica e pure molto piangere. Ed è andata. E sento che è fuori dalle mie mani, fuori dal mio potere, quel che accadrà, se e come sarà possibile trovare un nuovo equilibrio che non ci mandi tutti quanti al manicomio. Posso solo sperare.

E vorrei scriverne, davvero. Così come avevo bisogno di rovesciare tutto quanto su Danne, appena scesa dall'aereo, mentre guidava verso la città, tutto, la rabbia e le lacrime e le parole che dette fuori da quella macchina mi avrebbero fatto troppa paura, che dette anche solo un'ora dopo mi sarebbero apparse impossibili. E invece andavano tirate fuori almeno una volta, perché non mi venisse poi voglia di pensare che il ricordo di questa settimana fosse solo uno scherzo della memoria. Così da non ritrovarmi tra mesi, al ritorno, di nuovo sconvolta e sofferente, a fare i conti con questi due cocci della mia vita che non c'è più verso di rincollare, la mia vita di prima e la vita di dopo, di ora. Ma si vede che si è chiusa quella finestra di consapevolezza e disperazione. Perché la vita va avanti e questa è casa.




mercoledì 14 maggio 2014

Mika - Grace Kelly


A Edinburgo aveva piovuto per due mesi filati. Pioveva quando scesi dall'aereo e piovve ininterrottamente per i due mesi che vissi in Scozia. Mi ricordo che mi infilavo delle brutte calosce verdi che avevo comprato per 5 sterline, la giacca col cappuccio, e camminavo per ore sotto l'acqua. A volte chiamavo al telefono qualcuno che non avrei dovuto, spendendo tutti i soldi che avevo sulla scheda, a volte camminavo e basta.
Poi cadde il mondo. E il giorno della mia partenza, quel giorno c'era il sole. A quanto pare, ci fu il sole per molte settimane, non si era mai visto un inizio d'anno tanto scintillante - me lo disse il mio ex fidanzato tempo dopo con la voce piena di rabbia e di rimpianto, come se il sole avesse potuto trattenermi con lui. Ero in questo vecchio appartamento, abitato da troppi studenti maschi, per troppi anni. La moquette era macchiata, la carta da parati era strappata in più punti, le finestre poi erano piene di spifferi e su un vetro stava pure inciso a mano 1920 - e mi ero chiesta per due mesi se quella data avesse davvero un senso, se davvero avevo finestre tanto vecchie. Ero seduta di traverso su una di quelle poltrone a fiori con la fodera lisa, e di colpo mi passò sulla faccia quel primo raggio di sole, e mi venne da piangere per il sollievo. Intanto ascoltavo in loop la canzone appena uscita di quello che si diceva essere l'erede di Freddy Mercury. Non lo era, ovviamente, ma per un attimo ci avevamo creduto.

Qualche giorno dopo, quando ormai mi trovavo in un altro paese, in un altro appartamento scassato abitato da troppe generazioni di maschi, la mia sorella putativa mi scrisse di godermi la mia nuova vita con quel ragazzo "just a little bit shy". Era un messaggio affettuoso. Ci si leggeva forse anche un filo di invidia sotto, che forse ho capito meglio in seguito, per questa nuova eccitante vita che mi ero presa con la forza, lasciando tutti di stucco. Ma era comunque malriposta, perché io ovviamente non mi stavo godendo niente. Non ero programmata per farlo. Non lo avrei fatto per mesi ancora, forse anni. Ma aveva azzeccato quella frase, quella definizione. Ci ho pensato spesso, poi.

Perché in effetti se dovessi dire il momento in cui compresi, pur senza esserne cosciente, era stato in un pub, molti molti mesi prima, dopo una serata con altre persone. Lui era andato in bagno, e noi intanto ci eravamo avvicinati alla porta, prendendo le nostre cose. Io lo vidi tornare dal bagno e trovare il tavolo vuoto, lo guardai guardarlo, quell'ombra che gli attraversava la faccia mentre velocemente contemplava la sua solitudine, ed io la sua timidezza. Fu una frazione secondo, poi alzò lo sguardo verso la porta, dove stavo in piedi con gli occhi su di lui, gli sorrisi, vidi il suo sollievo. So che altre ragazze avrebbero sepolto quella sera stessa ogni intenzione - ragazze come la mia compagna di ufficio, che amava gli uomini forti e stronzi e trovava le debolezze un turn-off. Io invece capii che ero come lui, e che eravamo due misfits, e che tanto valeva che stessimo insieme.

E oggi sono tre anni che siamo sposati, e canticchio.
"mi concentro sul sole"


martedì 31 dicembre 2013

Fairytale Of New York (Shane MacGowan)





It was Christmas Eve, babe, in the drunk tank
An old man said to me, won't see another one
And then he sang a song, The Rare Old Mountain Dew
And I turned my face away and dreamed about you

Got on a lucky one, came in eighteen to one
I've got a feeling this year's for me and you
So happy Christmas, I love you baby
I can see a better time when all our dreams come true

They've got cars big as bars, they've got rivers of gold
But the wind goes right through you It's no place for the old
When you first took my hand on a cold Christmas Eve
You promised me Broadway was waiting for me

You were handsome, You were pretty, Queen of New York City
When the band finished playing they howled out for more
Sinatra was swinging, all the drunks they were singing
We kissed on the corner then danced through the night

The boys of the NYPD choir were singing 'Galway Bay'
And the bells were ringing out for Christmas day

You're a bum, You're a punk, You're an old slut on junk
Lying there almost dead on a drip in that bed
You scum bag, You maggot, You cheap lousy faggot
Happy Christmas your arse, I pray God It's our last

The boys of the NYPD choir were singing 'Galway Bay'
And the bells were ringing out for Christmas day

I could have been someone, well so could anyone
You took my dreams from me when I first found you
I kept them with me babe, I put them with my own
Can't make it all alone I've built my dreams around you

The boys of the NYPD choir were singing 'Galway Bay'
And the bells were ringing out for Christmas day