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mercoledì 14 maggio 2014

Mika - Grace Kelly


A Edinburgo aveva piovuto per due mesi filati. Pioveva quando scesi dall'aereo e piovve ininterrottamente per i due mesi che vissi in Scozia. Mi ricordo che mi infilavo delle brutte calosce verdi che avevo comprato per 5 sterline, la giacca col cappuccio, e camminavo per ore sotto l'acqua. A volte chiamavo al telefono qualcuno che non avrei dovuto, spendendo tutti i soldi che avevo sulla scheda, a volte camminavo e basta.
Poi cadde il mondo. E il giorno della mia partenza, quel giorno c'era il sole. A quanto pare, ci fu il sole per molte settimane, non si era mai visto un inizio d'anno tanto scintillante - me lo disse il mio ex fidanzato tempo dopo con la voce piena di rabbia e di rimpianto, come se il sole avesse potuto trattenermi con lui. Ero in questo vecchio appartamento, abitato da troppi studenti maschi, per troppi anni. La moquette era macchiata, la carta da parati era strappata in più punti, le finestre poi erano piene di spifferi e su un vetro stava pure inciso a mano 1920 - e mi ero chiesta per due mesi se quella data avesse davvero un senso, se davvero avevo finestre tanto vecchie. Ero seduta di traverso su una di quelle poltrone a fiori con la fodera lisa, e di colpo mi passò sulla faccia quel primo raggio di sole, e mi venne da piangere per il sollievo. Intanto ascoltavo in loop la canzone appena uscita di quello che si diceva essere l'erede di Freddy Mercury. Non lo era, ovviamente, ma per un attimo ci avevamo creduto.

Qualche giorno dopo, quando ormai mi trovavo in un altro paese, in un altro appartamento scassato abitato da troppe generazioni di maschi, la mia sorella putativa mi scrisse di godermi la mia nuova vita con quel ragazzo "just a little bit shy". Era un messaggio affettuoso. Ci si leggeva forse anche un filo di invidia sotto, che forse ho capito meglio in seguito, per questa nuova eccitante vita che mi ero presa con la forza, lasciando tutti di stucco. Ma era comunque malriposta, perché io ovviamente non mi stavo godendo niente. Non ero programmata per farlo. Non lo avrei fatto per mesi ancora, forse anni. Ma aveva azzeccato quella frase, quella definizione. Ci ho pensato spesso, poi.

Perché in effetti se dovessi dire il momento in cui compresi, pur senza esserne cosciente, era stato in un pub, molti molti mesi prima, dopo una serata con altre persone. Lui era andato in bagno, e noi intanto ci eravamo avvicinati alla porta, prendendo le nostre cose. Io lo vidi tornare dal bagno e trovare il tavolo vuoto, lo guardai guardarlo, quell'ombra che gli attraversava la faccia mentre velocemente contemplava la sua solitudine, ed io la sua timidezza. Fu una frazione secondo, poi alzò lo sguardo verso la porta, dove stavo in piedi con gli occhi su di lui, gli sorrisi, vidi il suo sollievo. So che altre ragazze avrebbero sepolto quella sera stessa ogni intenzione - ragazze come la mia compagna di ufficio, che amava gli uomini forti e stronzi e trovava le debolezze un turn-off. Io invece capii che ero come lui, e che eravamo due misfits, e che tanto valeva che stessimo insieme.

E oggi sono tre anni che siamo sposati, e canticchio.
"mi concentro sul sole"


3 commenti:

  1. bella vita e bel racconto! meg

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  2. "quel primo raggio di sole, e mi venne da piangere per il sollievo"....
    Ora concentrati sul sole :)
    Buon anniversario

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  3. Grazie care, è stato un buon anniversario - e non pensatemi troppo sdolcinata, è che quest'anno ci voleva qualcosa di buono. E un raggio di sole.

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