Sono andata a correre con la mia maglietta dell'Italia, ieri, cosa che faccio spesso, sia chiaro, non era per via della partita. Dei ragazzini dalla pelle scura mi hanno apostrofata in svedese "Italien vann igår!" ed io ho sorriso.
I mondiali mi riportano sempre al 2006, col pensiero. La prima maglietta la comprai quell'anno - era diversa da quella che avevo oggi, perché ha tre stelle sullo stemma invece che quattro, ovviamente. Quella di allora, quella con tre stelle, di un colore più chiaro, azzurra davvero e non blu, la trovai in un negozietto di roba improbabile, per puro caso, uno di quei caldi pomeriggi di giugno in cui la Germania tutta si era scoperta orgogliosa dei suoi colori. Me lo ricordo come fosse ieri, che mentre mi provavo la maglietta, dalla finestra del negozio vedevo che in strada erano scesi i tifosi tedeschi che celebravano la vittoria di una loro partita appena finita. Tutte le auto avevano una o più bandierine tedesche, tutte le case ne avevano messa su una. In Germania, per ovvie ragioni, non era mai stato vista di buon occhio l'idea di mostrare sentimenti troppo patriottici, per loro quella di quei modiali del 2006, organizzati in casa, era stada una vera e propria liberazione. Peraltro, i tedeschi non facevano caroselli dopo le prime vittorie, cominciarono dopo che i tanti immigrati delle varie nazionalità (ma soprattutto italiani) avevano dato l'esempio.
Fino a che le partite andavano avanti nei vari gironi, l'atmosfera al lavoro era stata tranquilla. Io facevo il fantacalcio con la mia collega tedesca N. e poi guardavamo le partite in piazza, sul megaschermo, nella bolgia più assoluta, bevendo litri su litri di radler. Poi era diventato chiaro che Italia e Germania si sarebbero incontrate in semifinale, e nei giorni precedenti lo scontro gli spunti per litigare si moltiplicavano. Questa partita Italia-Germania pare avere sempre una portata maggiore delle altre, sia su un fronte che sull'altro. Si sprecavano le offese, le litigate, le catene di mail con battutine su una squadra o l'altra. al lavoro, partecipavano anche quelli degli altri paesi, schierandosi da una parte o dall'altra per varie ragioni.
La mattina della partita, andai al lavoro con quella famosa maglietta.
Per strada fui salutata da quasi tutti i tedeschi che incontravo, con mille sorrisi. Al lavoro ero l'unica italiana ad indossarla. N. aveva invece indossato la sua maglietta della Germania. Ci hanno visto abbracciarci ridendo quando ci siamo trovate per caso di fronte l'una all'altra, sorprese per aver avuto la stessa idea. Ho sentito un mio collega commentare che era una bella scena. E un altro sottolineare che ero l'unica che aveva avuto coraggio. Gli altri miei colleghi italiani, quelli che magliette simile se le sarebbero messe eccome il giorno
dopo, avevano evitato.
Dopo la partita ci furono caroselli in città fino a notte fonda, traffico completamente bloccato, compresi i tram. A me, in tutta onestà passò la voglia di festeggiare. Perché mi ricordavo ancora bene come ci si sente quando si viene eliminati, quando finiscono i giochi...l'aria di silenzio surreale che c'era in città dopo quella partita con la Corea, per esempio! Ecco, mi immaginavo come ci saremmo sentiti se quel pomeriggio, tornando mesti a casa dai vari megaschermi, ci fossimo imbattuti in orde di coreani felici che ci impedissero di procedere con la macchina, parandosi di fronte alla nostra auto con una grande bandiera della Corea..in Italia! Ecco, mi pareva che fosse il caso di ricordarsi che eravamo in Germania dopotutto, e un minimo di rispetto per il dolore altrui potevamo anche mostrarlo, pur festeggiando.
Qui in Svezia le cose sono molto diverse, mi rendo conto, l'altra sera non si è sentito assolutamente nulla. La comunità italiana è molto ridotta rispetto alla Germania. Eppure non credo di entrare mai in un negozio del centro senza sentire pezzi di conversazioni italiane intorno a me. Diciamo che quelli che ci sono sono in ogni caso molto più silenziosi. Si fa fatica anche ad aggregarli, gli
italiani, perché spesso si ha la sensazione che molti preferiscano
evitare.
E dunque, ieri sono uscita con la mia maglietta sollevando un bel po' di sguardi sorpresi...qui la maglietta azzurra la vedi quasi sempre addosso ad iraniani che vogliono spacciarsi per italiani! Ci hanno fatto anche un film (per me) esilarante: Ciao Bella.