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venerdì 17 ottobre 2014

confessions of a meteoropathic

Quanto è difficile tirarsi fuori da questo pantano emotivo adesso che piove e non ho più corsi di svedese che mi obblighino ad uscire.
Per esorcizzare, mi sono messa le calosce e sono uscita sotto una pioggia torrenziale (e con l'andatura da ippopotamo, ma non è il punto).
Tipo, queste son le scarpe che mi compro adesso
È un trucco che ho imparato in Scozia. Le prime volte tornavo dall'università fradicia, arrabbiata, sull'orlo delle lacrime: quaranta minuti a piedi e la pioggia ti entrava fino nelle orecchie. Ed io la prendevo sul personale, come mio solito. In più era un periodaccio in cui stare al mondo già di per sé non mi pareva tanto attraente. Poi entrai in un negozio orrendo e mi comprai questi stivali verdi, inguardabili, perché erano i più economici e non avevo i soldi per comprarmi quelli modaioli che si vedevano allora nelle boutique. E poi perché ero in rotta con l'universo e pure per fare shopping ci vuole ottimismo, in effetti. Allora, con i jeans infilati in queste tristissime calosce verdi, la testa coperta da un berretto con visiera e le mani infilate nei guanti Thinsulate, me ne andavo su e giù per le scoscese strade di Edinburgo e sfidavo la pioggia con tutta la faccia. E stranamente, più ci camminavo dentro a quel modo, ben coperta insomma, e meno mi stava antipatica, la pioggia. E anche il mondo in senso lato. Decisamente quello fu il primo passo della riabilitazione di una meteoropatica, nonché, ora che ci penso, il primo passo verso il malvestitismo da expat.

Le calosce rosse - mi ricordavano Candy Candy
Mi ricordo la mia prima vacanza studio in Inghilterra, a 14 anni: pomeriggi interi a mangiare sundae al cioccolato e ridere delle curiose scelte di abbigliamento delle autoctone. Hai visto quella, ha messo il rosso col viola! E quell'altra, con la gonna a fiori e la maglietta a pois? Eccetera. Poi le mandai a cagare, tutto quel gruppetto di chearleader col quale ero partita, e cominciai a passare i pomeriggi in altro modo, e ci rimediai pure di imparare l'inglese, ma questa è un'altra storia. Una volta espatriata son diventata più tollerante verso il malvestitismo altrui, ma per anni ho sentito chiari dentro di me i diktat modaioli del mio paese di provenienza. Incidentalmente, mi vestivo anche molto più spesso di nero. Tendevo a mettermi piuttosto le scarpe che si abbinavano meglio come stile piuttosto che le scarpe che servivano alla stagione o ai km da fare. Ed ero sconvolta quando vedevo ragazze che per andare alle feste mettevano sopra all'abituccio da sera una giacca a vento fluorescente. Poi ho desistito, e già dopo il primo anno il mio guardaroba si era fatto multicolore, le mie scarpe decisamente più comode e le mie giacche decisamente più impermeabili. Fino a che un sabato pomeriggio, in Germania, mi sono trovata dentro ad un supermercato con i pantaloni di una tuta blu, una felpa con cappuccio e una giacca marrone. Per dire.

E ieri avevo le calosce rosse, i guanti neri, una sciarpa verde e le calze blu.
E, malvestita ma incurante, mi sono infilata nelle pozzanghere e ho camminato nel parco infangandomi. Non contenta sono poi passata al centro commerciale - sì, quello coi negozzi fighetti, in teoria, solo che qui non esiste lo struscio, mai - dove ho comprato i panini coi semi di zucca nella mia panetteria/caffetteria preferita. Li ho messi nella mia borsa super impermeabile (marrone) e me ne sono tornata a casa. Decisamente più felice di quando ero uscita. Domani bisogna che faccia altrettanto, la cura scozzese ricomincia.

Certo le altre mie paturnie non si guariscono con degli stivali rossi di gomma o con i panini ai semi di zucca, ma da qualche parte bisogna cominciare. À nous deux, inverno!

10 commenti:

  1. Mi hai fatto sorridere...e oggi sai che non era giornata:-(

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  2. dovresti vedere come mi aggiro io: brache da corsa, cannottiere sdrucite e ciabatte. lo stile è uno stato mentale. o almeno questo ho deciso per discolparmi. cmq quelli wellis sono bellissimi, quasi quanto i miei: rossi con dei cani bianchi e neri!

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    1. accidenti i tuoi mi sa che sono fichissimi davvero! Ne farò il mio mantra, visto che mi aspettano diversi mesi di ancor più radicale malvestitismo

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    2. mi fa ridere perche' li comprai in una situazione analoga alla tua. eravamo in vacanza pasquale per le contee di londra e, non mi ricordo dove, prendemmo tanta di quell'acqua che per disperazione aggrappai il primo paio di wellis che vidi. che per fortuna erano fighi. in famiglia mia, mai piu' senza wellis, ce li abbiamo dal numero 2 in su. qui servono meno, ma sempre servono!

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  3. Esorcizzare l'inverno, ci devo riuscire anche io. Ma sono sempre sono troppo brava... :-(

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    1. non è per dire, ma prima della Scozia, i miei ricordi più drammatici di pioggia invernale risalivano agli anni universitari nella tua piccola città...io ero bravissima a centrare la temibile "pietra basculante", calamità dei marciapiedi in pietra serena, sotto la quale si nasconde un'immensa pozzanghera nascosta, e passare cinque ore di lezione coi calzini fradici. Dunque comprendo (credo).

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  4. Come capisco, Arya. Pensa che quando arrivai nella piccola città sostenevo che pioveva differente che dal resto di Italia e tutti mi prendevano in giro...

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    1. mi consoli tantissimo, anche io l'ho sostenuto spesso dopo che mi ero trasferita e non mi ha mai creduto nessuno.

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