I miei hanno un pezzo di oliveto, e un pezzo di casolare, su una collina, al paese della famiglia di mio padre.
Non è un'eredità. I suoi nonni erano mezzadri, si diceva, gente che la terra la coltivava senza possederla. E i suoi genitori si erano trasferiti in città, e quella grande casa colonica in mezzo ai campi dove aveva passato tanta parte d'infanzia era poi divenuta una villa restaurata da gente ricca, la si vedeva passando dalla strada.
Ad un certo punto, passati i quaranta, si è messo in testa di ritornare a quelle origini, e si è comprato quello scampolo di terra, poco più in alto. Lo sterrato che porta alla casa, al nostro pezzo di cielo e di collina è solo due tornanti più su del cimitero dove stanno i suoi nonni ed i suoi zii.
Tra un mese più o meno sarà il tempo delle olive, da quelle parti si raccolgono tra novembre e dicembre. Nel caso dei miei, che hanno sempre avuto entrambi un altro lavoro cui pensare, il tempo della raccolta si sposta in avanti e indietro a seconda di quante olive sembrano esserci, da quanto si immagina sarà difficile trovare posto al frantoio, da quanto si immagina che pioverà. Ci son stati degli anni che pioveva per un mese di fila, a Novembre, e raccogliere sotto l'acqua non è divertente per niente. Non è divertente né saggio nemmeno stivare le casse di olive bagnate troppo a lungo, per quello bisogna esser sicuri di aver l'appuntamento col frantoio in tempi congrui. E se è un anno con tante olive, i frantoi saranno pieni e ti daranno magari un appuntamento alle tre del mattino, che poi slitterà di un paio d'ore, e passerai la notte in piedi ad attendere il momento di svuotare i tuoi sacchi nella macchina, di riempire i tuoi bidoni con quel succo verde fluorescente. E poi tornerai a casa, e dirai un numero (undici! nove e due! solo il sette!) che dirà a tutti se è andata bene o male, ma in ogni modo quella sera, sicuramente verserai un filo di quel succo verde sul pane arrostito e ti dimenticherai di tutto, perché mettila come ti pare, dirai, l'olio nostro è un'altra cosa.
Io non ho mai veramente, attivamente, fatto molto, i miei non me lo hanno mai chiesto. Ci son stati degli anni che avrei lo stesso preferito che non ci fosse, questa incognita e fonte di stress prima di Natale, ci son stati degli anni che avrei preferito i miei si fossero scelti un altro hobby. Ora magari fa anche chic, e al frantoio si trovano professori universitari e ricercatori, ma la campagna che ho visto io i primi anni era ancora fatta di contadini abituati a viverci e sopravviverci sopra, e mi è sembrata dura da morire e mi ha spesso fatto una gran rabbia.
Però c'erano giorni belli davvero, a dicembre, quelli in cui fa freddo ma c'è il sole, e poi che freddo vuoi mai che faccia in Toscana, e allora passavi la domenica tra gli olivi e pensavi che sono piante meravigliose, veramente, con quei tronchi storti dove si legge ancora il marchio della nevicata dell'ottantacinque, e guardavi giù dalla collina e vedevi fino al mare, lontano, e sentivi la terra intorno riecheggiare di voci e risate e pensavi che in fondo capivi.
quest'anno dice che probabilmente non apriranno neanche i frantoi...no, tanto per metterti di buonumore...
RispondiEliminalo so, lo so...ma i miei hanno il mini-frantoio elettrico proprio per gli anni come questo. Almeno si stressano meno, mettiamola così.
Eliminadeh!
RispondiEliminaAnche i miei nonni erano mezzadri, quindi so cosa intendi quando descrivi quella generazione di contadini per la quale la necessità, la sopravvivenza, il rapporto molto pratico ma sempre di grande saggezza e rispetto con la terra, lasciava poco spazio alle divagazioni chic di adesso. I miei nonni però, per varie vicissitudini, non si sono comprati nulla della terra che era stata casa loro, e ora la cascina è quasi in rovina. Penso a come sarebbe stata la mia vita ora se avessero fatto una scelta diversa.
RispondiEliminaForse per quella generazione lasciare la terra è stata magari una liberazione, non so, nel caso dei miei nonni così è sembrato. Dopotutto, uno scarso raccolto per i coltivatori "di ritorno" non significa più la fame, come un tempo. Lo dici perché ti piacerebbe cimentarti o perché senti di aver perso delle radici?
EliminaEsatto, per i miei nonni e per i miei genitori anche, lasciare la terra è stato un modo per progredire e per modernizzarsi, per migliorare la loro vita. E' comprensibile, in quanto c'erano molte difficoltà e privazioni che adesso sarebbero impensabili per noi. Ma mi chiedo se il passare dalla campagna alla fabbrica, dalla vita in cascina ad un appartamento, abbia costituito davvero un miglioramento della loro vita. Per molti aspetti sicuramente si, ma nella visione piu'generale delle cose non lo so. Non mi dispiacerebbe avere, come i tuoi, un pezzettino di terra, proprio perchè sento che le mie radici sono li.
EliminaPs:grazie del bel commento :)
idem come sopra, a proposito della natura matrigna eccetera. So che mio nonno ci si è spaccato la schiena, sulla terra. Ma so anche che dell'orto dice a mia mamma "là l'è 'l me paradiso!" e io lo ammiro.
RispondiEliminaE non gli sarò mai abbastanza grata per avermi fatto il regalo enorme di mangiare fino ai 25 anni verdura di stagione buonissima e gratis, imparando senza rendermene conto quali sono le stagioni di cosa e come sono fatte le piante di peperoni, e a distinguere il finocchio dalle carote e a tagliare l'insalata e e e... :)
è vero sono esperienze per le quali essere grati in eterno
EliminaPensa che io mi devo accontentare dell'olio californiano!
RispondiEliminae com'è, a parte tutto? qui mi incavolo perché vendono l'olio in bottiglie trasparenti, ed è verdissimo, non sarà ovvio che è addizionato di clorofilla?
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