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domenica 11 maggio 2014

here comes the sun

buoni auspici sul balcone

Non so come ma mi riesce davvero difficile chiedere aiuto, o dire apertamente che sto male, almeno fuori da questo angolino ovattato dove si entra in punta di piedi. Perché fuori di qui, quando sono faccia a faccia con qualcuno, ne esco quasi sempre più avvilita. Non ho mai davvero tollerato che la gente provasse pena per me. Questo vale per le cose serie, tipo un lutto, che per quelle piccole e stupide. Tipo che mi guarda in testa e mi dice (giuro, senza cattiveria)  "oh ma hai già i capelli grigi? oh poverina!". E lo so che non va bene, perché la gente vuole starti vicino in qualche modo e non è sempre facile capire come non urtare le stracciacazzi come me.Non serbo loro rancore, non rispondo male, ma comincio a rifuggirle, ecco.
E così adesso rifuggo certe persone molto carine che vogliono davvero sinceramente aiutarmi, e mi dicono cose tipo "ma come non trovi lavoro! con tutti i tuoi titoli di studio! tu che sei così brava!" e poi en passent dice che invece far la maestra d'asilo è una miniera d'oro, che dovunque ti giri ne cercano una, e non fai in tempo a cercar lavoro che lo trovi. E c'è quel sospiro: povera te, così sfortunata, che sei andata a studiare questa cosa difficilissima e non ti torna indietro nulla.
E rifuggo persone carine che sono persuase che non trovo lavoro perché sono troppo insicura, e mi dicono: guarda, parlavo con un conoscente che lavora nella multinazionale XXX, dice che davvero basta che vai lì ti presenti e vedrai se non ti assumono! E tu paziente spieghi loro che hai già contattato la XXX e manco ti rispondono e comunque è dovuto al fatto che proprio la XXX ha licenziato un botto di chimici se ora il mercato di questa città straripa di gente superqualificata. Ma non stavo meglio senza dovertelo spiegare? e comunque lo stesso non capisci, perché come fai, anche tu sei di quelle che dove si girano trovano lavoro (sì, conosco una paccata di maestre d'asilo). Di quelle, se vuoi lavorare, lavoro lo trovi.
Rifuggo mia nonna come sempre, capace di dirmi: ma non lavori perché non vuoi o perché non lo trovi? No, ma scherzi nonna? ho sempre sognato di far la casalinga io, per questo ho preso un dottorato in una materia per uomini grandi e grossi (cit. la mia dentista russa) se no era troppo facile!
E comunque tra un po' hai 34 anni, dice la nonna. Ed io stringo l'orlo del tavolo perché so già cosa mi aspetta. E non lo vuoi un bimbino? E le ho detto, semplicemente: No. Perché se no vado al manicomio. E lei: oh nemmeno la nipote della mia vicina ne vuole. Oh beh, mi fa piacere, nonna, se no chissà quanto peggio ci saresti stata.
Rifuggo anche mio padre, e tutti quelli che in qualche modo vedono in questa mia condizione una giustificazione del perché avrei potuto rimanermene in italia, allora, disoccupata per disoccupata. E dicono ah ma allora tutto il mondo è paese ogni volta che espongo i problemi in Svezia. Quante volte l'ho sentita questa? perché sapere che non me la cavo benissimo è consolante, per chi sta in Italia. Ed io mi chiedo: ma parlo per far star meglio voi? allora sto zitta piuttosto, e mi rintano qui.
Ma mi sento tanto sola.
Oltretutto, sento che divento cattiva.
Per esempio, la mia sorella putativa si lamenta della solitudine, ed io so che la sua solitudine è in un mosaico di relazioni umane, famigliari, relazionali...ed io le dico, è una condizione comune la solitudine, da adulti, e lei dice: ma non mi consoli così. Ed io penso che sono a duemila chilometri dai miei e son al punto di  non poter parlare con nessuno e la maggior parte delle mie amiche italiane non mi viene a trovare perché "che ci veniamo a fare in Svezia" (sic.) perché non è un posto esotico e nemmeno un posto dove andare al mare. E certo che non ti consolo, come potrei, io.
 
che ci veniamo a fare in Svezia?

8 commenti:

  1. Inannzi tutto un abbraccio lungo e muto.
    Poi insofferenza verso i commenti poco empatici perché in fondo giudicanti. Di fronte a questi, azzardo, se sono fatti da persone non molto vicine si può rispondere con quella che io chiamo "la meditazione del crepissage" (fare il crepissage, in Mali, è splamare uno strato di terra e burro di karité che impermeabilizza e ripara le pareti esterne delle case dalle intemperie. L'idea è di immaginarmi, in certe situazioni, di essere istantaneamente ricoperta di quella bella pasta color terra rossa per rendermi impermeabile all'intemperia di turno che so essere qualcosa che è inutile fronteggiare, ma da cui è utile proteggersi). Più sinteticamente frégatene.
    Se sono gli intimi a non cogliere il nostro malessere allora temo che sia anche nostro compito sforzarci di comunicare loro che le loro reazioni ci feriscono o ci infastidiscono. e chiedere il supporto di cui abbiamo bisogno. Potremmo restare stupite di quello che accade.
    A volte il confine della solitudine è più sottile di quello che sembra da "dentro la bolla".
    Come al solito spero di non aver "pisciato fuori dal vaso" :-) meg

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  2. il mio commento è evaporato, quindi lo prenderò come un segno del destino che era troppo lungo.
    Questi della "poverina" diomio, quanto li trovo insopportabili! Capisco perfettamente, credimi. Anche perchè poi quando si tratta di aiutarti sul serio, li hai visti tu?
    Ma come che ci veniamo a fare in Svezia??? Ho un'amica che abita a Stoccolma da un anno e sono stata a trovarla 3 volte. L'ultima era a novembre e abbiamo passato il weekend a migrare da un posto caldo all'altro (casa-panificio-casa-supermercato-casa-museo-bar-casa) bevendo tè e raccontandocela, e mangiando il pane buono e i dolci alla cannella e sentendo concerti in chiese (riscaldate). E la lingua suona buffa, con queste lettere che si pronunciano tutte diverse da come sono scritte, tipo Goteborg, che non è goteborg ma iotebori, se ho capito bene. Vedi come è esotico? Dillo alle tue amiche! ;)

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  3. Grazie a entrambe di questi bei commenti!
    Meg, la tua descrizione della meditazione del crepissage è fenomenale, è esattamente quello che ci vuole! Mi sono immaginata proprio mentre mi ricoprivo di uno strato impermeabile alle stronzate...e col cavole che la fai fuori dal vaso, ci prendi sempre in pieno tu. In effetti con le persone care si dovrebbe poter essere più aperti o onesti. Il problema, per me, è quando si tratta di persone "vicine" che la distanza ha reso lontane... ossia, il fatto di parlarci faccia a faccia così raramente introduce una marea di possibili incomprensioni, e sento che è diventato più difficile chiarirsi davvero. Mia nonna poi non mi ascolterebbe, ci ho rinunciato.
    Fughetta, ma quanto è bella Stoccolma? Una mia amica è venuta a trovarmi qui e se ne è andata entusiasta. È che la maggior parte delle persone non sa niente della Svezia. Ma a parte questo, cavolo, non è che le mie amiche stanno a Parigi o a Rio de Janeiro, eppure le vado a trovare lo stesso, al paesello tristo dove siamo cresciute....ma non è uguale, perché sono io quella che se ne è andata. Hai mai letto L'immortalità, di Kundera? C'è una frase sulla nostalgia cui penso spesso, e che descrive come si sentivano i cecoslovacchi che fuggirono come lui rispetto ai parenti rimasti in patria. Ogni tanto mi torna in mente.

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    1. anche io lontana da tempo, capisco cosa intendi rispetto alle possibili incomprensioni. Ci sono momenti in cui, dopo averci vissuto insieme per quasi dieci anni e pur considerandole come seconda famiglia, mi chiedo con un filo di angoscia se le mie amicizie più solide supereranno davvero tutte le prove a cui saranno sottoposte.
      con le nonne... mi sa che è meglio sintonizzarsi sulle frequenze affettive togliendo il sonoro a certe conversazioni :-)
      meg

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    2. è vero, sono prove molto dure persino per le amicizie più solide. Non è solo la distanza geografica e quella temporale tra i vari incontri, ma anche il fatto che il vivere esperienze tanto diverse, a contatto con culture diverse, ci porta a evolvere in modi forse più divergenti di quanto non avremmo fatto se avessimo potuto diventare adulte negli stessi luoghi. Non so, è solo un'ipotesi. Mia nonna è un caso un po' a parte, e hai ragione, dovrei essere in grado di affrontarla con più serenità!

      PS: era "L'ignoranza" di Milan Kundera il libro cui mi riferivo!

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  4. Anche il mio commento è sparito.
    Dicevo che mi piacerebbe sedermi su quel porticciolo di legno a chiacchierare.
    Che pace che traspare, a me la Svezia piace molto!

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  5. Ma che succede ai commenti? non capisco cosa succeda. Io non li ho visti proprio, non è che li ho cancellati per sbaglio. Sigh!
    È vero quello che dici del senso di pace. Quando facevo il corso di yoga, in Germania, durante la meditazione visualizzavo sempre un luogo simile, visto durante una visita in Svezia. Piacerebbe anche a me una bella chiacchierata sul molo!

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  6. ehi sono costanza, oggi ti ho letta, giornataccia, però io sono venuta eh? e cosa ci è voluto, caspita... mi sa che hai ragione

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