La camera da letto è l'ultima stanza da rifare, dopo lo studio, il soggiorno, l'ingresso. Poi verrà la cucina, ma per ora ci basta riportare queste pare ti a colori più umani, risolvere le magagne di macchie e bozzi e usura che affliggevano quasi tutte le superfici.
La cucina, per quanto imperfetta, per quanto anch'essa datata e ammaccata, è pur sempre funzionale e comoda - perché le cucine svedesi degli anni sessanta, persino quelle degli appartamenti proletari, erano funzionali in un modo che da noi ci saremmo sognati ancora a lungo - e poi è rosso fuoco, vuoi mettere che allegria ti fa una cucina rosso fuoco. Le pareti invece!
Sulle pareti abbiamo trovato strati e strati della carta da parati più assurda. Uno sotto l'altro, sono spuntati fuori fiorami baldanzosi, rilievi broccateggianti, geometrie arlecchinesche, altri fiori, quadrati, linee, e altri fiori ancora. I colori parevano scelti completamente a caso ma mai troppo lontano dalla vasta gamma degli ocra e dei marroni tanto in voga ai tempi. Questo capita agli appartamenti in affitto: lavori fatti di fretta, col materiale più economico - la fantasia rimasta invenduta del decennio precedente, il colore che nessuno voleva, Ma lo stesso mi chiedo quali persone abbiano mai potuto pensare che fosse accettabile vivere circondati da quelle combinazioni.
Lo studio - quella era la stanza dei bambini. Alle pareti una giungla, dal pavimento al soffitto: giraffe e leoni tra gli alberi di un'amazzonia stilizzata. Pure due murales, come due quadri incastonati nel muro: altri leoni, elefanti, giraffe, ma fatti a mano libera, visibilmente, da qualche membro della famiglia dalle aspirazioni artistiche. Mi son chiesta come vivessero quei due bambini, io non ci avrei chiuso occhio là dentro. E poi ho pensato che era per quei due bambini (nelle foto dell'appartamento in vendita si vedevano una culla ed un lettino) che tutte le prese elettriche sono così scomode, sono le prese childproof che si vendevano anni e anni fa. Chissà quando le hanno messe, se al tempo di quell'oggetto o al tempo di quei bambini. E chissà qual era il tempo di quei bambini, perché che ne sappiamo di chi viveva qui per ultimo? pare la casa fosse rimasta vuota per anni, l'ultimo proprietario aveva intenzione di rinnovarla ma non l'ha mai fatto e l'ha poi venduta a noi esattamente com'era. Ed è per quei bambini che tutti gli sportelli della cucina avevano gli odiosi sistemi antibambino che ho dovuto smontare uno per uno. E i due ganci più bassi in bagno, quelli in cui sbatto chiedendomi perché ci sono, erano per loro.
Dalla camera abbiamo in questi giorni smontato l'armadio a muro, perché era messo in un posto scomodo e così la camera sembrerà più grande. Gli armadi a muro erano una costante degli appartamenti svedesi, ed erano ben pensati, con le mensole e i cassetti. Pure in un appartamento da operai. Mia madre negli anni ottanta girò mezza provincia per convincere un falegname a fargliene uno come lo voleva, e i cassetti fu decretato sarebbe stato impossibile chederglieli. Per smontarlo abbiamo comprato una sega elettrica, e ci è voluta una serie di silenti imprecazioni svedesi per come era attaccato al cemento con chiodi di cinque centimetri, soffitto, pareti e pavimento - ho pensato in caso di terremoto lo avremmo trovato intatto, in mezzo alle macerie. E quindi bisogna rifare il pavimento, perché sotto l'armadio, appunto, c'era solo cemento. Sarà per i prossimi giorni: intanto abbiamo spellato, stuccato e carteggiato le pareti color latte e nesquik. Alla fine saranno bianche, come nel resto della casa - bianco e basta, nessuno di quei vari crema mascarpone cappuccino che vanno tanto di moda e sembrano fatti solo per farti venir fame e per strizzare l'occhio alle donne che sempre più numerose si avvicinano ai negozi di vernici. Bianco e basta - tranne una parete azzurra.
E mi immagino i futuri inquilini di questo posto, in un giorno lontano, chiedersi perplessi che cosa avesse in testa il precedente propietario, a tingere tutto bianco gesso, e a mettere una parete azzurra lì, una verde in soggiorno, una verde scuro in ingresso. Niente di più soggettivo dei colori, mi viene da pensare.
E però proprio per questo: finalmente casa.
Nessun commento:
Posta un commento