martedì 1 ottobre 2013
Ancora sulla Barilla
Allora, io ho questo stupido atteggiamento circa "le notizie del momento": le ignoro finché posso, cerco di convincermi che non meritano il mio interesse. Fuggo dallo Zeitgeist manco fosse un fantasma vero. E poi capitolo, sommersa dalla valanga di commenti del cavolo che finisco col leggere pubblicati ovunque.
Io non ho avuto modo di sentire esattamente le parole incriminate, solo dei virgolettati qua e là.
Del resto penso la stessa cosa sia accaduta a molti di coloro chesi sono espressi in merito. Tanto per cominciare, i vari miei amici non italiani che hanno letto della questione da traduzioni.
Io, la penso così.
E sabato scorso mi sono avventurata nei corridoi della pasta - dove, in Svezia almeno, la Barilla impera - con la stessa lista della spesa di sempre. Tutto era come sempre, devo dire, inclusi i prezzi.
Se c'è una marca che mi è venuta voglia di boicottare, è una di quelle che, come sciacalli, si son gettate sull'opportunità di racimolare della pubblicità a costo zero. Senza aver mai mostrato di voler vendere idee o concetti tanto più progressisti, di essersi mai battuti per niente.
A me scoccia parecchio questa cagnara, perché mi pare sproporzionata rispetto al silenzio tombale in cui precipita l'italia quando si tratta di protestare per l'assenza di diritti, per le leggi che discriminano famiglie atipiche, per la miopia del sistema e del legislatore nei confronti di cambiamenti che non solo stanno accadendo, ma anzi sono già accaduti.
Non solo. Non ho mai sentito nessuno prima protestare più di tanto contro le pubblicità cretine messe in onda dalla Barilla così come dall' 80% delle marche, in Italia. Eppure erano sessiste, irrealistiche, assurde, noiose, e talmente iconiche, nella loro idiozia, che da anni l'espressione "famiglia da mulino bianco" indica una famiglia che non esiste. E tutti compravano Barilla, specie all'estero.
Per inciso, le ferree opinioni del signor Barilla non lo hanno forzato a vendere all'estero con le stesse pubblicità. Manco per idea. La pubblicità Barilla, all'estero, punta su altri cliché abusati: quelli dell'italianità. Ma no, non si vedono donne che servono il piatto di pasta a tavola al marito seduto.
Non si vedono nemmeno coppie gay, a dirla tutta.
Non se ne vedono tante in nessuna pubblicità, ad essere onesti.
E perché? Perché le pubblicità puntano al "largest demographic" di ogni prodotto. Ossia sono piuttosto generiche nella rappresentazione delle persone e delle famiglie, se puntano a vendere a tutti. Quello che noto, è che nelle pubblicità del cibo, in Svezia, Barilla compresa, si punta poco sul mettersi a tavola tutti insieme. Forse perché si da meno importanza al momento topico della cena, non so. Però, e questo mi pare il punto, si vedono spesso uomini ai fornelli, uomini che preparano da mangiare per i bambini. E anche donne, ovviamente.Perché in Svezia - oh ma mica solo in Svezia eh? - ai fornelli prima o poi ci si devono mettere tutti, e pure al supermercato ci devono andare tutti, e quindi perché non cercare di includerli tutti nel largest demographics?
Se la Barilla presentasse qui la sua famiglia irreale, non venderebbe molto. Non perché la boicotterebbero, ma perché lascerebbero fuori una fetta di mercato. E infatti non lo fanno, nonostante le loro ferree idee in merito.
E perché invece lo fanno in Italia?
Non mi volete mica far credere che ad oggi in Italia gli uomini - gli uomini veri che piacciono tanto al signor Barilla, quelli rigorosamente eterosessuali, ecco - non cucinano?Uomini che vivono da soli? Padri divorziati? Studenti? uomini che per una strana mutazione genetica amino cucinare anche se non fanno di lavoro lo chef Barilla?
Evidentemente no.
A quanto pare, gli uomini che poveracci cucinano, in Italia, lo fanno sognando di non doverlo fare, sognando che insieme al vasetto di pesto possano ottenere anche la gnocca col grembiule, le perle e il sorriso materno. Così come insieme al rasoio e al dopobarba gli vendi la gnocca che pende dalle sue labbra e una moto.
Oggi una mia amica paventava che le dichiarazioni di Guido Barilla fossero volute e studiate a tavolino con esperti di marketing, con il preciso scopo di far scoppiare il polverone e aggiudicarsi così the largest demographics: gli intolleranti retrogradi.
Ammetto che faccio fatica a dargli torto, perché sono chiaramente tanti. E oggi lamentano che non si possano più esprimere in pace le opinioni - e sostengono cose come:
non vedo niente di male nel voler prendere le distanze dagli omosessuali
mia mamma pure serviva a tavola, e allora?
mia nonna ha cresciuto tre generazioni senza tante storie, oggi direbbero che era una vittima del maschilismo
(e perché non: mia nonna la randellavano quotidianamente e non ha mai fatto tante storie, oggi sarebbe ad amore criminale)
Ora però mi interrogo sinceramente sul da farsi.
C'è chi auspica leggi che proibiscano di dire frasi del genere in pubblico. Su questo punto vorrei davvero aver sentito la frase originale per dire la mia.
In un paese che proibisce ai gay e ai single di adottare non può essere un crimine dire di essere daccordo con quella che è a tutti gli effetti (purtroppo) una legge del paese.
Certo, io ad uno che dice "poveri i figli di un genitore gay" rispondere "poveri i figli di un genitore idiota".
Ma come si può proibire un'opinione condivisa dal nostro parlamento?
E poi, in generale, proibire le opinioni è una cosa che mi mette i brividi.
Il crimine di hate speech invece è un'altra faccenda, e posso augurarmi che venga implementato.
Ma poi?
Sulla carta abbiamo tante belle leggi.
Sulla carta, diciamo alle donne maltrattate di denunciare.
Sulla carta, è un crimine serio anche maltrattare gli animali.
Ma nella pratica, che cosa cambia? Possiamo ritenerci soddisfatti con la stesura di una legge, anche se fosse molto ben scritta (e spesso non lo è, si veda l'aborto detto "ddl femminicidio")?
E poi si deve cambiare quel che finisce in tv.
Ma mica solo adesso, eh!
Eppure nessuno si è mosso ancora per tanti abomini della nostra pubblicità.
Qui in Svezia, per esempio, non si vedono mai culi e tette nelle pubblicità di abbronzanti e anticellulite che pullulano d'estate. Qui vedo parecchie pubblicità di birra e gioco d'azzardo, però.
È il marketing bellezza!
Proviamo a crescere figli migliori. Proviamo ad essere persone migliori, migliori dei nostri genitori che forse la pensano come Guido Barilla. Proviamo a guardare fuori dal nostro buco di paese.
Fuori, ci sono donne che si mettono la minigonna anche se hanno la cellulite, e non cade loro in testa il cielo.
Fuori, ci sono donne presidente con un dottorato in fisica, col culone e che non hanno sposato nessun figo. Fuori, ci sono pure omosessuali ai quali altri governi hanno concesso il diritto di crescere figli che sembrano in tutto e per tutto uguali agli altri.
Fuori, ci sono persone che guardano avanti.
Fuori, le cose vanno avanti.
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Il punto è che secondo me anche Dentro, le cose vanno avanti.
RispondiEliminaPer il resto condivido tutto, a partire dal "mi devo proprio informare anche di questa robaccia". E' quello che avevo cercato di sintetizzare in un commento esasperato su facebook.
(e cmq mi sono già partiti 2 commenti che credevo di aver lasciato e invece evidentemente no...)
Hai ragione, le cose vanno avanti anche dentro, era anzi quel che intendevo quando dicevo che il cambiamento era di fatto già avvenuto. Però c'è questa resistenza passiva, ecco, che impedisce di vederlo. Inoltre, penso spesso che guardandola da fuori l'italia sembri diversa di come appare a chi ci sta dentro. Ma non lo dico con superiorità, sia chiaro. Il mio sguardo è cambiato di netto, andandomene, e ancora non so bene spiegarmi come mai. Ero convinta di essere una che non si faceva influenzare troppo dal contesto, ma è evidente che non è così...
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