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mercoledì 28 maggio 2014

beh dai almeno non è la chimica degli attinidi

Al corso di svedese per stranieri.
L'insegnante fa l'appello e chiede da quali paesi veniamo. Il primo nome che dice è un nome decidamente cinese.
"Da dove vieni?" chiede lei.
"Dalla Svezia" dice lui. Momento di perplessità.
"Vuoi dire che sei nato in Svezia. Ma i tuoi genitori da dove vengono?"
"Dalla Cina" dice lui.
Shocker!
pensiamo tutti.
Altro momento di perplessità da parte dell'insegnante, chiaramente a scoppio ritardato:
"Ehm, ma lo sai, vero, che questo corso è Svedese come Seconda Lingua, e non Svedese per Svedesi?". Risposta: "Si"
"Uh, Ok"

Come è possibile che una come me che studia da un anno lo svedese sia in classe con gente giovanissima, nata qui o quasi? Parlano tutti benissimo lo svedese però hanno bisogno di passare questi esami per poter poi accedere all'università, perché evidentemente non sono riusciti a farlo andando a scuola in altri paesi, oppure non andandoci affatto. Per loro non è un problema la conoscenza della lingua in sé, ma imparare a scrivere, a pensare in modo logico. Al corso ci insegneranno a scrivere un tema, per esempio: introduzione, svolgimento, conclusioni. Che cosa è un riassunto, era la prima lezione.

Una ragazza a fine lezione mi chiede se sto seguendo altri corsi o solo quello. No, solo quello, le dico, perplessa. "Sei fortunata!" mi dice, "questo è quello facile! io ho anche matematica e chimica da recuperare!"

Quanto mi è venuto da ridere!

È quello facile perché tu già lo parli svedese, porca paletta! Ma non hai idea di quanto immensamente meno idiota mi sentirei nel tuo corso di chimica, credimi!
 


10 commenti:

  1. Io mi sentirei idiota in entrambi :-) meg

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  2. no, ila, me la sono fatta sotto!! la chimica degli attinidi! e pensa se ti ci volesse una grover!!!! mi hai risollevato la giornata!!!costanza

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  3. eggià!
    Il problema della lingua (intendo della comprensione del lessico e delle strutture linguistiche e del loro uso) è solo una parte. Il mio prof di inglese delle superiori diceva: "provate a fermare una persona per strada e chiedetegli di fare un riassunto in 50 parole di un articolo di giornale. Quante persone credete che siano in grado di farlo? Poche". E questo era vero anche se avessero dovuto farlo in italiano. Voleva essere incoraggiante, credo.
    Al mio corso di olandese vedo proprio quello che dici tu. Il compito è scrivere un testo di 200 parole che si riferisca ad un articolo letto e sul quale si dà poi una propria opinione, il più delle volte. Finora ne ho scritto uno sul funzionamento della polizia in Belgio e in Italia, uno sull'utilità dello studio del latino, uno sull'opportunità o meno di prendersi un anno di vacanza dal lavoro, uno sul costo dei libri scolastici e sui possibili interventi, uno sul fatto che la metà delle donne lavoratrici optino per il part-time, uno sull'obbligatorietà dell'olandese sul posto di lavoro anche durante la pausa pranzo.
    Che a volte anche in italiano mi domando quanto facili sarebbero!
    Perchè alla fine non si tratta solo della lingua, ma davvero del saper pensare. La maestra stava spiegando che in Belgio ci sono diversi parlamenti e che dai risultati elettorali può darsi che nelle Fiandre ci sia una maggioranza ma che il parlamento federale ne abbia un'altra. Non sai la fatica per far capire questo concetto!
    E la chimica degli attinidi non è nemmeno poi così difficile, alla fin fine! ;)

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    1. Hai ragione, sai. Ieri ho stracciato la mia brutta di riassunto otto volte, perché sforavo sempre il numero massimo di parole. E allora ho pensato di provarci in italiano, per vedere se era lì il problema...macché! stesso impasse. È vero che mi manca il vocabolario, ma è soprattutto la struttura il punto del corso. Poi ce l'ho fatta eh, ma mi sono resa conto che a scuola non avevo mai dovuto contare le parole facendo i riassunti, penso ci fosse un comporto maggiore prima di essere tacciato di prolissità...forse era l'approccio più mediterraneo!
      uff io ancora li sogno la notte certi complessi organometallici dell'uranio, tacci loro!

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    2. oddio, si vede che ho un ottimo ricordo del corso di inorganica III, un bel laboratorio, il prof molto in gamba, un gruppo di compagni sempre più affiatati, un mezzo innamoramento... boh, vedi cosa resta poi? :)
      Noi non abbiamo il limite massimo. Infatti io sforo sempre. E anche qui sbaglio, perchè più scrivi più aumenti le probabilità di fare errori, mannaggia!
      (la swagelock ommaigod, la-swa-ge-lock! Son qua che rido da 10 minuti!)

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    3. no guarda, tu hai ragione, è che a me all'esame di dottorato hanno assegnato il più organico degli inorganici, quindi mi sono beccata una sfilza di molocone (per me) senza senso da studiare a pochi giorni dall'esame. In Germania funziona così, non ti chiedono nulla della tua tesi ma devi fare la maratona ultimo minuto per studiarti tre altri soggetti estranei...ed io e la chimica organica non siamo mai state in buoni rapporti!
      (ihihih da noi ci eravamo comprati la macchinetta del caffè "che dentro ha solo connessioni swagelok cosí la ripariamo da soli", tanto per dirti...e si è rotta uguale... )

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  4. ah, e poi la smetto che è meglio. Ma. Ti ho pensata al corso di olandese oggi. La maestra chiede se abbiamo questioni specifiche sul funzionamento della sanità in Belgio. Una signora russa esordisce con un "io voglio sapere cosa ci succede dopo la morte".
    E già là io al posto della maestra avrei detto che non era attinente.
    Fa niente. Si vede che non ho fatto i corsi per l'insegnamento.
    Questi i fatti: la signora ha letto in un sito russo che "agli stranieri che stanno in Belgio da più di sei mesi, quando muoiono, cavano gli organi". Sdegno Generale, Mormorii Scandalizzati.
    La maestra spiega che non è solo per gli stranieri, è per tutti così. Momenti di Grande Agitazione (giuro). Insomma, in Belgio esiste il silenzio-assenso, per cui spetta al medico decidere se gli organi sono buoni per l'espianto o no. Può interpellare i parenti ma non è obbligato a farlo. E chi non ha esplicitamente dichiarato in Comune di non volerli donare viene considerato un donatore.
    Apriti cielo.
    Il dettaglio dei "6 mesi per gli stranieri" significa probabilmente (immagino io) che questa norma non si applica, per esempio, ai turisti di passaggio, ma a chi risiede qui da almeno 6 mesi, tempo sufficiente per aver espresso il proprio dissenso. Ma messo come l'aveva messo lei suonava con un abuso bello e buono.
    L'idea che qualcuno potesse decidere di donare i loro organi sembrava per la maggior parte delle mie compagne una specie di agghiacciante violenza paragonabile a "entreremo a casa tua, ci porteremo via tutto e sbatteremo i tuoi familiari in mezzo ad una strada" e non si è fatto altro che parlare di funerali & Co per il resto della lezione.
    Questi siparietti di culture clash ci sono anche da voi, dove tutti sono lì da una vita?

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    1. Ah, mi hai fatto venire in mente la cosa più assurda mai sentita da me al riguardo della questione donatori di organi. Una futura dottoranda in chimica che si diceva contraria perché poi, al momento del giudizio universale, quando i corpi sarebbero risorti, come faceva uno a raccattare tutti i suoi pezzi se li aveva sparsi per il mondo? GIURO.
      Ciò detto, no, in questo corso non parliamo granché, in generale, per varie ragioni tra cui quella che è infatti popolato per lo più da gente che ormai la svezia la conosce e non gli importa granché di discuterla e nemmeno di farsi degli amici. Nei corsi che facevo prima invece le discussioni erano infinite. La più accesa che mi ricordi, quella per cui alle feste ognuno si porta da bere (alcol) da casa, e spesso anche da mangiare. E poi ovviamente l'eterna questione del perché qua serva un personnummer, e le infinite vicissitudini per averlo, proprio come il famoso lasciapassare A38.

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