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mercoledì 19 agosto 2015

To sit here with you and talk about nothing Is breaking my heart

Da anni ogni volta che torno in visita dai miei mi dedico al decluttering. Sono partita dai vestiti, poi sono passata ai libri, a questo giro era il turno di quel che in inglese chiamerei "keepsake". I ricordi, foto, diari, ritagli, vecchi quaderni di scuola, peluche, cornici etc. Capite bene perché avessi lasciato questo settore per ultimo: era decisamente il più insidioso e istintivamente avrei voluto non doverlo fare.

Ho ritrovato quindi la scatola nella quale per un decennio buono ho accumulato la mia corrispondenza. Ebbene sì, nonostante sia nata abbondantemente dopo la seconda guerra mondiale, c'è stato tutto un lungo periodo della mia vita in cui io scrivevo lettere. A tonnellate. Carta penna e francobollo. Adesso mi pare impossibile ma un anno mi feci pure regalare per il compleanno un foglio di francobolli. Ogni mia vacanza inglese finiva con una buona lista di indirizzi di località sparse per l'Europa. E un pacchetto di foto, quelle che si facevano allora, coi rullini, per cui fino a che non le sviluppavi non potevi saperlo come erano venute. Ed erano sempre venute di merda. E ora pure quelle stanno lì, in un'altra scatola, con le facce di tutte quelle persone incontrate così, in una manciata di giorni e con quei luoghi tanto iconici sullo sfondo. Stonehenge. I leoni di Trafalgar Square. Il Royal Mile. La cattedrale di Winchester. La spiaggia di Hastings. In barca a fare punting sul Cam. Mi fa impressione constatare che c'era più intimità in quelle lettere scritte a mano di quanta non ne abbia mai condiviso dopo, quando alcune di quelle corrispondenze sono diventate email e alcune di quelle facce sono poi comparse su Facebook. E sono ancora lì, solo che pare non abbiamo più tanto da dirci. 

In ordine sparso. C'era B. che era un ingegnere di Belgrado, e solo pochi mesi dopo averlo conosciuto cominciammo a bombardare casa sua, con aerei che partivano anche da casa mia, e lui mi scriveva pure dal fronte, perché a ventidue anni ovviamente fu tra quelli che vennero subito mandati a combattere. Ed io pregavo che non morisse. Non morì. C'era G., con la quale dividevo la camera, che studiava giornalismo e faceva la stagista per una tv locale andando in giro in elicottero. C'erano J. e W., due ragazzi olandesi carini che più carini non si può. C'erano Mignon e Mimi, dalla Svizzera tedesca: la corrispondenza con Mimi da sola era almeno la metà del totale. Lettere piene di mi manchi, di riferimenti a battute che a suo tempo ci avevano fatto ridere tantissimo - che tenerezza rivederle lì sulla carta, e ricordarsi di quelle risate. C'era M., dal Giappone, che poi venne a trovarmi in Italia con un valigione immenso che conteneva pure un kimono da farmi provare - ho la foto di me e lei in kimono, nel soggiorno dei miei. C'era P., il mio insegnante di inglese di cui ero innamorata persa, che scrisse nella "pagella finale": è un'alunna meravigliosa ma deve credere di più in se stessa - sono passati vent'anni, cazzo, e non ho mica imparato un tubo. C'erano poi A&D, la coppia di adorabili pensionati che mi ospitò un'estate e che mi mandavano bellissime cartoline di auguri, parole piene di affetto, regalini che stessero in una busta, e per i quali ricamai due cigni azzurri a punto croce. Mi ha colpito leggere la frase: ho scelto questo biglietto sapendo che ti sarebbe piaciuto. Era così vero, era proprio una cosa da me, e una signora sessantenne inglese, della quale oggi non so nulla, lo sapeva. 

Del resto ci mettevo così tanto di me in quelle righe, in quella carta da lettere scelta con cura, comprata con gioia - ora non saprei manco dove andarla a comprare, la carta da lettere. Forse è per questo che ho un blog? Per tornare ad avere un posto dove rovesciare quel che ho dentro? Sono sempre stata un po' ottocentesca dentro, del resto. Quel che non mi pare di aver più è quella spinta verso gli altri, quel modo di aprirmi e d'esser pronta a imbastire un'altra bellissima amicizia con qualcuno conosciuto su un treno, per dire. Forse era anche una cosa generazionale: Prima dell'alba era il mio film preferito, mi rappresentava.  Il seguito, pure.  Non a caso.

Non so se sono diventata più introversa con l'età o se è stata questa vita da expat a cambiarmi. Ero ancora così quando partii per la Germania. Proprio sul primo aereo che presi conobbi due ragazze: A., algerina emigrata in Germania e fidanzata a un italiano, e K., una tedesca in Erasmus. Con K. ci vedevamo ogni tanto per un caffè nella zona dell'università, a volte veniva pure una sua amica svizzera che studiava glottologia e mi parlava dei dialetti sardi (non è pazzesco?). Con A. ci siamo scritte a lungo- i genitori del ragazzo italiano non la volevano in casa e alla fine si sono lasciati - abbiamo parlato di Islam, di gap culturali, di sesso e di corano. Nemmeno lei so che fine abbia fatto. Di lei non mi restano nemmeno le parole, perché appunto erano già diventate virtuali, e darei chissà cosa per ritrovarle. Ma forse vorrei ritrovare anche un po' di quella me stessa. 

Alla fine ho tolto davvero poco di quella scatola. L'ho infilata in fondo in fondo al mio armadio, dietro ai cappotti che non metto mai.

13 commenti:

  1. A me sapere che lo scatolone con lettere, fotografie e bigliettini è lì (dai miei anche nel mio caso) fa piacere, dà una certa sicurezza, quasi .. pensa che poco tempo fa è vi ho rovistato per avere conferma che l'autrice di un blog legato all'Africa che ho scovato per caso in rete fosse (ed effettivamente era!) un mia amica di penna del 1992-93! Meg

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    1. ma dai, chissà che bello ritrovarsi così! posso chiederti però se pensi di portarla via un giorno, quella scatola? io non riesco a trovare una buona risposta al dilemma

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    2. Sì!! lei ora vive in Africa e le ho mandato le foto delle lettere, bello!
      il giorno in cui mi sentirò di essere veramente a casa mia credo che mi farà piacere avere lo scatolone emotivo con me. Ma quel momento non è ancora arrivato e non pare neanche essere dietro l'angolo :-) meg

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  2. Che bello... io invece ho buttato via tutto. Come sempre, la regina dell'evitamento...

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    1. dici che è per questo? o forse che avendo come me una mamma che accumula, hai cercato di fare l'opposto? comunque mi fa piacere sapere che non ero l'unica grafomane degli anni novanta!

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  3. No che non eri l'unica, anche se per quanto mi riguarda si parte prima, dai primi anni Ottanta. Io ho avuto penfriend di cui sono stata testimone di nozze, e penfriend che sono diventati fidanzati e poi di nuovo penfriend. E ho sempre scritto a qualcuno, sempre. E ho, va da sé, diverse scatole come quella, sparse per i vari dormi 'povna di Italia (a partire da casa mia).

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    1. il penfriend fidanzato mi è mancato! secondo me era una cosa bellissima, che ne mio caso è stata "uccisa" dalle email. Che hanno però il pregio di non occupare metri cubi.

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  4. bellissima atmosfera questo brano, tra desiderio di voltare pagina e nostalgia per le pagine precedenti.
    ml

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    1. grazie massimo! è vero quanta nostalgia si prova a riaprire certe scatole...

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  5. Br. Davanti alla storia di B. al fronte. Anche io avevo incontrato pochi mesi prima uno studioso del romanzo bizantino in biblioteca mentre preparavo gli esami, con cui poi passammo una serata alla fontana di Trevi, e poi partì e gli arrivarono in testa le bombe. Avevo una paura terribile di metterlo nei guai, perché pure la corrispondenza, si diceva, era bloccata. Così gli scrissi solo una cartolina, con la parola "ciao". Per fortuna mi rispose. Che orrore quella guerra.

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    1. Mi vergognavo moltissimo, perché i Serbi venivano dipinti come dei mostri, come nemmeno dei nazisti, sui giornali di casa nostra, oltre che bombardati. E mi dicevo: se mi manda a quel paese ha ragione. E invece sono questi piccoli fili che a volte salvano la civiltà.

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    2. è vero quello che dici, e mi ricordo bene i sentimenti contrastanti di quel periodo. Sicuramente mi ha fatto pure bene toccare con mano come una cosa siano i paesi, i politici, i governi e altra le persone. Lui dopo mi scrisse che sapere che c'era chi lo pensava lo aveva aiutato. Resta secondo me una pagina piuttosto buia della recente storia europea.

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