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domenica 27 agosto 2017

give me nights of solitude, red wine just a glass or two

Questa è stata un'estate atipica, fredda ma serena. Una lunga fila di giorni con 20 gradi e qualche nuvola, che noi abbiamo comunque passato in shorts e maglietta, in giro lungo questa bella costa piena di isolette meravigliose e parchi. Abbiamo però anche corso molto, fatto molto fai-da-te per rinnovare casa, usato molto la macchina per cucire, guardato molte serie tv, mangiato troppi gelati e bevuto troppo vino.

La settimana passata in Italia è stata impegnativa: non ero fisicamente pronta per quel caldo. È surreale trovarsi di colpo a tenere le tapparelle giù per tener fuori il calore, quando qui l'abitudine è esattamente l'opposta. È surreale trovarsi di colpo a passare le ore centrali del giorno in ozio dentro casa, perché fuori c'è troppo sole per la nostra pelle chiara, quando qui sono esattamente le ore in cui facciamo in modo di non essere mai in casa. Di colpo ci si sente più pigri durante il giorno e più svegli la sera, quando però restiamo stupiti che sia così buio e così presto.

Tornare in Toscana è sempre un po' surreale, d'altra parte, per altre ragioni. Ci sono le persone e ci sono i luoghi, e tutto quello che sta in mezzo, quello che le persone fanno dei luoghi. Tutto mi é familiare eppure alieno, tutto mi fa bene e mi fa male insieme. Tutto è bello eppure maledetto, perché l'ho perso, in un certo senso. Però si cerca di prendere il bello, che è tanto, perché come dice lei vivere in più mondi è privilegio e condanna. E allora ci si trova su una lunga strada di curve, sotto un cielo turchese, tra le pietre di paesini medievali, fino  ad una piscina azzurra incastonata in una campagna di viti e di olivi. Su un tavolo che guarda tutto questo, si mangia, tra le altre buonissime cose di questo pezzo di mondo, il pane che si è quasi dimenticato, quello che non esiste altrove, quello cui pensava pure Dante in esilio (e tu saprai sì come sa di sale...). Il mio però non è un esilio, più uno sparpagliarsi.



E adesso è quasi settembre, il mese che più amavo, un tempo, il mese dei fichi e del ritorno a scuola, che io ho sempre vissuto come una cosa bella. Sissa è tornata a scuola prendendosi qualche giorno di sconforto e tristezza, perché non ama le novità e quest'anno ha trovato tutto nuovo al suo rientro. Per tirarci su di morale abbiamo fatto torte e calciato palle, sì anche qui dentro casa dove non si potrebbe, abbiamo comprato qualche nuovo libro da leggere la sera e delle scarpe nuove, rosa. Anche per me quest'anno si parla di ritorno a scuola, e ho un'ansia che mai prima d'ora. Per tirarmi su ho corso otto chilometri, fatto pancakes per colazione e mi sono comprata un vestito, rosso.

Sarà bello e sarà molto duro, questo anno che ci aspetta, specie per noi che siamo ancora un po' sparpagliati dentro.

venerdì 25 agosto 2017

Didn't I tell you everything is possible in this deja vu?

In Svezia si dice che, a meno di vivere in una di quelle zone residenziali fatte di villette con giardino, non è facile avere rapporti coi vicini di casa. La mia esperienza finora è stata diversa, chissà se per mera aberrazione statistica, oppure se davvero ci sono là fuori tante realtà come questa in cui vivo.

Vivo in un complesso di oltre 650 appartamenti, distribuiti su molte palazzine a tre piani (sette appartamenti per scala) che sono a loro volta disposte come su un lungo serpente. Nelle anse di questo serpente ci sono spazi comuni: giardini, parchi giochi, casupole per la lavanderia, la palestra, le feste private. Questi spazi comuni sono, come sempre qui, gestiti dall'associazione dei condomini e quindi sovvenzionati dalle nostre quote mensili, assieme agli eventi stagionali e alla manutenzione regolare e straordinaria.

Il giardino e il parco giochi su cui si affaccia il mio appartamento è molto più frequentato degli altri e pare essere popolato perlopiù da famiglie con bambini che hanno deciso di intessere rapporti più stretti della media. Ogni giorno di bel tempo, se mi affaccio posso contare tra i 10 e i 30  bambini. Alcuni dei genitori sono particolarmente determinati e organizzati e montano sui prati coperte da picnic per la merenda e piscinette gonfiabili, e si portano dietro enormi ceste di giochi da esterno e da sabbia. I giochi spesso restano lì tra un giorno e l'altro e chiunque può usarli, però nessuno se li porta via, cosa che trovo molto bella. Questi genitori che passano la gran parte delle loro giornate libere fuori coi bambini hanno creato una specie di circolo compatto e i loro figli praticamente crescono come in un gruppo.

Noi siamo qui da meno tempo e siamo anche dei noti timidoni quindi ci abbiamo messo un po' a unirci a questo gruppo. Ci siamo forzati pure un po' e lo abbiamo fatto soprattutto perché Sissa è figlia unica e nei lunghi mesi d'estate in cui non andava a scuola aveva evidente bisogno di socialità. Una sera è stata anche organizzata una cena in giardino: sono state montate tende e gazebo, si sono accesi gli svariati barbecue del vicinato e ognuno ha portato qualcosa, mentre lo sciame dei bambini correva tutto intorno. Adesso ci conosciamo meglio ed è ancora più facile fare due chiacchiere quando ci troviamo fuori. Crescendo spero diventi più facile lasciarla fuori da sola, visto che è uno spazio dove non transitano auto e passa solo chi vive qui.

Mi piace che possa stare all'aperto: quando sono in visita dai miei mi rendo conto di quanto raro sia in quella zona vedere bambini fuori, mentre quando ero io ero piccola passavamo tutti i pomeriggi in strada senza problemi. Anche gli asili e le ludoteche hanno poco spazio all'aperto e quasi sempre è cementato e coperto da un panno sintetico. Ho parlato con una educatrice che lavora in una scuola lì vicino, che invece ha un bel parco moderno fuori, e mi ha detto che comunque molti genitori preferiscono che non li facciano uscire, per paura si sporchino o sudino. È davvero così?

Non avrei mai osato sperare che mia figlia potesse avere un'infanzia così, non vivendo in una grande città di un paese del Nord, e sono davvero grata che sia possibile. Ecco una ragione in più per cui non abbiamo nessun progetto di trasferirci, come tutti si aspettano da una famiglia svedese con prole, nel noioso quartiere delle villette!