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venerdì 24 gennaio 2014

Il peggio è passato

Passato il solstizio d'inverno e arrivata la prima neve, pare che finalmente sia tornata la luce.
Me lo dicevano tutti; vedrai, sarà il buio a darti fastidio, non il freddo. Ed è vero, perché francamente qui non fa più freddo che in Germania, o perlomeno non sempre. La corrente del golfo fa sì che in questa parte di Svezia piova più che nevicare, c'è una gran differenza con la costa est. con Stoccolma. E poi in casa fa caldo, più caldo che a casa dei miei nell'umidissima palude in cui vivono, dove piove tutto l'inverno, con temperature che favoriscono muffe e dolori reumatici. Mille volte meglio il freddo secco.
Ma la luce, la luce. è un'altra storia.
A Dicembre, complice la mancanza di neve e la pioggi aincessante, il buio era una costante della giornata. Il cielo diventava al massimo una distesa di nubi grigiaste, tra le nove e le tre del pomeriggio. La luce elettrica in pratica era accesa tutto il giorno. Era orribile svegliarsi e vedere il buio, a maggior ragione essendo disoccupata e non avendo una ragione vera per uscire. D'improvviso ho compreso perché gli svedesi accendano tutte quelle luci sulle finestre. Adventsljusstakar, ossia le candele dell'avvento, sia elettriche che di cera, e le stelle di natale (Julstjärna), che non sono solo le piante ma anche e soprattutto queste meravigliose stelle di carta traforate e illuminate, da appendere alla finestra della stanza con le finestre più frontali.
Diventa davvero necessario, vedere tutta quella luce, sia passeggiando fuori, vedendo le finestre illuminate degli altri, che stando a casa. Ed è per questo che non ci sono tende: queste luci devono essere condivise! Dalla mia cucina, in quei giorni bui, guardavo le case illuminate dei palazzi di fronte, tutti quei candelabri, era rincuorante davvero, faceva sentire meno soli. Perché è proprio un grido di vita e di speranza, un modo di dire agli altri: tenete duro! Siamo ancora qua, vedete? tutti vivi, anche in questo buio. L'inverno presto finirà e tornerà la luce!
Vivendo qui ho anche capito perché in un paese tra i più atei del mondo, il natale sia così sentito.È proprio il solstizio, il punto, sono i saturnalia, è il ciclo della vita, e poi gli puoi dare il nome che più ti aggrada. Puoi tirare in ballo Gesù oppure una santa che perse gli occhi - che appunto rimase al buio. Ma l'importante è che accendi candele, che ti stringi agli altri, che riempi la tua vita dentro casa di dolcezze e luci, per combattere il buio e il freddo di fuori. è facile immaginare come un migliaio di anni fa, buio e freddo fossero un affare ben più serio di oggi, e andassero a braccetto con la morte. Stando qui, lo capisci meglio, ecco.

Indirettamente, ho anche capito il rapporto complicato che le coppie miste (italo-scandinave) hanno con la luce elettrica. Fin da piccola, ho imparato che se è giorno la luce sta spenta. E quando si è costretti ad accenderla presto, d'inverno, a casa mia lo si faceva con un sospiro imbronciato, a malincuore, e contestualmente si tiravano giù le tapparelle. Perché se no i vicini avrebbero visto attraverso le tende. Ora, tutte le coppie miste che conosco hanno questa buffa routine: lo scandinavo gira di stanza in stanza accendendo luci e l'italiano,  trovand stanze disabitate e illuminate, le spegne. È un balletto buffissimo. Che però, lo ammetto, facevamo di più in Germania - dove il buio invernale incideva meno. E anche le altre coppie miste cui mi riferisco, erano coppie conosciute in Germania. Qui, in effetti, ho sentito di aver bisogno anche io, delle luci accese.

Oggi c'è un bel sole che brilla sulla neve, un cielo azzurro e tutto questo bianco intorno. Le luci di natale si sono piano piano spente, e son tornate in cantina con gli addobbi e l'albero - dopo il 13 Gennaio. Il peggio è passato.

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