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martedì 17 marzo 2015
well I was right but what else to do other than your best
Everyone should have kids. They are the greatest joy in the world. But they are also terrorists. You'll realize this as soon as they're born, and they start using sleep deprivation to break you. (Ray Romano)
Ogni settimana vado all'ambulatorio pediatrico (barnavårdcentral) per un controllo. Incontriamo così Viktoria, l'infermiera che ci è stata assegnata. Il pediatra invece, inteso come medico, lo si incontra più di rado, ed oggi era la prima volta da quando io e Kiki siamo state dimesse dall'ospedale. È un po' come durante la gravidanza, quando la presenza dei ginecologi era molto limitata. Lo dico senza sapere se le cose stanno allo stesso modo in Italia, questa è l'unica esperienza che ho.
giovedì 5 marzo 2015
anche gli svedesi saltano la coda
Niente, è decisamente troppo presto per tornare a bloggare. Il fatto è, come si immagineranno facilmente tutti, che qui non si dorme. Peggio, ci si ammala. E quando si chiama per informazioni il numero apposito (in Svezia c'è un numero per tutto, il punto spesso è solo scoprire quale) ci si sente dire che forse è il caso di presentarsi al pronto soccorso apposito. Che però è all'altro capo della città, io non ho la macchina e alla bimba sono vietati i mezzi pubblici finché si è in periodo di virus. Cioè per altre 3 settimane minimo. Per fortuna sono qui in visita i suoceri. Dunque il suocero mi accompagna in auto all'ospedale e la suocera sta con la bimba a casa, poiché l'auto è sprovvista di seggiolino. Solo che la suocera è nel panico perché ha paura di non sapersela cavare da sola con una neonata - cosa che mi fa sorridere perché lei ha avuto due figli e ha lavorato coi bambini tutta la vita, se non fosse in grado lei ci sarebbe da chiedersi con che coraggio due settimane fa IO, che non avevo mai visto un neonato coi miei occhi, sia stata autorizzata a portarmelo a casa... Il suocero ha il problema opposto: millanta sicurezza e dice di conoscere la strada. Ovviamente ci perdiamo (questa città è famosa per la viabilità impossibile). E solo quando si rassegna a chiedere informazioni ad un passante, si scopre che aveva anche il navigatore in macchina. Vabbè. Quindi arrivio al pronto soccorso che io sono ormai un fascio di nervi, lui sta parcheggiando. La signora alla reception mi fa: siediti e aspetta che un'ostetrica venga a parlarti. Quando mio suocero mi raggiunge, ripeto a lui quello che mi hanno detto. Lui di colpo si alza e si fionda a parlare con la reception. Immagino sia per controllare che io abbia compreso bene, per via della lingua etc. Inoltre, mio suocero parla pochissimo, a voce bassissima, quindi le mie conversazioni con lui mi lasciano sempre dubbiosa di non aver capito bene. Tempo due secondi arriva l'ostetrica...ma come, c'era una sala d'attesa piena di donne incinta e bambini...ma non faccio domande e mi faccio visitare. Tutto ok, mi dice sei solo stanca e disidratata. Se vuoi aspettare un ginecologo fa' pure ma non te lo consiglio, visto che secondo me è tutto ok e ci vorranno ore e tu hai la bambina a casa...Ed io penso:_accidenti che acume, ha visto subito che la bambina non era con me in sala d'attesa! Ed esco. E solo molte ore dopo metto insieme tutti gli indizi, compresa una strana frase borbottata da mio suocero e scopro che in pratica aveva chiesto alla reception di non farmi attendere troppo perché avevamo dovuto lasciare una bimba di due settimane a casa con una persona poco esperta! Mia suocera ancora ride a ripensarci, e dice che magari rischiavamo pure che ci mandassero i servizi sociali, però, accidenti, questo suocero silente e scandinavo ha sorprendentemente un gran talento per saltare la coda al pronto soccorso.
giovedì 26 febbraio 2015
And if you're asking me when I'll say it starts at the end
Ieri mi ha chiamata Birgitta, l'ostetrica che mi ha aiutato a partorire. Qui è la prassi avere un colloquio post-parto, a qualche giorno di distanza, durante il quale si può ripercorrere quello che è accaduto e le scelte che sono state fatte. Sono molto grata di aver incontrato Birgitta, nonostante fosse alle soglie della pensione e mi aspettassi da lei quell'atteggiamento da insegnate di educazione fisica alla piantala di frignare! (ok, non vogliatemene per questa generalizzazione, è che la mia prof di ed fisica era solita urlarci che eravamo delle fallite che non avrebbero mai concluso niente nella vita se avevamo paura di fare una capriola). Invece Birgitta era proprio la persona che mi ci voleva: calma, serena, decisa e molto sicura di sé, così che non ho avuto paura anche quando in sottofondo si sentivano frasi un poco spaventevoli. Nulla di grave, non ho avuto un parto traumatico, ma nemmeno del tutto facile, e mi rendo conto che se avessi incontrato persone diverse avrebbe facilmente potuto finire in cesareo di urgenza. E invece ne ho addirittura un bel ricordo. Al punto che udite udite, se potessi sceglierei di rivivere il parto piuttosto che la gravidanza.
E questo significa che "ne ho fatta di strada" come mi disse un'altra ostetrica, Karin, quella del programma speciale di supporto che mesi fa mi ha ascoltato parlare per un'ora seduta in una delle sale parto dove poi avrei partorito. Karin mi ha aiutato a scrivere la mia "lettera", aggiunta poi diligentemente nel mio file, dove elencavo le mie paure e i miei desideri e come pensavo che il personale potesse aiutarmi al meglio. Per tutta la durata del travaglio, ogni volta che entrava una nuova infermiera o un'altra dottoressa, sia Birgitta che Marie (l'ostetrica del primo turno) si assicuravano che avessero letto il mio file e la mia lettera. In quelle ore ho parlato molto sia con Marie che Birgitta e penso che parlare con loro mi abbia aiutato a rimanere concentrata e calma. Speravo davvero di incontrare qualcuno con cui riuscire a collaborare al meglio, e così è stato. Sono infinitamente grata ad entrambe.
Sono anche infinitamente grata a Danne per esserci stato. Fino a pochi mesi fa avrei forse preferito essere sola, ed è stata solo la questione della lingua, inizialmente, a farmi cambiare idea (e in effetti come ho detto ne avevo ben d'onde!). In realtà il suo ruolo andava ben oltre questo. Fondamnentale è stao il momento in cui ero talmente sorpresa da quanto funzionasse il gas esilarante che ho dubitato di voler fare un'epidurale, Follia, pura, lo so bene, ma lo avevo istruito preventivamente. Verrà un momento, gli avevo detto, in cui mi metterò in testa di volercela o potercela fare senza, tu fammi desistere, ok? E così è stato.
Siamo rimasti in quella camera-parto per tutta la durata del travaglio e fino a due ore dopo la nascita di Kiki, Lì ci hanno lasciato soli a riprenderci prima di portarci su un carrello una fantastica colazione per due, che abbiamo mangiato con calma mentre Kiki riposava vicino a noi avvolta in una coperta. È stato un momento molto bello e pure surreale, tanto era stridente il confronto con quello che era avvenuto in quella stessa stanza solo poco tempo prima. Sono grata per aver avuto la chance di vivere questa esperienza in questo modo. Da soli, ma circondati di umanità e professionalità.
Adesso mi guardo indietro e mi rendo conto che gli ultimi mesi sono stati davvero duri per me, e che forse rientro nella casistica della depressione pre-parto. Che è una cosa vera, anche se meno conosciuta di quella post-parto. Ha ragioni diverse e sospetto che chi soffre dell'una non soffra della seconda e viceversa (ma fnon ne so abbastanza per pronunciarmi). Mi ha aiutato molto che mi fosse stata messa a disposizione, gratuitamente persino, una psicologa specializzata, Emma, che mi ha incontrato un paio di volte e mi ha fatto parlare di quello che mi spaventava. Avevo il sospetto che ci avrei messo mesi a sentire di amare mia figlia: ho letto che capita e sospettavo che capiti a quelle come me. Emmat mi ha detto di lasciar fare, lasciare che le cose mi accadessero, senza sentirmi in colpa per tutti quei frangenti in cui, probabilmente, non avrei sentito esattamente quello che gli altri si aspettavano. Anche per questo, queste due settimane di "isolamento" famigliare erano necessarie. E invece incontrare Kiki è stato come prendere una botta in testa. Ancora una volta, niente va come te lo immagini, e la vita è piena di sorprese.
E questo significa che "ne ho fatta di strada" come mi disse un'altra ostetrica, Karin, quella del programma speciale di supporto che mesi fa mi ha ascoltato parlare per un'ora seduta in una delle sale parto dove poi avrei partorito. Karin mi ha aiutato a scrivere la mia "lettera", aggiunta poi diligentemente nel mio file, dove elencavo le mie paure e i miei desideri e come pensavo che il personale potesse aiutarmi al meglio. Per tutta la durata del travaglio, ogni volta che entrava una nuova infermiera o un'altra dottoressa, sia Birgitta che Marie (l'ostetrica del primo turno) si assicuravano che avessero letto il mio file e la mia lettera. In quelle ore ho parlato molto sia con Marie che Birgitta e penso che parlare con loro mi abbia aiutato a rimanere concentrata e calma. Speravo davvero di incontrare qualcuno con cui riuscire a collaborare al meglio, e così è stato. Sono infinitamente grata ad entrambe.
Sono anche infinitamente grata a Danne per esserci stato. Fino a pochi mesi fa avrei forse preferito essere sola, ed è stata solo la questione della lingua, inizialmente, a farmi cambiare idea (e in effetti come ho detto ne avevo ben d'onde!). In realtà il suo ruolo andava ben oltre questo. Fondamnentale è stao il momento in cui ero talmente sorpresa da quanto funzionasse il gas esilarante che ho dubitato di voler fare un'epidurale, Follia, pura, lo so bene, ma lo avevo istruito preventivamente. Verrà un momento, gli avevo detto, in cui mi metterò in testa di volercela o potercela fare senza, tu fammi desistere, ok? E così è stato.
Siamo rimasti in quella camera-parto per tutta la durata del travaglio e fino a due ore dopo la nascita di Kiki, Lì ci hanno lasciato soli a riprenderci prima di portarci su un carrello una fantastica colazione per due, che abbiamo mangiato con calma mentre Kiki riposava vicino a noi avvolta in una coperta. È stato un momento molto bello e pure surreale, tanto era stridente il confronto con quello che era avvenuto in quella stessa stanza solo poco tempo prima. Sono grata per aver avuto la chance di vivere questa esperienza in questo modo. Da soli, ma circondati di umanità e professionalità.
Adesso mi guardo indietro e mi rendo conto che gli ultimi mesi sono stati davvero duri per me, e che forse rientro nella casistica della depressione pre-parto. Che è una cosa vera, anche se meno conosciuta di quella post-parto. Ha ragioni diverse e sospetto che chi soffre dell'una non soffra della seconda e viceversa (ma fnon ne so abbastanza per pronunciarmi). Mi ha aiutato molto che mi fosse stata messa a disposizione, gratuitamente persino, una psicologa specializzata, Emma, che mi ha incontrato un paio di volte e mi ha fatto parlare di quello che mi spaventava. Avevo il sospetto che ci avrei messo mesi a sentire di amare mia figlia: ho letto che capita e sospettavo che capiti a quelle come me. Emmat mi ha detto di lasciar fare, lasciare che le cose mi accadessero, senza sentirmi in colpa per tutti quei frangenti in cui, probabilmente, non avrei sentito esattamente quello che gli altri si aspettavano. Anche per questo, queste due settimane di "isolamento" famigliare erano necessarie. E invece incontrare Kiki è stato come prendere una botta in testa. Ancora una volta, niente va come te lo immagini, e la vita è piena di sorprese.
giovedì 20 novembre 2014
nobody will give you a medal
Ultimamente colleziono post nelle bozze ma non riesco davvero a scrivere quello che sto attraversando. Sono molto insonne e molto fragile. Sento che ho bisogno di fermare i pensieri almeno qua sopra ma per spiegarmi meglio è necessario anche descrivere come funzionano le cose in Svezia in gravidanza. Magari è noioso, ma considerando che i blog degli altri hanno rappresentato per me una valida fonte di informazioni, magari a qualcuno che passasse di qu tutto questo potrebbe risultare utile.
Questa settimana sono andata ogni giorno alla clinica ostetrica. Lunedì avevo una visita di routine, oggi il primo incontro del corso preparto. Nel mezzo, martedì, una visita urgente e fuori programma perché è diventato evidente che ho bisogno di supporto psicologico o quanto meno emotivo. Martedì, peraltro, uscita dalla clinica, sono andata nella adiacente biblioteca e ho letto per tre ore filate libri molto tecnici, in svedese, sull'argomento.
In Svezia funziona così: non esistono cliniche private per partorire, tutti nascono in strutture gestite dallo stato. Ginecologi privati esistono ma praticamente nessuna vi ricorre, a meno, immagino di particolari patologie, necessità, fissazioni. Per tutta la durata della gravidanza, si frequenta, gratuitamente, una clinica ostetrica di riferimento (quella più vicina geograficamente) dove si incontrano solo ostetriche. La mia è a dieci minuti a piedi, dentro ad un centro commerciale, scollegata da qualsiasi ospedale. Se le ostetriche notano qualcosa di cui non si sentono sicure sono esse stesse a metterti in contatto con un ginecologo, che ti visiterà all'interno della stessa struttura, sempre gratuitamente. Se si rendono necessari esami particolari, saranno sempre le ostetriche a farti chiamare dall'ospedale che ti notificherà un appuntamento. Durante la gravidanza non sta mai a noi prenotare visite, e dalle nostre mani non transita nessun risultato di analisi. Tutto quello che hanno misurato, sta nei loro computer e se è tutto nella norma non ne verrai informata direttamente. Dal loro punto di vista, tutto questo è fatto per limitare le tue preoccupazioni. Per chi viene dall'Italia, abituata a portare personalmente i risultati delle analisi al proprio medico, per interpretarli, tutto ciò può causare anche un senso di insicurezza, di mancanza di controllo, ma in generale ammetto che lo stress è inferiore, nonché il tempo necessario a recarsi in vari luoghi per prenotare visite, e ritirare esami. Gli incontri sono regolari e sempre con la stessa ostetrica, circa uno al mese. Le ecografie sono invece molto poche, e in teoria nessuna dopo il 5o mese. Alle visite si prendono piuttosto le misure esterne, si misura il battito cardiaco, si fanno delle analisi del sangue veloci e mirate e sopratutto si parla.
L'ostetrica che ti segue in teoria è sempre la stessa. A me non è andata così, ma credo sia un caso dovuto al fatto che nei mesi estivi molte sono in vacanza e vengono sostituite da colleghe. Ad ogni modo tutte le mie informazioni, anche le cose che avevo menzionato brevemente ed ero certa fossero state dimenticate, stanno nel mio file. Questo file è accessibile da entrambi gli ospedali cittadini dove potrei trovarmi a partorire, a seconda delle disponibilità di posti. Il numero da chiamare in caso di dubbi, di avvio del travaglio o di qualsiasi emergenza è uno solo, che coordina entrambi gli ospedali. L'ostetrica che ti segue in gravidanza non è la stessa che ti segue nel momento del parto, ovviamente, ma se per qualche ragione una si trovasse a sentire che a pelle con questa persona non si instaura un buon rapporto, si può sempre chiedere di sostituirla senza problemi senza dover discutere. In ospedale non si vedranno ginecologi a meno di problemi, ma un medico è sempre presente e così anche un anestesista. Per l'epidurale non c'è da fare richieste particolari e preventive ma se si è molto decise per averne una, può essere bene che questa informazione compaia subito nel famoso file personale, così come altre necessità, paure, preoccupazioni etc. Altre forme di trattamento del dolore sono il gas esilarante, disponibile per tutto il travaglio in tutte le stanze, l'agopuntura (ohibò), una stimolazione con elettrodi (credo si chiami TENS) e delle infiltrazioni di acqua sterile sottocute.
Tempo fa avevo chiesto all'ostetrica, che però era una delle supplenti, del cosiddetto programma Aurora. Si tratta di un programma speciale per le donne che sentono di aver molta paura del parto. Lei tagliò subito corto dicendomi che quel programma aveva posti limitati, e che la precedenza era data a donne al secondo parto che ne avessero avuto uno traumatico prima. Quella risposta mi aveva scoraggiata dal chiedere oltre. Lunedì invece. le mie lacrime a fiume nel momento in cui una giovane apprendista ostetrica mi aveva semplicemente chiesto perché non dormissi, hanno fatto un'impressione maggiore. Sono stata presa molto sul serio. Il giorno dopo mi hanno voluto incontrare di nuovo, sia la mia ostetrica ufficiale, Gunilla, che l'apprendista e mi hanno fatto parlare in inglese, cosa che mi permette di esprimermi più naturalmente. Quel che è venuto fuori, vorrei riuscire a scriverlo presto, per ora mi limito ai fatti concreti: hanno fatto richiesta di iscrivermi al programma Aurora ma mi hanno anche offerto tutta una serie di altri supporti che fino ad allora, per disinformazione mia, pensavo fossero disponibili solo dentro ad Aurora. Ossia, incontri con una psicologa specificatamente formata (che spero di fare presto) e visite informative ad entrambi i reparti di ostetricia dei due ospedali. Questa pare una stupidaggine, ma per me è davvero importante vedere, farmi un'idea prima. In fondo, tutte le immagini che ho nella testa si riferiscono ad altri paesi (gli USA della tele e l'Italia dei racconti, magari pure datati).
Gunilla avrebbe voluto che posticipassi il corso preparto di oggi fino a quando non avessi avuto modo di vedere la psicologa. Probabilmente aveva paura che reagissi male alla vista del celebre filmato esplicativo. Io ho insistito per andarci, perché sento che la causa più grande di preoccupazione viene da quel che non so più che da quello che so, anche se forse agli altri può sembrare strano che mi angusti per non sapere che forma hanno le sedie, i letti, le camicie da notte e le mutande di rete (pure su questo dovrei tornare, ma per ridere).
Dunque ci sono andata. Il corso era tenuto da una ostetrica sulla sessantina, molto calma, molto asciutta nei toni e persino sarcastica: un tipo che si adatta molto bene a me. Io ho più problemi con le persone che sviolinano sulla forza delle donne e si ammantano di toni new-age, nonché ovviamente con quelle dai toni molto bruschi, il tipo "insegnante di educazione fisica" incazzosa. La signora peraltro mi teneva d'occhio, l'ho visto bene, e so che si riferiva a me quando diceva che se qualcuno non se la sentiva di vedere il filmato poteva certo assentarsi. Aveva parlato con Gunilla, lo so perché mi ha passato un foglio che Gunilla si era dimenticata di stamparmi ieri. Su di me è stata messa una bandierina che dice "maneggiare con cura" e non mi dispiace affatto, mi rassicura. Mi rende fiduciosa che a qualcuno importa di come sto dentro.
Il risultato di questi tre giorni è che ho pianto davvero tanto, di notte e di giorno, ho dormito davvero poco, ho parlato, ho pensato, ho letto e ho scritto e sto un po' meglio. So per certo che il "ma su non ci pensare" con me non funziona: io ci devo pensare eccome. So anche che non sempre si trova la persona giusta con la quale parlarne, e penso che se ci fosse stata solo Gunilla, lunedì, nulla di questo sarebbe venuto fuori. Parlarne davvero, al di là delle battute, al di là delle brevi menzioni di ovvie e comuni paure, è difficile perché si sente chiara la pressione sociale a non farla tanto lunga, in fondo partoriscono tutti, da sempre. Devo ringraziare questa ragazza così giovane (apprendista ma già mamma a sua volta quindi non è questione) per aver saputo riconoscere i segnali e aver dato loro importanza.
Questa settimana sono andata ogni giorno alla clinica ostetrica. Lunedì avevo una visita di routine, oggi il primo incontro del corso preparto. Nel mezzo, martedì, una visita urgente e fuori programma perché è diventato evidente che ho bisogno di supporto psicologico o quanto meno emotivo. Martedì, peraltro, uscita dalla clinica, sono andata nella adiacente biblioteca e ho letto per tre ore filate libri molto tecnici, in svedese, sull'argomento.
In Svezia funziona così: non esistono cliniche private per partorire, tutti nascono in strutture gestite dallo stato. Ginecologi privati esistono ma praticamente nessuna vi ricorre, a meno, immagino di particolari patologie, necessità, fissazioni. Per tutta la durata della gravidanza, si frequenta, gratuitamente, una clinica ostetrica di riferimento (quella più vicina geograficamente) dove si incontrano solo ostetriche. La mia è a dieci minuti a piedi, dentro ad un centro commerciale, scollegata da qualsiasi ospedale. Se le ostetriche notano qualcosa di cui non si sentono sicure sono esse stesse a metterti in contatto con un ginecologo, che ti visiterà all'interno della stessa struttura, sempre gratuitamente. Se si rendono necessari esami particolari, saranno sempre le ostetriche a farti chiamare dall'ospedale che ti notificherà un appuntamento. Durante la gravidanza non sta mai a noi prenotare visite, e dalle nostre mani non transita nessun risultato di analisi. Tutto quello che hanno misurato, sta nei loro computer e se è tutto nella norma non ne verrai informata direttamente. Dal loro punto di vista, tutto questo è fatto per limitare le tue preoccupazioni. Per chi viene dall'Italia, abituata a portare personalmente i risultati delle analisi al proprio medico, per interpretarli, tutto ciò può causare anche un senso di insicurezza, di mancanza di controllo, ma in generale ammetto che lo stress è inferiore, nonché il tempo necessario a recarsi in vari luoghi per prenotare visite, e ritirare esami. Gli incontri sono regolari e sempre con la stessa ostetrica, circa uno al mese. Le ecografie sono invece molto poche, e in teoria nessuna dopo il 5o mese. Alle visite si prendono piuttosto le misure esterne, si misura il battito cardiaco, si fanno delle analisi del sangue veloci e mirate e sopratutto si parla.
L'ostetrica che ti segue in teoria è sempre la stessa. A me non è andata così, ma credo sia un caso dovuto al fatto che nei mesi estivi molte sono in vacanza e vengono sostituite da colleghe. Ad ogni modo tutte le mie informazioni, anche le cose che avevo menzionato brevemente ed ero certa fossero state dimenticate, stanno nel mio file. Questo file è accessibile da entrambi gli ospedali cittadini dove potrei trovarmi a partorire, a seconda delle disponibilità di posti. Il numero da chiamare in caso di dubbi, di avvio del travaglio o di qualsiasi emergenza è uno solo, che coordina entrambi gli ospedali. L'ostetrica che ti segue in gravidanza non è la stessa che ti segue nel momento del parto, ovviamente, ma se per qualche ragione una si trovasse a sentire che a pelle con questa persona non si instaura un buon rapporto, si può sempre chiedere di sostituirla senza problemi senza dover discutere. In ospedale non si vedranno ginecologi a meno di problemi, ma un medico è sempre presente e così anche un anestesista. Per l'epidurale non c'è da fare richieste particolari e preventive ma se si è molto decise per averne una, può essere bene che questa informazione compaia subito nel famoso file personale, così come altre necessità, paure, preoccupazioni etc. Altre forme di trattamento del dolore sono il gas esilarante, disponibile per tutto il travaglio in tutte le stanze, l'agopuntura (ohibò), una stimolazione con elettrodi (credo si chiami TENS) e delle infiltrazioni di acqua sterile sottocute.
Tempo fa avevo chiesto all'ostetrica, che però era una delle supplenti, del cosiddetto programma Aurora. Si tratta di un programma speciale per le donne che sentono di aver molta paura del parto. Lei tagliò subito corto dicendomi che quel programma aveva posti limitati, e che la precedenza era data a donne al secondo parto che ne avessero avuto uno traumatico prima. Quella risposta mi aveva scoraggiata dal chiedere oltre. Lunedì invece. le mie lacrime a fiume nel momento in cui una giovane apprendista ostetrica mi aveva semplicemente chiesto perché non dormissi, hanno fatto un'impressione maggiore. Sono stata presa molto sul serio. Il giorno dopo mi hanno voluto incontrare di nuovo, sia la mia ostetrica ufficiale, Gunilla, che l'apprendista e mi hanno fatto parlare in inglese, cosa che mi permette di esprimermi più naturalmente. Quel che è venuto fuori, vorrei riuscire a scriverlo presto, per ora mi limito ai fatti concreti: hanno fatto richiesta di iscrivermi al programma Aurora ma mi hanno anche offerto tutta una serie di altri supporti che fino ad allora, per disinformazione mia, pensavo fossero disponibili solo dentro ad Aurora. Ossia, incontri con una psicologa specificatamente formata (che spero di fare presto) e visite informative ad entrambi i reparti di ostetricia dei due ospedali. Questa pare una stupidaggine, ma per me è davvero importante vedere, farmi un'idea prima. In fondo, tutte le immagini che ho nella testa si riferiscono ad altri paesi (gli USA della tele e l'Italia dei racconti, magari pure datati).
Gunilla avrebbe voluto che posticipassi il corso preparto di oggi fino a quando non avessi avuto modo di vedere la psicologa. Probabilmente aveva paura che reagissi male alla vista del celebre filmato esplicativo. Io ho insistito per andarci, perché sento che la causa più grande di preoccupazione viene da quel che non so più che da quello che so, anche se forse agli altri può sembrare strano che mi angusti per non sapere che forma hanno le sedie, i letti, le camicie da notte e le mutande di rete (pure su questo dovrei tornare, ma per ridere).
Dunque ci sono andata. Il corso era tenuto da una ostetrica sulla sessantina, molto calma, molto asciutta nei toni e persino sarcastica: un tipo che si adatta molto bene a me. Io ho più problemi con le persone che sviolinano sulla forza delle donne e si ammantano di toni new-age, nonché ovviamente con quelle dai toni molto bruschi, il tipo "insegnante di educazione fisica" incazzosa. La signora peraltro mi teneva d'occhio, l'ho visto bene, e so che si riferiva a me quando diceva che se qualcuno non se la sentiva di vedere il filmato poteva certo assentarsi. Aveva parlato con Gunilla, lo so perché mi ha passato un foglio che Gunilla si era dimenticata di stamparmi ieri. Su di me è stata messa una bandierina che dice "maneggiare con cura" e non mi dispiace affatto, mi rassicura. Mi rende fiduciosa che a qualcuno importa di come sto dentro.
Il risultato di questi tre giorni è che ho pianto davvero tanto, di notte e di giorno, ho dormito davvero poco, ho parlato, ho pensato, ho letto e ho scritto e sto un po' meglio. So per certo che il "ma su non ci pensare" con me non funziona: io ci devo pensare eccome. So anche che non sempre si trova la persona giusta con la quale parlarne, e penso che se ci fosse stata solo Gunilla, lunedì, nulla di questo sarebbe venuto fuori. Parlarne davvero, al di là delle battute, al di là delle brevi menzioni di ovvie e comuni paure, è difficile perché si sente chiara la pressione sociale a non farla tanto lunga, in fondo partoriscono tutti, da sempre. Devo ringraziare questa ragazza così giovane (apprendista ma già mamma a sua volta quindi non è questione) per aver saputo riconoscere i segnali e aver dato loro importanza.
domenica 3 agosto 2014
Il termometro segna ancora 28 gradi, e 60% di umidità. Ha piovuto stanotte ma adesso c'è di nuovo il sole.Caldo umido e piogge tropicali. Sicuri che questa sia la Svezia?
Non sono molto attiva ultimamente, il caldo mi fiacca in una maniera patetica. Non mi sono trasferita al nord per stare così! mugolo di tanto in tanto, perché sono una piattola.
Ho ricominciato a fare yoga cercando su youtube dei tutorial per lo yoga in gravidanza. Non che ci sia moltissima differenza, perlomeno non ancora, per me. E oggi ho male un po' in tutti i muscoli, segno che sono fuori allenamento in maniera imbarazzante. E mi manca di correre, davvero.
Mi manca l'idea del mio programma di allenamento che aveva mete chiare ed evidenti: correre un pochino di più o un pochino più veloce, ogni volta. Il fatto è che mi è stato detto di dover fare almeno tre ore di esercizio o di sport alla settimana, in gravidanza, adducendo il fatto che non ho molti muscoli, almeno per i canoni svedesi. E però contemporaneamente mi hanno proibito la corsa perché "aver corso tre volte alla settimana da diversi mesi non faceva di me una persona sufficientemente allenata" dunque son rimasta un po' senza alternative - oltre che senza molta stima di me, declassata a pappamolla senza muscoli nel giro di un minuto dall'inizio del mio primo colloquio con l'ostetrica. Perché io non vado in piscina, punto.
In realtà, a sentir l'ostetrica, l'alternativa per me era il nordic walking. Ossia lo sport ufficiale delle casalinghe e delle pensionate del nord-europa, altra bella legnata all'autostima. Mi ha pure dato dei consigli, mi ha mostrato i suoi bastoni e mi ha dato una dimostrazione pratica, nel bel mezzo della clinica ostetrica, ci teneva a farmi vedere che era uno sport di tutto rispetto e non solo per le signore attempate (sì ok però). Che scena surreale. Prima visita e non un prelievo, non un'analisi, solo una dimostrazione di nordic walking, e un bel cazziatone per la mia mancanza di forma fisica da parte di una sessantenne..
Ma il bello era che mentre da una parte mi rimbrottava per essere così fuori forma, dall'altro mi rimbrottavaa pure per il fatto di essere troppo magra (ma quando mai? io? nessuno in vita mia mi ha mai definito magra). Guardando solo il mio peso (lo avevo scritto compilando il modulo di entrata, ma nessuno mi ha pesato, ci avevo pure aggiunto un chilo per portarmi avanti) e non la mia altezza (nanerrima) ha sentenziato che avrei dovuto metter su minimo 16 kg, ma forse anche 20 va'. È seguita lista di prodotti caseari a base di latte rigorosamente intero, niente di quella robaccia light mi raccomando, burro come se piovesse, gelato fatto con la panna e non con il latte, e mi raccomando non ti mettere in testa che siccome sei incinta ora ti devi riempire solo di verdure. Ora ci rido ma in quel momento mi son vista costretta a trasformarmi in una palla (un aumento di 20 kg per me è un aumento del 40% della mia massa corporea, suvvia, siamo seri) e stavo quasi per mettermi a piangere. Al che lei: ma ti vedo preoccupata....dai almeno promettimi che mangi un po' di gelato! Che scena surreale, e due.
Non ho mai più incontrato quella ostetrica e ho un po' l'incubo che mi ricapiti (qui non c'è verso di essere seguiti da una sola persona, va sempre a rotazione ed è una scocciatura) perché chissà come prenderà la notizia che non ho messo su quasi niente, nonostante non abbia mai vomitato e nonostante sia stata preda di una fame assassina e debilitante per i passati tre mesi (ora non mi capita più). In italia magari mi cazzierebbero per il contrario. Quelle che ho incontrato alle visite successive non sono state altrettanto interessate alla mia forma fisica, ma più al fatto di controllare che ci fosse effettivamente un bambino in arrivo - strano eh? Però, peso a parte, sento un po' questa cosa che non faccio abbastanza moto. Sarebbe solo più facile facesse un filo più fresco.
Ecco che torna la piattola.
Non sono molto attiva ultimamente, il caldo mi fiacca in una maniera patetica. Non mi sono trasferita al nord per stare così! mugolo di tanto in tanto, perché sono una piattola.
Ho ricominciato a fare yoga cercando su youtube dei tutorial per lo yoga in gravidanza. Non che ci sia moltissima differenza, perlomeno non ancora, per me. E oggi ho male un po' in tutti i muscoli, segno che sono fuori allenamento in maniera imbarazzante. E mi manca di correre, davvero.
Mi manca l'idea del mio programma di allenamento che aveva mete chiare ed evidenti: correre un pochino di più o un pochino più veloce, ogni volta. Il fatto è che mi è stato detto di dover fare almeno tre ore di esercizio o di sport alla settimana, in gravidanza, adducendo il fatto che non ho molti muscoli, almeno per i canoni svedesi. E però contemporaneamente mi hanno proibito la corsa perché "aver corso tre volte alla settimana da diversi mesi non faceva di me una persona sufficientemente allenata" dunque son rimasta un po' senza alternative - oltre che senza molta stima di me, declassata a pappamolla senza muscoli nel giro di un minuto dall'inizio del mio primo colloquio con l'ostetrica. Perché io non vado in piscina, punto.
In realtà, a sentir l'ostetrica, l'alternativa per me era il nordic walking. Ossia lo sport ufficiale delle casalinghe e delle pensionate del nord-europa, altra bella legnata all'autostima. Mi ha pure dato dei consigli, mi ha mostrato i suoi bastoni e mi ha dato una dimostrazione pratica, nel bel mezzo della clinica ostetrica, ci teneva a farmi vedere che era uno sport di tutto rispetto e non solo per le signore attempate (sì ok però). Che scena surreale. Prima visita e non un prelievo, non un'analisi, solo una dimostrazione di nordic walking, e un bel cazziatone per la mia mancanza di forma fisica da parte di una sessantenne..
Ma il bello era che mentre da una parte mi rimbrottava per essere così fuori forma, dall'altro mi rimbrottavaa pure per il fatto di essere troppo magra (ma quando mai? io? nessuno in vita mia mi ha mai definito magra). Guardando solo il mio peso (lo avevo scritto compilando il modulo di entrata, ma nessuno mi ha pesato, ci avevo pure aggiunto un chilo per portarmi avanti) e non la mia altezza (nanerrima) ha sentenziato che avrei dovuto metter su minimo 16 kg, ma forse anche 20 va'. È seguita lista di prodotti caseari a base di latte rigorosamente intero, niente di quella robaccia light mi raccomando, burro come se piovesse, gelato fatto con la panna e non con il latte, e mi raccomando non ti mettere in testa che siccome sei incinta ora ti devi riempire solo di verdure. Ora ci rido ma in quel momento mi son vista costretta a trasformarmi in una palla (un aumento di 20 kg per me è un aumento del 40% della mia massa corporea, suvvia, siamo seri) e stavo quasi per mettermi a piangere. Al che lei: ma ti vedo preoccupata....dai almeno promettimi che mangi un po' di gelato! Che scena surreale, e due.
Non ho mai più incontrato quella ostetrica e ho un po' l'incubo che mi ricapiti (qui non c'è verso di essere seguiti da una sola persona, va sempre a rotazione ed è una scocciatura) perché chissà come prenderà la notizia che non ho messo su quasi niente, nonostante non abbia mai vomitato e nonostante sia stata preda di una fame assassina e debilitante per i passati tre mesi (ora non mi capita più). In italia magari mi cazzierebbero per il contrario. Quelle che ho incontrato alle visite successive non sono state altrettanto interessate alla mia forma fisica, ma più al fatto di controllare che ci fosse effettivamente un bambino in arrivo - strano eh? Però, peso a parte, sento un po' questa cosa che non faccio abbastanza moto. Sarebbe solo più facile facesse un filo più fresco.
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| non sono l'unica in casa che col caldo si impigrisce |
giovedì 19 settembre 2013
Eccomi per la prima volta ad aver bisogno di un medico qua in Svezia.
Prima differenza con la Germania, al telefono non mi risponde l'infermiera dell'accettazione, ma un lungo messaggio preregistrato che comprendo a fatica. Ci sarà di sicuro il modo di contattare una voce umana ma non ero in vena di tentativi ciechi. Tanto più che mi è parso di capire l'orario di visite senza appuntamento stava per finire quindi mi sono precipitata di persona. Io e la mia carta di identità svedese.
In pochissimi minuti, grazie all'infermiera che parla inglese, mi trovo iscritta alla lista di pazienti dello studio e in coda per vedere un medico. L'attesa vola via - e la cosa mi lascia stupita perché in Germania ci passavo le ore nelle sale di attesa, anche avendo appuntamento, e anche avendo la famosa celeberrima assicurazione medica privata, quella che è per molti ma non per tutti. Soprattutto, lo ammetto, sono andata dal medico piena di pregiudizi, perché tutti gli svedesi che conosco parlano sempre malissimo del sistema sanitario di qua. Non ho modo per confutare, però ecco, le cose oggi sono andate decisamente meglio delle aspettative.
Quando è stato il mio turno, mi sono sentita chiamare con il mio solo nome di battesimo, niente cognome, niente signora. Peraltro, pronunciato perfettamente, altra sorpresa, visto che sul mio (breve) nome zeppo di vocali i nordici ci si incartano sempre. Il medico che mi ha accolto era un signore attempato e che comunque parlava inglese, col solito guizzo di sense of humor locale.
A fine visita, mi ha detto di chiedere alla reception una lista di specialisti che eventualmente posso contattare. Mi aspettavo che avesse inviato al computer della reception anche la solita ricetta da portare in farmcia. Alla fine, non ricevendo niente ho dovuto chiedere esplicitamente: ma la mia ricetta? Ah, mi fa l'infermiera con un sorrisone, quella è inviata direttamente via computer...al computer della farmacia. Di quale farmacia? Di qualsiasi farmacia! Allora basta che vado lì e dico il mio nome? Eh già - sorrisone - basta che vai lì e gli fai vedere...no, non me lo dica, mi lasci indovinare: la carta di identità svedese!
Devo essere sembrata scesa dalla luna, o arrivata direttamente da un paese amish. Ma che figata! pensavo uscendo, ricambiando il sorrisone. Che ci posso fare, basta poco a svoltarmi la giornata.
Prima differenza con la Germania, al telefono non mi risponde l'infermiera dell'accettazione, ma un lungo messaggio preregistrato che comprendo a fatica. Ci sarà di sicuro il modo di contattare una voce umana ma non ero in vena di tentativi ciechi. Tanto più che mi è parso di capire l'orario di visite senza appuntamento stava per finire quindi mi sono precipitata di persona. Io e la mia carta di identità svedese.
In pochissimi minuti, grazie all'infermiera che parla inglese, mi trovo iscritta alla lista di pazienti dello studio e in coda per vedere un medico. L'attesa vola via - e la cosa mi lascia stupita perché in Germania ci passavo le ore nelle sale di attesa, anche avendo appuntamento, e anche avendo la famosa celeberrima assicurazione medica privata, quella che è per molti ma non per tutti. Soprattutto, lo ammetto, sono andata dal medico piena di pregiudizi, perché tutti gli svedesi che conosco parlano sempre malissimo del sistema sanitario di qua. Non ho modo per confutare, però ecco, le cose oggi sono andate decisamente meglio delle aspettative.
Quando è stato il mio turno, mi sono sentita chiamare con il mio solo nome di battesimo, niente cognome, niente signora. Peraltro, pronunciato perfettamente, altra sorpresa, visto che sul mio (breve) nome zeppo di vocali i nordici ci si incartano sempre. Il medico che mi ha accolto era un signore attempato e che comunque parlava inglese, col solito guizzo di sense of humor locale.
A fine visita, mi ha detto di chiedere alla reception una lista di specialisti che eventualmente posso contattare. Mi aspettavo che avesse inviato al computer della reception anche la solita ricetta da portare in farmcia. Alla fine, non ricevendo niente ho dovuto chiedere esplicitamente: ma la mia ricetta? Ah, mi fa l'infermiera con un sorrisone, quella è inviata direttamente via computer...al computer della farmacia. Di quale farmacia? Di qualsiasi farmacia! Allora basta che vado lì e dico il mio nome? Eh già - sorrisone - basta che vai lì e gli fai vedere...no, non me lo dica, mi lasci indovinare: la carta di identità svedese!
Devo essere sembrata scesa dalla luna, o arrivata direttamente da un paese amish. Ma che figata! pensavo uscendo, ricambiando il sorrisone. Che ci posso fare, basta poco a svoltarmi la giornata.
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