Pagine

domenica 9 marzo 2014

Anne-Marie Slaughter: why women still can't have it all

È l'otto marzo. Qua in Svezia non si esce con le amiche, non si ricevono mimose e in linea di massima che sia l'otto marzo non se ne accorge nessuno per le strade. Però la giornata è riconosciuta e diventa più questione di dibattiti che di effetti commerciali.

Giusto un anno fa  ho avuto modo di ascoltare una conferenza che mi ha fatto molto riflettere. A parlare era Anne-Marie Slaughter, che era stata precedentemente al centro di una piccola bufera in stile "femminismo e fastidio" e aveva in seguito scritto un libro in merito e cominciato a girare il mondo per parlarne.


Non ho trovato la stessa identica conferenza cui ho assistito, ma ne ho trovata una in cui sostanzialmente vengono discusse le stesse cose.



Nel 2009 A.M. Slaughter fu nominata Director of Policy Planning da Hillary Clinton, allora Segretario di Stato degli US (un equivalente del ministro degli esteri e della giustizia) sotto la prima amministrazione Obama. In questo modo, la Slaughter divenne la prima donna nella storia ad ottenere questa posizione. Nel 2011, alla scadenza del periodo canonico di due anni durante il quale si può chiedere l'aspettativa dal lavoro per ricoprire un incarico pubblico, la Slaughter decise di non prolungare il suo periodo a Washington e di tornare invece al suo incarico alla Princeton University. Rimanendo comunque consulente del Dipartimento di Stato. La decisione di tornare a Princeton non fu solo basata sul fatto che oltre i due anni di assenza avrebbe perso il posto professore, ma anche "sul suo desiderio di poter stare più tempo con la sua famiglia, perché si era resa conto che bilanciare un alto incarico governativo e i bisogni du due figli adolescenti non era possibile". Nel 2012, dopo un anno di dubbi, Slaughter si è convinta a scrivere l'articolo "Why Women Still Can't Have it All" pubblicato da The Atlantic. L'articolo riscosse un enorme interesse, suscitando un dibattito che raggiunse infine la prima pagina del New York Times ed i media di tutto il mondo.

È stato a questo punto che per la prima volta sentii parlare di questa donna. Mi ricordo però solo i titoli di qualche articolo e forse un'eco dalla CNN in sottofondo in casa, un pomeriggio. La mia percezione, allora, fu interamente sommersa dal concetto che molti giornali fecero passare: una donna che dice coniugare lavoro e carriera non è possibile, e rinuncia alla seconda. Plauso dei tradizionalisti. Ira delle femministe. E sdegno mio, perché di certo non avevamo bisogno di una storia come quella.

E invece ne avevamo bisogno.

Primo, era ingiusto farla passare per una che rinunciava alla carriera, visto che di fatto tornava a fare il professore universitario, e quindi a vivere nella città dove erano rimasti suo marito e i suoi figli - non a casa a far la calza, come si suol dire.
Secondo, Slaughter non ha davvero lasciato a metà un incarico, come certi titoli ti facevano pensare, l'ha portato a compimento, ha solo declinato l'offerta di prolungare il contratto.
Terzo, è normalissimo lasciare dopo i due anni. Anche la maggior parte degli uomini che prima di lei avevano avuto quell'incarico, dopo due anni erano tornati a fare quel che facevano prima. Questo perché raramente venivano confermati, mentre lei lo è stata. E anche perché dopo due anni il lavoro precedente non ci sarebbe più stato. Ma di quegli uomini nessuno ha parlato.

Una volta fissate queste importanti precisazioni, ho potuto ascoltarla senza pregiudizio. E ne aveva di cose da dire!
  
It made people talk
Partiamo dalle critiche al titolo "perché le donne ancora non possono avere tutto": lei stessa ammette che fosse forse fuorviante. Ma ha avuto l'effetto di far parlare e tanto, e quindi era un titolo efficace. Un'espressione più articolata e meno tranciante forse sarebbe passata inosservata. E di far parlare c'è ancora tanto bisogno.

I owe it all to the women before me
Riguardo all'accusa che di fatto avesse danneggiato la causa femminista, ha avuto parole molto equilibrate. Ha ammesso che le donne prima di noi hanno avuto barriere più alte da vincere, e regole più dure con cui confrontarsi. Forse hanno dovuto calpestare alcune parti di loro stesse per arrivare là dove prima di loro c'erano solo uomini - e grazie a questo fatto, altre donne hanno potuto seguirle. È opinione diffusa che siano i capi donna single ad essere meno collaborative con le impiegate che annunciano maternità. Ma invece di assumere una posizione di scontro, da donne contro donne, Slaughter sottolinea come possa essere difficile per quelle prime donne accettare che adesso non debba più essere necessario calpestare quelle parti di sé (rinunciare alla famiglia, ai figli, ad espressioni di femminilità) per ottenere la stessa stima o gli stessi risultati. Il mondo è cambiato e migliorato parecchio nel frattempo e forse loro non sono in grado di accettare il fatto che i loro sacrifici non siano più riconosciuti come necessari. Ma non dobbiamo dimenticarci che senza quei loro sacrifici la voce delle donne non sarebbe mai entrata in certe stanze.


flexibility is essential
alla fine, al di là dei diritti e delle necessità dei singoli, è nell'interesse del datore di lavoro aumentare la flessibilità. La flessibilità è importante. Non è ovunque possibile nella stessa misura, ma dovrebbe essere ovunque una linea guida. Perché alla fine, è un problema del datore di lavoro perdere un impiegato/a di valore perché non si è trovato il modo di trattenerlo. Mettere le riunioni importanti  in orari accessibili ai genitori, dar loro libertà di lavorare fuori dall'ufficio se necessario, dir loro in pratica "non mi porta dove e come lo fai, finché il lavor è fatto in tempo e fatto bene".

this is not only a woman issue, this is a human issue
questo è secondo me il messaggio più importante. Non c'era nemmeno un uomo ad ascoltarla, ma Slaughter non parlava solo alle donne, perché è evidente che i problemi di una famiglia rispetto al lavoro coinvolgono uomini e donne, sono problemi di una società non di un genere. Ci sono i padri delle donne per esempio, che hanno magari orgogliosamente investito nella carriera delle loro figlie, che le hanno spinte a laurearsi, a credere nelle loro capacità, e che di certo non possono dirsi soddisfatti nel saperle sottoimpiegate o disoccupate a causa di una maternità che evidentemente saranno i primi a non considerare solo un loro sfizio. E poi ci sono i padri che lavorano, i mariti delle donne che lavorano, i padri che son cresciuti in un mondo un po' diverso e che vedono nel loro essere padri una parte fondamentale della loro vita: anche loro hanno diritto ad un ambiente lavorativo che consenta loro di occuparsi dei figli, un ambiente lavorativo dove si possa se necessario implementare anche la loro necessità di non fare riunioni a tarda sera, o alle sette di mattina, perché al di là della routine casa-scuola c'è semplicemente la voglia di passer del tempo coi bambini.

fathers do not have it all either
infatti nemmeno gli uomini possono avere tutto, al momento. Anche loro scontano la mancanza di congedi parentali. Ma soprattutto scontano il problema di venir considerati meno che uomini (in molti ambienti lavorativi è così e comunque Slaughter parla degli USA) per chiedere il diritto a veder crescere i loro figli.

the macho culture has to change
È arrivato il momento in cui davvero lasciarsi alle spalle vestigia che non aiutano nessuno e danno solo alibi a comportamenti che alla fine danneggiano tutti, famiglia e impiego, uomini e donne. Saughter lo chiama "trovare il tipping-point" il punto in cui di colpo si dice basta e si capovolge il paradigma. Fa l'esempio del fumare in pubblico. Quel che era normalissimo in passato (fumare a cena, al cinema, nei pub) già pochi anni dopo del divieto generale pare un lontanissimo e improbabile ricordo. Eppure ai tempi la resistenza fu tenace.
È segno che volendo si possono cambiare le cose, con un aiuto significativo del legislatore.

women also have to change
ma anche le donne devono abbandonare quelle parti di quella cultura dalle quali si sentono più rappresentate e persino protette. Le donne devono imparare a delegare e accettare che non saranno più l'unica figura di riferimento dei figli: e questo non sarà un sacrificio, ma una vittoria, il segno che una coppia di genitori ha funzionato al meglio! Eppure lei stessa racconta dello strano moto di gelosia nel sentire i suoi figli chiamare il padre svegliandosi la notte - e ha dovuto ricordare a se stessa che non c'era nessuna accusa in questo al suo ruolo di madre. Le donne devono poi anche accettare che le cose che erano in passato solo di loro (purtroppo) pertinenza non vengano fatte solo esattamente come le farebbero loro. Spesso sono le donne a portarsi addosso standard assurdi, confrontandosi idealmente con l'ideal di angelo del focolare ereditato e con quello di manager competitiva e indipendente che hanno imparato crescendo. È l'ora di smetterla di farsi del male da sole!
  why in europe, where they have more benefits, women still are a long way from equality?
infine è necessario sottolineare che in USA la situazione è immensamente peggiore che in Europa riguardo ai benefici sociali. Per esempio, non esiste il congedo maternità e molte donne ricorrono "all'elemosina" dei colleghi-amici che cedono loro le loro ferie per permettere di mettere insieme un periodo sufficiente a farle tornare al lavoro (promettendo di ricambiare il favore). Eppure, nei luoghi di lavoro e nella società, sono accettate molte forme di sessismo che in USA ti porterebbero dritto in tribunale. 
 Io penso che questo da un lato non ci dica nulla di nuovo, perché le defferenze di wellfare tra europa e stati uniti hanno profonde radici culturali, dall'altro ci debba far riflettere sul fatto che i divieti producono segni più visibili dei benefici, quando si tratta di cambiare l'aspetto della società. (Esempio ne è il divieto di fumo, dopo decenni di campagne di sensibilizzazione). Ma i cambiamenti veri, quelli che accadono nel cuore delle persone, non discendono né dagli uni né dagli altri, o perlomeno non solo. Si tratta di contnuare a scuotere la barca finché non si raggiunge il tipping point, si tratta di continuare a sperare che il futuro sarà meglio del passato, per il semplice fatto che avremo collettivamente vissuto e sperimentato di più. Si tratta di cominciare a cambiare noi stessi, e la nostra famiglia, contemporaneamente continuando a far sentire la nostra voce anche fuori.

1 commento:

  1. ah, comunque ho guardato questo video 3 volte e l'ho girato ad un paio di mie amiche.
    Dio la benedica per aver detto che gli italiani hanno una produttività/ora maggiore degli americani (sei mai stata in una scuola americana? Pauuuuuura! Io ricordo 40 minuti passati ad aspettare che qualcosa succedesse e la lezione finalmente iniziasse. Al 45esimo abbiamo sgomberato spostandoci in un'altra aula) e che si prendono le ferie!
    Oggi un mio compagno di corso di olandese ha detto che lavorare il weekend è fondamentalmente sbagliato, che la vita è fatta per essere vissuta, non per accumulare geld, geld geld. Off topic, ma mi ha fatto sorridere.

    RispondiElimina