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venerdì 23 maggio 2014

vorrei la pelle nera

La mia inappartenenza, si può dire, comincia dalla mia pelle.

Sono nata con un evidente deficit di melanina in un posto dove ad agosto quasi tutti mostrano con orgoglio pelli a-a-bbronzatissime. Sognavo di emigrare al nord già da ragazzina, quando chiunque era sempre pronto a farmi sentire un fenomeno da baraccone, d'estate. Se mi mettevo una gonna, mi veniva subito ricordato che i miei polpacci candidi non erano una bella vista per nessuno. "Va' un po' al mare!" mi esortavano disgustati "Prendi un po' di sole",  "Ma che hai te contro la spiaggia eh?". E questa incessante lagna veniva da chiunque, amici, conoscenti, sconosciuti. So che queste frasi sono state dette a tutti, almeno una volta. Il problema è che vengono dette con la convinzione che basti un pomeriggio al mare per scrollarsi di dosso l'aria da mozzarella. Ebbene, sappiate che esistono persone che non sono altrettanto fortunate!

Perché vedete, io non sono bionda. Fossi bionda forse mi avrebbero lasciato in pace, invece con la mia apparenza mediterranea nessuno credeva che io non fossi bianca per mia scelta.

No, io ho misteriosamente raccattato il temibile fototipo irlandese, per cui al sole succede questo: la mia faccia si riempie di lentiggini, le mie gambe restano tal quali, mentre spalle, braccia e dorso danno il meglio di sé, sfoggiando elaborati eritemi se prendo il sole per troppo tempo di fila. Una volta in vancanza in Sardegna fui costretta ad andare al pronto soccorso per farmi un'iniezione di cortisone. In Corsica, un'altra volta, mi presentai quasi in lacrime in una farmacia di Ile Rousse, balbettando in francese e mostrando le mie povere braccia piene di chiazze in rilievo. Bello eh? Ho questa foto di me in giro per Calvi, con maglietta a maniche lunghe e la faccia di "non fotografarmi, sono un mostro!"

Al mare con gli amici, mi sentivo come il designated driver ai party, quello che non può bere perché deve poi riaccompagnare in auto gli amici brilli e euforici. Ecco, loro si spruzavano beati di olio abbronzante, o stavano in acqua a giocare a palla per ore, e a me veniva ricordato di stare sotto l'ombrellone e di ricoprirmi bene di SPF 50, quello che pare malta per stucco e che si dà ai bambini. Quando ero un'adolescente ansiosa di uniformarmi spesso mi convincevo di non averne bisogno, dello strato di stucco. Il fatto era che pensavo: già non mi abbronzo per niente, se poi ci metto anche la protezione totale sopra non ho speranze! Eh, un genio, lo so.

L'unico modo sarebbe abitare in un posto di mare dove sia estate tutto l'anno, dove potrei espormi al sole ogni giorno dalle 8 alle 10 del mattino, diciamo, e continuare per almeno un paio d'anni. Non ho ancora trovato il modo di trasferirmi a Lanzarote, però ammetto che trasferirmi in Svezia pare essersi dimostrato un passo avanti. Gli svedesi in effetti, visti ad agosto, sono molto più abbronzati di quanto io lo sia mai stata. Il segreto è che i raggi del sole qui sono meno filtrati dall'umidità. (Ho già rimediato il mio primo eritema un freddo pomeriggio  in cui ero completamente vestita con la sola eccezione del mio collo). Inoltre, sotto gli abiti la gente mette il costume e non spreca manco un raggio UVA, fiondandosi sul primo prato urbano appena le nubi si diradano. Inoltre, aspetto per me significativo, adesso che è maggio, le mie gambe pallide sono in buona compagnia, per ora.

Ecco la mia chance.


Specialmente questa settimana (abbiamo 28¤C - seriamente) ma anche in qualunque altro momento di qui al prossimo equinozio, Dio m'è testimone, non uscirò di casa senza protezione totale e con gonne e pantaloni più lunghi delle ginocchia. Anche quando non fosse una bella giornata, perché non si sa mai quando il cielo si schiarirà. E non importa se la mia educazione mediterranea mi porterebbe a pensare che se piove non si possono mettere shorts e sandali: se piove sui sandali le dita si asciugano prima, non lo sapevate?

Se a settembre sarò ancora bianca come un morto, come si diceva alle media della mitica Alba Chiara di Vasco, allora mi resterà solo la crema autoabbronzante. Ma sono l'unica che non riesce a distribuirla senza finire con gomiti e gioncchia arancioni? Sigh.

3 commenti:

  1. e come dimenticare il mitico "pari un cardone?"
    Costanza

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    Risposte
    1. eh, la fantasia perfida toscana è senza rivali. Un tizio da una bancarella a Firenze, vedendomi completamente ustionata un giorno di agosto e convinto che non fossi italiana (ovviamente), mi urlò in "inglese": Oh bimba! Tonight, cream, eh!"

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