Che sia quasi natale, lo si nota poco e lo si realizza con incredulità.
Per prima cosa, fa caldo. Où sont les neiges d'antan? recitava una poesia imparata al liceo. Fa più o meno lo stesso clima che nella mia lontana Toscana. Solo molto più buio. Ecco, che sia quasi natale lo notiamo solo per questo: che ci sono le luci dell'avvento nelle finestre. Sono l'unico addobbo che ho messo pure io, perché sono importanti, lo si capisce dopo il primo inverno passato al buio.
Invece per la prima volta da anni, non ho né addobbato né fatto l'albero. Ma come, il primo natale con un bambino per casa? in realtà non è un controsenso per niente. Abbiamo infatti realizzato che una casa con due felini ha più chances di mantenere in piedi un abete addobbato che non una casa dove soggiorni il ciclone Kiki. Era chiaro che avrei passato tre settimane a raccogliere un abete finto di 180 cm dal pavimento, sotto il quale si sarebbe sepolta la piccola peste che si aggrappa a tutto.
Però è natale. E allora ho pensato che potevo ovviare con suggestioni olfattive là dove erano mancate quelle visive: ho deciso di cimentarmi per la prima volta nei pepparkakor, i biscotti allo zenzero tipici svedesi (ogni paese ha la sua variante).
Per prima cosa ho comprato le spezie giuste - del resto è impossibile evitarle nei negozi, in questo periodo. Anzi mi sa che è per esserci sbattuta contro alle casse che mi è venuta l'idea. Chiodi di garofano macinati, cannella, zenzero (qualcuno mette anche il cardamomo) e bicarbonato da usare al posto del lievito. Poi ho comprato le imprescindibili formine: un cuore, una specie di capra detta julbock, un maiale, un omino e una donnina. i pepparkakor a forma di cuore sono i più diffusi. Poi è arrivata mia suocera in visita. Quale migliore occasione per imparare una ricetta tradizionale, approvata, consolidata negli anni?
Ah li faceva la nonna di Danne, Mormor, mi fa lei, io però non li faccio mai, non ho pazienza.
Questo avrebbe dovuto essere un serio campanello di allarme. Mia suocera sotto natale passa tipo un mese a impastare e infornare. E poi intuivo un sottinteso: se mi stufo io figuriamoci te. E come darle torto, un gabbiano mi ha cagato sulla finestra a settembre e la patacca sta ancora lì, la mia fama di casalinga è quel che è. Con una mano sola poi.
Però nessuno ha cercato di fermarmi, E ho incominciato a impastare: si montano 150g di burro a temperatura ambiente con 225g di zucchero. Poi si aggiungono le spezie: mezzo cucchiaio di zenzero, mezzo cucchiaio di chiodi di garofano (il cui aroma dominerà su tutto), un cucchiaio di cannella e mezzo cucchiaio di bicarbonato. Poi si aggiunge un decilitro d'acqua e poco a poco 450g di farina. Si fa una palla e la si lascia 24 ore in frigo avvolta nella pellicola.
Il giorno dopo arriva il momento di stendere la pasta. Eccheccevò? avevo pensato io, tracotante come non mai. E invece ho presto compreso le ragioni di mia suocera. Perché i pepparkakor svedesi sono biscotti sottili e croccanti. E siccome in forno un poco crescono, la pasta va stesa ancora più sottile. Quanto sottile? Mormor diceva: che più sottile non si può. Consiglio un tantino evanescente che si scontra con la difficoltà oggettiva di riuscire poi a staccare la pasta dal ripiano senza sfasciarla. Mia suocera se la rideva svedesemente, il che ovviamente significa in modo silente, mentre teneva impegnata Kiki. Intanto mi spiegava che il trucco era maneggiare pochissima pasta per volta e usare una spatola per staccarla più volte e rivoltarla e infarinarla durante il processo. Ho impresso le formine quando la pasta era spessa circa 2 mm anche se era chiaro che Mormor non avrebbe approvato. Sempre con una spatola ho trasferito poi le formine sulla placca del forno foderata di carta. Bisogna fare attenzione che la superficie dei biscotti non sia impolverata di farina e cuocerli per 5 minuti a 200°C.
Il fatto che cuociano in 5 minuti significa che non si avrà tempo di preparare un'altra infornata mentre cuoce la prima. È un attimo che si carbonizzano, peraltro. Mentre guardavo i miei biscotti che prendevano in forno il colore marrone scuro tipico e l'odore meraviglioso si spandeva per casa, ho realizzato che avevo usato solo una microscopica parte della pasta. Eh, vedi perché non ho pazienza? non si finisce mai coi pepparkakor! Sono tornata a leggere la ricetta e ho realizzato: avevo dimezzato le dosi rispetto al libro, ma anche dimezzate erano comunque per 150 biscotti. E io dopo tanto lavoro ne avevo in forno 18. Intanto s'era pure fatta una certa. Ma caspiterina, chi scrive ricette per 300 biscotti? Ah giusto, gli svedesi sotto natale, ecco chi.
Ma non è carino dire te l'avevo detto e infatti non me l'hanno detto. I biscotti erano un filo troppo spessi, quindi non abbastanza croccanti, ma ho in frigo una palla di pasta di circa un chilo su cui continuare ad allenarmi da qui a natale.
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sabato 12 dicembre 2015
giovedì 3 ottobre 2013
Ancora sulla pasta
I cliché sul cibo italiano mi affascinano. Perché non si tratta di semplice mancanza di esperienza diretta, come ne avrei io per esempio nei confronti della cucina cinese. Quel che mi affascina è che all'estero ci si esprime in merito con una serie di certezze granitiche. Ossia, la gente studia, si informa, e parla con quella che credono essere cognizione di causa.
Vorrei essere chiara: io non mi aspetto che si cucini italiano. Sono felicissima quando mia suocera cucina, ogni piatto che ho provato qua mi è sempre piaciuto. Mi sembra normalissimo che la gente ignori come si mangia in italia. Mi affascina proprio che si informino così tanto e che mostrino questo atteggiamento quasi religioso al riguardo (e che vengano anche male informati).
Per esempio, si è diffusa col tempo l'idea che gli spaghetti non si spezzano. E lo senti dire in giro con una tale soddisfazione che fa quasi tenerezza! Ho sentito dire ad un signore tedesco, che lui compra solo i veri spaghetti napoletani lunghi un metro!
Eppure ci sono in giro altre "regole inoppugnabili" non altrettanto fondate. Francamente mi chiedo da dove arrivino, dove le leggano queste regolee ferree e dogmi. Come il fatto che con il ragù si mangino gli spaghetti. Chi lo ha sancito?
In Germania, per esempio, si pensa che in italia l'insalata sia un antipasto e non un contorno, perché nei ristoranti italiani là si comincia sempre con l'insalatina. Invece la pasta può benissimo essere messa a fianco alla carne. Scondita, però. Se invece ci fossero salse di mezzo, esse fanno sì che la pasta ci galleggi dentro. Anche le lasagne. Le salse statisticamente contengono panna da cucina. Anche la carbonara. Specialmente la carbonara. Nel caso in cui la pasta non sia un contorno, va mangiata in giganteschi piatti fondi chiamati per l'appunto "pastateller". Che vengono acquistati gioiosamente da molte famiglie teutoniche assiema ai pizzateller, che sono altrettanto enormi ma piani.
Rispetto ai tedeschi, però, gli svedesi sono più interessati a cucinare esattamente come in Italia, senza modifiche. Cioè, mentre in Germania si sceglie platealmente di mettere l'emmenthal sulla pizza perché la mozzarella "non sa di niente", qui in Svezia trovi i talebani del Vero Italiano. Solo che spesso sono stati male informati.
Per esempio, sono tutti convinti che in italia non si compri la pasta, e che TUTTI se la facciano in casa. Tutti i giorni! Ad una festa, c'era questa ragazza che diceva: gli italiani non ci trovano nulla di speciale nel farsi la pasta in casa, it's just a thing they do! Eh già. Nulla di speciale, tutti i giorni prima dell'ufficio tirano la pasta.
E poi ce la prendiamo con la barilla! Quasi tutte le svedesi che conosco hanno provato a fare la pasta in casa. Una di loro mi ha mostrato l'ultimo acquisto: uno speciale stampino per ravioli. Poi ha aggiunto, con aria complice: però è tanto più bello tagliarli a mano, sembrano più rustici, più artigianali!
Hanno un'idea molto romantica delle italiane.
Poverette, quante delusioni do loro.
Leggono avidamente ricettari che spacciano per italiane ricette che al massimo sono interpretazioni. Mi hanno invitato a pranzo e mi hanno detto: "in tuo onore ho preparato un'insalata di patate italiana!" Ora, io non voglio parlare a nome della penisola, le patate si mangiano anche da noi, ma non ho mai sentito parlare espressamente di insalata di patate italiana. E insomma era così: patate lesse, olio di oliva e succo di limone (invece di panna o aceto o cose molto nordeuropee), olive e....sundried tomatoes, ovviamente. I pomodori secchi sono proprio una religione. Stando a come ci immaginano qui, in italia li mangiamo pure a colazione. Come il pesto qualche anno fa. Ora è un po' passata la fissa del pesto, ma se trovi un panino descritto dalle parole "mediterraneo" o "italiano", puoi star sicuro che c'è del pesto dentro. E i pomodori secchi.
Ma l'abbinata olio e limone pare essere il fingerprint ufficiale. Un'altra ragazza mi ha detto che importa olio costosissimo dall'italia. Un olio speciale, mi dice, che ha provato quando era là in viaggio di nozze, in un agriturismo speciale. Ne ho provati tanti di olii, ma quello è il migliore: è al gusto di lime! Nel senso, mi spiega, che ci aggiungono del limone, o del lime, non so.
Ora, siccome le ho detto che i miei genitori producono olio per consumo personale (hanno un centinaio di piante in campagna) mi aspetto che alla prossima festa racconti che "gli italiani si fanno l'olio da soli, mica lo comprano, è una cosa normale per loro, it's just a thing they do".
Vorrei essere chiara: io non mi aspetto che si cucini italiano. Sono felicissima quando mia suocera cucina, ogni piatto che ho provato qua mi è sempre piaciuto. Mi sembra normalissimo che la gente ignori come si mangia in italia. Mi affascina proprio che si informino così tanto e che mostrino questo atteggiamento quasi religioso al riguardo (e che vengano anche male informati).
Per esempio, si è diffusa col tempo l'idea che gli spaghetti non si spezzano. E lo senti dire in giro con una tale soddisfazione che fa quasi tenerezza! Ho sentito dire ad un signore tedesco, che lui compra solo i veri spaghetti napoletani lunghi un metro!
Eppure ci sono in giro altre "regole inoppugnabili" non altrettanto fondate. Francamente mi chiedo da dove arrivino, dove le leggano queste regolee ferree e dogmi. Come il fatto che con il ragù si mangino gli spaghetti. Chi lo ha sancito?
In Germania, per esempio, si pensa che in italia l'insalata sia un antipasto e non un contorno, perché nei ristoranti italiani là si comincia sempre con l'insalatina. Invece la pasta può benissimo essere messa a fianco alla carne. Scondita, però. Se invece ci fossero salse di mezzo, esse fanno sì che la pasta ci galleggi dentro. Anche le lasagne. Le salse statisticamente contengono panna da cucina. Anche la carbonara. Specialmente la carbonara. Nel caso in cui la pasta non sia un contorno, va mangiata in giganteschi piatti fondi chiamati per l'appunto "pastateller". Che vengono acquistati gioiosamente da molte famiglie teutoniche assiema ai pizzateller, che sono altrettanto enormi ma piani.
Rispetto ai tedeschi, però, gli svedesi sono più interessati a cucinare esattamente come in Italia, senza modifiche. Cioè, mentre in Germania si sceglie platealmente di mettere l'emmenthal sulla pizza perché la mozzarella "non sa di niente", qui in Svezia trovi i talebani del Vero Italiano. Solo che spesso sono stati male informati.
Per esempio, sono tutti convinti che in italia non si compri la pasta, e che TUTTI se la facciano in casa. Tutti i giorni! Ad una festa, c'era questa ragazza che diceva: gli italiani non ci trovano nulla di speciale nel farsi la pasta in casa, it's just a thing they do! Eh già. Nulla di speciale, tutti i giorni prima dell'ufficio tirano la pasta.
E poi ce la prendiamo con la barilla! Quasi tutte le svedesi che conosco hanno provato a fare la pasta in casa. Una di loro mi ha mostrato l'ultimo acquisto: uno speciale stampino per ravioli. Poi ha aggiunto, con aria complice: però è tanto più bello tagliarli a mano, sembrano più rustici, più artigianali!
Hanno un'idea molto romantica delle italiane.
Poverette, quante delusioni do loro.
Leggono avidamente ricettari che spacciano per italiane ricette che al massimo sono interpretazioni. Mi hanno invitato a pranzo e mi hanno detto: "in tuo onore ho preparato un'insalata di patate italiana!" Ora, io non voglio parlare a nome della penisola, le patate si mangiano anche da noi, ma non ho mai sentito parlare espressamente di insalata di patate italiana. E insomma era così: patate lesse, olio di oliva e succo di limone (invece di panna o aceto o cose molto nordeuropee), olive e....sundried tomatoes, ovviamente. I pomodori secchi sono proprio una religione. Stando a come ci immaginano qui, in italia li mangiamo pure a colazione. Come il pesto qualche anno fa. Ora è un po' passata la fissa del pesto, ma se trovi un panino descritto dalle parole "mediterraneo" o "italiano", puoi star sicuro che c'è del pesto dentro. E i pomodori secchi.
Ma l'abbinata olio e limone pare essere il fingerprint ufficiale. Un'altra ragazza mi ha detto che importa olio costosissimo dall'italia. Un olio speciale, mi dice, che ha provato quando era là in viaggio di nozze, in un agriturismo speciale. Ne ho provati tanti di olii, ma quello è il migliore: è al gusto di lime! Nel senso, mi spiega, che ci aggiungono del limone, o del lime, non so.
Ora, siccome le ho detto che i miei genitori producono olio per consumo personale (hanno un centinaio di piante in campagna) mi aspetto che alla prossima festa racconti che "gli italiani si fanno l'olio da soli, mica lo comprano, è una cosa normale per loro, it's just a thing they do".
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