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giovedì 2 febbraio 2012

Di recente ho scoperto che provo un'ammirazione sconfinata e persino una certa invidia verso un paio di persone che mostrano un'attitudine positiva ed energetica verso la vita e gli altri.
Non è solo che sono più socievoli o estroverse di me. Infatti ci sono molte persone socievoli che non mi danno le stesse sensazioni e mi lasciano piuttosto il dubbio di essere magari persone superficiali o poco sincere. Io parlo di un paio di rari casi in cui si nota che una persona ha proprio uno sguardo positivo sul mondo. In particolare una ragazza. Tutti le sembrano possibili amici perché vede il buono in ognuno di loro. Non pensa mai che sotto o dietro di loro possano celarsi aspetti negativi: non lo pensa non perché sia stupida e non lo ritenga tecnicamente o statisticamente possibile, ma perché non le interessa, non ha paura di questa eventualità, se si presenterà la affronterà ma non è il caso di porsela a priori. È una persona coraggiosa, sicura di sé, tanto che si vede che non si cura dello sguardo degli altri, si può permettere di sembrare eccentrica e allo stesso modo non verrà disturbata, né interessata, dalle eccentricità degli altri. La sua risposta in generale è la risata. Ride molto di se stessa, ma senza che questo le causi contraccolpi di autostima. Ride degli altri, senza cattiveria, perché in fondo la vita è una commedia. Niente le sembra impossibile. La sua voce è alta. I suoi vestiti sono colorati e bizzarri. I suoi capelli sono arruffati e luminosi come la criniera di un leone, e per firmarsi infatti lei stilizza una figurina di donna dai capelli pazzi.
Il suo passo nel mondo è la corsa. Lo sport sta nella sua vita non come competizione, nemmeno con se stessa, ma come respirare. Credo sia per questo che tutti la amano persino quando è brutalmente sincera: i suoi giudizi negativi non sembrano interpretazioni cattive della realtà ma semplicemente quiete descrizioni dei fatti come stanno, e per quanto basiti o sorpresi, nessuno è davvero in grado di contrastarle o bollarle per cattiverie. Infatti non bisogna confondere questa ragazza con le tante che riempioni i diari di cuori e fiori, di rosa e giallo, che scrivono carinerie, che si scambiano foto di gattini nei cappelli e di bambini paffuti. Non si tratta di un ottimismo alla pollyanna, qui. Si tratta di un ottimismo combattivo, guerriero, persino maschile (non c'è troppa cura delle apparenze, per quanto la bellezza non manchi). Se qualcuno lancia un commento negativo su chiunque altro non sia a tiro, lei porge subito una difesa quieta e inoppugnabile, che mette fine alla questione.
È tutto quel che vorrei essere e non sono. È il mio contrario esatto. La bontà mi è sempre sembrata sinonimo di stupidità. Parto sempre prevenuta. Ho paura di tutti. Immagino lati oscuri ovunque. Il mio passo è silenzioso e lungo i muri. Invece di essere eccentrica, vivace e chiassosa, vorrei essere invisibile, confondermi con l'ambiente, non sembrare diversa dagli altri.
Sono una persona negativa.
Mi è stato fatto notare che persino i miei interessi sono negativi. Mi appassionano le storie di delitti, la descrizione dei lati oscuri della mente umana. Leggo spesso i racconti di famiglie dove si litiga e non ci si rispetta, e spesso ho detto di essere "affascinata dalla psiche umana". Rimugino molto su quel che sta sotto, o dietro le cose, e lo immagino sempre al peggio. Sono pessimista. Sono piena di rabbia. Vorrei tanto piacere agli altri salvo poi scoprire che loro non piacciono a me, e sconfinare nell'esatto opposto.
Ovvio che l'educazione conti. Mi immagino che queste persone positive abbiano alle spalle famiglie numerose e chiassose e allegre. Che siano state educate a vedere il buono. Io poi dico: non posso mica cambiare e cominciare a vedere tutto rosa! E anche questo è pensiero negativo, pessimista, oscuro.
Invece di cambiare il mio sguardo, vorrei che cambiassero le cose, che divenissero più simili a come vorrei vederle. Ma non sono più così ingenua da non vedere che sono io a rendere le cose in un certo modo, ormai è la statistica che mi dice questo, dopo 30 anni in cui un certo pattern si ripete comincio a capire che sono io e non il destino a determinarlo.