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venerdì 5 dicembre 2014

Strike the harp and join the chorus fa la la la la, la la la la

Io non ho mai creduto a Babbo Natale.

Ora, mi pare ovvio che questo, più che a vedere con le mie precoci doti di debunking, deve aver avuto a che fare con l'approccio educativo dei miei genitori. Quelli che mi facevano ascoltare Vivaldi in culla, per intenderci, e che avevano dichiarato fuorilegge il tv-color. (Nel senso che, quando finalmente avevano capitolato e ce l'avevano lasciata guardare, la televisione, che come diceva Popper era una cattiva maestra, per rendere l'esperienza meno piacevole e addictive avevano optato per un 14 pollici in bianco e nero, i sadici). (Che i puffi erano blu ci ho messo anni a capirlo).

D'altra parte, non dipendeva solo dai miei. Nella famiglia allargata regnava infatti una certa confusione in merito alle tradizioni natalizie, e nella generale mancanza di coerenza era più difficile convincersi della veridicità di una o dell'altra. Per esempio, i miei nonni paterni e alcuni prozii parevano intendere che i regali li portasse Santa Lucia, col ciuchino. Ora, già che Santa Lucia era il 13 e non era nemmeno vacanza, ma chi lo aveva mai visto 'sto ciuchino?
Gli altri nonni invece, mi pare che ogni tanto menzionassero una qualche responsabilità di Gesù Bambino nella faccenda. Che cosa ti porta Gesù Bambino? era una frase che mi pare mi venisse rivolta non solo da loro, ma anche da altre persone nei loro dintorni. Ed io non credo di averli mai presi alla lettera. Dopo tutto, Gesù Bambino era un infante che il giorno di natale compariva nella mangiatoia del presepe, e aveva tutta l'aria di essere quello cui i doni venivano portati, non viceversa. Lungi da me mettere in dubbio i poteri sovrannaturali del divino, almeno a quell'età, ma ecco, diciamo che al massimo potevo accettare una sua intercessione, ma che i regali venissero nella pratica da mamma e babbo, a me pareva piuttosto chiaro. Tant'è che di letterine non ne ho mai scritte, a chicchessia.
Quanto a Babbo Natale, avendo fatto l'asilo dalle suore non credo egli fosse contemplato nelle recite e nei saggi finali. Alla televisione lo si vedeva, ma che c'entra, alla tele si vedeva pure il pupazzo Uan. O Mimì Ayuara. Cioè, non è che non sapessi cosa fosse, ma non avevo idea che fosse qualcosa in cui credere.

Ho un paio di ricordi che dimostrano come io, rispetto alla questione fossi più che altro perplessa.
A sei anni facevo ginnastica artistica (vabbè diciamo che ogni settimana mi recavo là dove altri facevano ginnastica artistica e mi mettevo un body dai colori improbabili) e quel Natale ci fu come sempre il Grande Saggio delle classi di ginnastica. A fine serata, mentre me ne sto seduta in mezzo ad altre bambine in un angolo della palestra, ecco spuntare DUE tizi vestiti da babbo natale muniti di sacco di doni, con lo scopo di distribuire un regalino ad ogni allieva, Mentre li vediamo cominciare la distribuzione, chiedo ad una mia compagna coetanea: ma chi sono quelli? E lei: Babbo Natale!  Ed io, ripeto: sì ok, ma chi sono davvero? Al che questa povera bambina mi guarda con totale stupore e insiste che sono babbo natale, davvero! Ora, io già allora tendevo a dubitare di me, quindi forse forse mi avrebbe anche convinto che non ci avevo capito un ciufolo come sempre, ma cavolo, erano DUE. Fattele due domande tesoro.

Un altro ricordo era a scuola, la prima o la seconda elementare al massimo, durante un intervallo. è un ricordo molto vago, ma insomma, deve essere scoppiata tra due bambini la discussione in merito al signore ciccione con la barba ed era saltata fuori la frase derisoria "tizio crede ancora a babbo natale!". Ecco il mio ricordo è di aver pensato: ma in che senso ancora? Ora il mio senso di inappartenenza ha radici lontane e il mio ricordo era appunto: ma perché sembrano tutti capire di cosa cavolo si sta parlando...tranne me?

E insomma, per me babbo natale, il ciuchino, gesù bambino erano tutti modi di dire, i regali li facevano comparire i genitori la mattina di natale, senza manco fare troppo show, e finita lì. Erano tanti e molto graditi, non vi immaginate scene da libro cuore, che questa bimba non ha sofferto. Attendevo la mattina di natale con molto entusiasmo ed anticipazione. Solo che, nella fase in cui i miei coetanei cominciavano a smettere di crederci, tutto quel parlare di una questione che pareva oggettivamente spinosa (le frasi evasive delle maestre, le lacrime di qualche bambino deriso...) mi portò a voler chiedere numi a mia madre.
"Mamma, ma Babbo Natale esiste?"
La genitrice, che ora si giustifica dicendo "è perché insegno filosofia, che pretendi?", mi disse:
"Se a te fa piacere crederci, sì"
Ottima risposta, per carità, se io ci avessi mai creduto e avessi ancora capito dove stesse il punto.

Con la Befana, invece, il parentado si uniformava nella versione ufficiale, quella che vedeva la vecchia sulla scopa che depositava dolci e giocattoli e dunque, stranamente, a quella penso di averci creduto, per un po'.
Solo che il 6 gennaio mia mamma appendeva le "calze" sotto al boiler della caldaia. Perché non avevamo il camino. Camino che peraltro era un tasto dolentissimo in quegli anni, perché era un po' l'oggetto del desiderio della famigliola media anni ottanta, e noi eravamo gli unici tra i nostri vicini a non averlo, per problemi sorti durante la costruzione dello stabile. Una ferita aperta per mia madre, che aveva un conto in sospeso col costruttore (un palazzinaro della perggior specie). Ma non divaghiamo: calza appesa alla caldaia, dalla quale partiva un tubo che spariva nel muro. Ed io facevo colazione ogni giorno seduta al tavolo fissando questa caldaia sul muro opposto della cucina e pensavo che non c'era verso che una vecchietta per quanto magica riuscisse a farvi passare qualcosa attraverso. (Tanto più che ogni tanto ci finiva dentro qualche volatile, nel tubo, e non ne usciva né morto né vivo, una storia atroce) Quindi anche la befana è stata archiviata piuttosto presto.

Ora, io non so come declinare tutto ciò nella mia futura genitorialità ma non ho dubbi che qualche scompenso lo creeremo, con queste premesse.

6 commenti:

  1. Qui dove abito ora, passa Sinterklaas (http://en.wikipedia.org/wiki/Sinterklaas).
    Si tratta di un anziano vestito da vescovo, che distribuisce ai bambini regali. O meglio, li fa distribuire dal suo "schiavo negro" dal nome di Zwarte Piet, che si cala dal camino mentre il santo se ne sta appollaiato sul suo cavallo in cima al tetto.
    Da qualche anno sia in Belgio che in Olanda ci sono delle polemiche su questo personaggio. Per i locali però la questione manco si pone: insistono a dire che non c'è niente di razzista nell'intera faccenda.
    Io mi rendo conto che mettere in questione le tradizioni a cui siamo attaccati fin da bambini non è facile. Stavo quasi per litigare con un mio collega l'altroieri perchè lui diceva di non avere la più pallida idea del perchè Zwarte Piet fosse nero. Con tanto d'occhi e un tono che speravo suonasse ironico gli ho chiesto "davvero non sai perchè?" e lui mi ha risposto in tono categorico che no, non ne ha idea. Siccome c'erano gli stagisti lì ad assistere, ho ritenuto di sorvolare, ma diciamo che è una bella ingenuità voler ignorare che questo personaggio sia un retaggio del passato coloniale e schiavista del proprio paese!
    Sono convinta che moltissimi olandesi e belgi che parlano di Sinterklaas ai loro bambini non lo fanno con intenti razzisti. Mi rendo però anche conto che se qualche famiglia di immigrati si sente in un qualche modo "offesa" forse è il caso di farci una pensata. Personalmente il rispetto delle persone con le quali dividiamo la nostra giornata viene prima del rispetto per una tradizione antica e abbastanza discutibile. Non so come la prenderei se lo schiavo fosse un italiano scemo, per esempio.
    Ho sentito diversi expat dire che non hanno nessuna intenzione di far credere ai loro figli nell'esistenza di un anziano vescovo con uno schiavo che distribuisce regali. E quindi? Saranno i loro figli gli unici della classe che il 6 dicembre non ricevono i regali? Forse sì. O forse tra qualche anno anche di Zwarte Piet non ci ricorderemo più.
    Non so se sia uno scompenso. Non credo, onestamente! :)

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    1. Ah mi ricordo quando i miei colleghi belgi fecero la festa di Sinterklaas! Due di loro si erano mascherati e in effetti non avevo capito il senso del personaggio di Zwarte Piet,e nessuno ce lo spiegò. Capisco che crei non pochi problemi al giorno d'oggi e non so quale sia la via più saggia, sarei anche io molto in difficoltà, specie da straniera.
      Non credo si facciano danni immensi in ogni caso. Il mio senso di inappartenenza veniva sicuramente da più cose, non solo da quella di babbo natale, e ad onor del vero non mi ricordo di aver sofferto, solo di non aver capito. Alla fin fine, adoravo il natale lo stesso e la magia era tutta nel rapporto famigliare. Che non è mica tanto male, no? però di sicuro la tradizione non era, allora, così capillare e uniforme come probabilmente lo è Sinterklaas in belgio. Per dire, sulla tele capitolarono perché si resero conto che rischiavano di isolarci troppo. Temo che sia una gran parte del lavoro e della fatica dei genitori quella di trovare compromessi...meglio evitare troppe rigidità.

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  2. mi tocchi un tasto dolente. Per vari motivi sia io che il chercheur non ce la possiamo fare "reggere il natale" ma sento qui e là parlare dell'importanza della magia del natale. IO non capisco fino in fondo cosa significhi e cosa implichi questa cosa. E forse prorpio questo è il problema. NOn so se voglio che mio figlio cresca cinico come me.
    IO come te guardavo i miei simili che "credevano" con sgomento.

    Quest'anno mi sono sforzata sul tema delle feste in genere ed ho costruito un calendario dell'avvento e mi sto scervellando su come costruire un albero di natale alternativo. Per lui la cosa grossa del natale è andare in italia dai nonni. Ma da questo natale in poi niente sarà come prima perchè gli si creerà l'immagine. Non so se siamo pronti e stiamo tremando un po'

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    1. Capisco bene. anche se a me manca qualche anno ancora perché i nodi arrivino al pettine. Nel mio caso, penso che non mi opporrò alla deriva svedese della famiglia, anche perché sarebbe impossibile, vivendo qui: è davvero molto sentito e al contempo piuttosto "ateo", quindi grossi problemi ideologici non me ne pone. Penso che "la magia del natale" sia nei rapporti famigliari, ad ogni modo, il resto è coreografia e non ha molto senso né proibirla né calcar la mano in un modo che ci risulta poco consono. Più che il cinismo, mi spaventa il senso di isolamento dagli altri, penso che sia importante non sentirsi diversi troppo presto e questo cercherò di evitare...ma non sarà facile temo!

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  3. Io credo fortemente (lo dico da non-genitore ma da figlia e da persona che con i figli degli altri ci ha lavorato tanto) nel potere del genitore! Vuoi bene a tuo figlio, riesci a spiegargli perchè certe cose le fai o non le fai? Capirà.
    Faccio un esempio. Una volta la mia amica Claudia mi disse che sua madre le aveva apiegato chiaro e tondo che la tuta della Nike a lei non la comprava perchè per quello che valeva costava troppi soldi. Tua figlia rischierà anche di sentirsi "diversa", ma se tu le spieghi perchè e percome alla fine questa diversità verrà accettata come parte della propria individualità e indipendenza. E per i ragazzini poi sarà motivo di orgoglio sapere che i loro genitori hanno preso delle decisioni guidati dalle proprie convinzioni e non solo dall'onda della collettività.
    Non puoi sapere cosa farà sentire tuo figlio diverso. Magari sarà l'avere una mamma italiana (non so quanti ce l'avranno), magari sarà una rivelazione un pomeriggio mentre tutti giocano a calcio e lui scoprirà che non gliene importa niente (per inciso, ne conosco diversi di bambini così). Ho parlato con tanti genitori preoccupati che i loro bambini potessero sentirsi "diversi" per ragioni che i bambini non avrebbero troppo capito ("non le piacciono le bambole!" "è l'unica con in capelli rossi della sua classe!" "preferisce suonare il pianoforte che giocare ai videogames" "non le interessano i trucchi" "gli piace leggere, e se lo prendono in giro?" Non sto inventando niente, eh).

    Ah, la scenetta dei 2 babbi natali è esilarante, comunque! Da me Babbo Natale passava, ma io avevo capito benissimo che Quello Vero non era nessuno dei figuranti barbuti che si vedevano in piazza, mica ero così torda ;)

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    1. Hai descritto benissimo quello che penso anche io. Il senso di diversità di cui ho sofferto era nei frangenti in cui mi pareva di non aver ricevuto sufficienti spiegazioni, in realtà, perché per il resto, in altre situazioni (magari successive nel tempo) io sono stata anche parecchio orgogliosa delle mie differenze. Da piccolissimi spiegare è forse un po' più difficile e quindi io mi chiedo se in quegli anni non si debba magari fare qualche compromesso in più, ma lo dico perché non sono troppo ottimista sulle mie doti comunicative.
      Ah mi solleva sapere che credere a babbo natale da piccoli non significa automaticamente credere che quello del supermercato sia quello vero!

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