Oggi mi sono alzata, ho fatto colazione, ho ripetuto due volte il mio dibattito sul perché anche in Italia bisognerebbe far prevenzione contro l'abuso di alcol. Ci avevo messo anche delle domande retoriche, delle anafore, un paio di proverbi, e una chiosa da urlo. Poi mi sono vestita, e mentre mi vestivo ho avuto la sensazione che forse non stavo poi così bene. Per precauzione sono andata in bagno come faccio ogni volta che temo di dover vomitare. Io oppongo da sempre una strenua resistenza. Io cerco sempre di convincere il mio corpo che no, dopotutto non è necessario farlo. Respiro, respiro, intanto mi inginocchio per terra però, che ogni tanto capita che io la battaglia la perda, e tanto vale esser pronti a tutto. Lo faccio da sempre, quando prendo la gastroenterite e quando mi viene il mal di mare - come quella volta tra Lanzarote e Fuerteventura, che ero verde in volto e intorno a me vomitavano tutti come in uno di quei film catastrofici anni 70 e gli steward di bordo correvano in giro coi sacchetti ed io niente, occhi fissi su un punto a caso, il sacchetto vicino per precauzione, quell'insensibile che poi avrei sposato si mangiava tutte le mie pringles sollevando quegli orridi effluvi da patatine made-in-hell ma io ero chiusa dentro di me e niente mi ha influenzato, fino a che non abbiamo toccato terra. Success! Poi tutti a dirmi: sei una cretina, se vomitavi subito poi saresti stata certo meglio che passare un'ora a quel modo. Ma qui siamo teste dure.
E dunque. Mi concentro e tutto passa. Anche l'autobus. Arrivo quindi a lezione un po' trafelata, in ritardo di 10 minuti. Mi siedo. Ascolto la mia amica che chiameremo Anna-dai-capelli-rossi dibattere sull'importanza di avere una tesi chiara in un dibattito - povere noi lasciate in balia delle nostre fantasie per trovare argomenti per sti cavolo di dibattiti. Poi è il mio turno. Chiedo se per favore me lo lasciano fare da seduta, il mio discorso, perché oggi non sono proprio al top...ma niente paura, mi affretto a rassicurare tutti, una cosa da niente! Faccio il mio discorso. Mi alzo per tornare al mio banco e in effetti boh, le gambe le sento un po' molli.
Mi siedo e ascolto le istruzioni per l'esame del 3 ottobre - quello che qui si chiama PROVA NAZIONALE giusto per non mettere in ansia nessuno. Oggi è in effetti il giorno che il ministero ha mandato le celebri buste col materiale d'esame: uno snello fascicolo di tredici articoli su un tema che cambia ogni volta. Abbiamo due settimane per leggerli e usarli come base per la prova orale (dibattito, che ve lo dico a fare?) e quella scritta, un tema a scelta tra 4 titoli tutti inerenti il suddetto fascicolo. Io ascoltavo e pensavo: beh in effetti sarà il caso che mi dia una mossa a studiare, oggi poi mi sembra di non capir niente di quel che mi dicono! E perché è così difficile respirare? Inspira, espira, inspira, espira...poi entrano altre due alunne, la mia insegnante si rivolge a loro e la mia testa comincia a ronzare, io mi alzo e dico solo piano: devo andare in bagno! E son fuori dalla porta che cammino, anzi traballo verso il bagno...quanto è lontano? saranno dieci metri forse. Ma non ci arrivo.
Il buio davanti agli occhi e un rumore sordo nelle orecchie. Mi sento andar giù, lentamente, come un sacco che si sgonfia, appoggiata alla parete, giù fino al pavimento. Resto lì. Vagamente cosciente che c'è qualcuno che si avvicina e mi chiede qualcosa. Ed io rispondo, in svedese, non respiro! Jag kan inte andas! E nel frattempo mi chiedo se è un verbo deponente o no, forse ho cannato pure questo. Allora arrivano tutti, qualcuno chiama un'ambulanza, mi chiedono il mio personnummer, ed io faccio sempre tanta fatica coi numeri in svedese, specie il 7, ma lo dico lo stesso. Non ho mai perso conoscenza, cosa che immagino sia un bene. Eppure vorrei averla persa, perché quegli attimi sul pavimento con il buio dentro, prima che qualcuno mi parlasse e mi tenesse stretta per le spalle sono la cosa più terrificante che abbia mai provato. Il che indubbiamente significa che ne ho avuto di culo nella vita. Lo so, ne sono consapevole.
Mi hanno sdraiata sul lettino della classe dove tengono i corsi per infermiera. Hai visto che fortuna esser svenuta proprio lì davanti. I paramedici sono arrivati pochi minuti dopo. Per prima cosa mi stringono la mano e si presentano. I nomi non li ricordo, e loro di certo non ricordano il mio - eppure ho fatto in tempo a chiedermi se anche quando vanno ad estrarre le vittime degli incidenti stradali da qualche groviglio di lamiere cominciano con il dire "mi chiamo Tizio". Forse tanto inutile non è, a me lì per lì ha fatto piacere. La diagnosi è calo brusco di pressione. Mangia qualcosa di dolce, mi fanno. Secondo noi stai benone ma se vuoi venire in ospedale è una scelta tua. Ti diciamo fin d'ora che non ti considereranno molto, al pronto soccorso perché per noi non sei a rischio di niente. Non stare da sola oggi. Vai all'infermieria locale se vuoi controllare di nuovo la pressione, riposati, stammi bene.
E resto lì, sul lettino. Una delle altre insengnanti resta con me tutto il tempo, mentre la mia classe finisce la sua lezione. Mi sento meglio. Provo a mangiare qualcosa, come mi hanno detto. Seduta mi sento debolissima, allora mi sdraio di nuovo. Ed ecco che ritorna il buio, il ronzio, i sudori freddi. L'insegnante prontamente mi mette su un fianco e mi mette davanti una strana bacinella di cartone...fa parte anche questa del materiale del corso di infermiera? e vomito. Vomito con un'estranea che mi tiene i capelli, semisdraiata sul lettino che sta lì per insegnare agli allievi ad azionare i comandi per lo schienale reclinabile. Mi esce solo l'inglese a quel punto: I'm sorry, I'm so sorry. Che questa poveretta insegna psicologia e di certo non la pagano per portar l'orrida bacinella nel bagno più vicino, starmi accanto per un'ora, portarmi delle salviette. Perché piango? qualcuno mi sa dire perché quando vomito piango?
E niente, dopo va infinitamente meglio, come volevasi dimostrare. La lezione è finita e sia Anna che la mia insegnante vengono da me. La mia insegnante mi confessa che ha paura di avermi messo troppo sotto pressione con questo esame e questi compiti, e a me vien da abbracciare pure lei. Prima di andarsene ci mostra la foto della sua bimba, che viene dalla Cina ed è una minuscola campionessa di pattinaggio sul ghiaccio. Anna insiste per non lasciarmi sola e ce ne andiamo a casa mia in autobus, ma sto meglio. Passiamo un paio d'ore insieme, pranziamo, e poi rassicurata se ne va.
E ripenso a quante volte oggi mi sono sentita chiedere: ma hai qualcuno a casa? e ho risposto, no, ovviamente no. E non mi era mai parso un problema. E ripenso a quante volte oggi ho detto grazie, e scusa, e a quante ancora avrei voluto dirlo. Perché mi pesa tantissimo chiedere aiuto. E vorrei capire da quanto tempo è così, da quanto vivo nella placida contemplazione della mia solitudine di fronte alle rogne che vita ti porta.
Quante cose vorrei dirti. Innanzitutto come stai ora?
RispondiEliminaSu questo sentimento di solitudine e di non poter contare su altri, ti capisco, davvero. Mi sa che lo sai.
mi hai fatto piangere sul finale...
e comunque anche io piango quando vomito. Anche io ho uno stomaco di ferro, tranne che per l'alcol.
un abbraccione grande!!
Innanzitutto grandissima stima per essere riuscita a parlare svedese in un momento di totale malessere. Solo per questo dovrebbero promuoverti al corso! Poi volevo anche dirti che non c'è nessun legame tra lo zucchero e la pressione: il calo di pressione è una cosa, il calo di zuccheri un'altra. Se hai la pressione bassa dovresti bere un caffè, o mangiare una liquirizia. Almeno così hanno sempre detto a me, che sono molto avvezza a questi cali di pressione. Ora stai meglio?
RispondiEliminaoh tesoro...
RispondiEliminaSto meglio, grazie a tutte davvero. Ho solo la pressione molto molto bassa e pensano ci sia di mezzo una carenza di ferro. Vado di liquirizie intanto! Alla fine è solo un grande spavento, più che altro.
RispondiEliminaOMG (bistecche come se piovesse alla faccia della toxo - o sei vegetariana :/)?
RispondiEliminano no non sono vegetariana (sono solo carboidrato-dipendente, sigh) e tu ci hai proprio ragione!
Eliminaoh, come ti capisco!! non entro in dettagli, ma diciamo che la resistenza stoica (anche a costo di ore di nausea e notti di sonno da seduta per non vomitare) mi è cosa familiare. Ma sto cambiando. Tra l'altro, durante formazioni di gestalt e affini, ho avuto modo di imparare che rifiutare ció che ci é indigesto (fisicamente e metaforicamente) è molto positivo per il nostro benessere. In effetti è buon senso. Poi c'è il tema del chiedere aiuto... e qui ti do solo uno di quegli abbracci che tanto spontaneamente do quanto mi costa ricevere a parti inverse. Meg
RispondiEliminaEd io me lo prendo, l'abbraccio, perché è il caso che mi alleni anche a questo cambiamento (tipo, il post, dopo averlo scritto lo avrei cancellato in un baleno, ma mi sono imposta di lasciarlo lì). Questa cosa della gestalt mi interessa parecchio ma accidenti quanto sono ignorante...
Eliminanon sono incinta e evidentemente se ho voglia di vomitare lo faccio o forse non mi è capitato così spesso. Ma conosco benissimo il mantra del "se mi concentro..." così come capisco benissimo un sacco di altre cose (e, per inciso, bello scoprire di non essere la sola!)
RispondiEliminaIo svenni alla fine di un prelievo del sangue. Quasi. Nel senso che non persi conoscenza del tutto, ma ero inchiodata al letto da un maldipancia lancinante, in compagnia di una gran nausea e di un forte desiderio si andarmene e lasciare il mio corpo alle sue sofferenze mentre io mi prendevo una boccata d'aria. Ricordo che non riuscivano a "tirarmi in qua", mi davano della disgustosa coca cola ma appena provavo a sedermi non era cosa. Ricordo benissimo quel "mi raccomando, non vada a casa da sola!" e come no, ci vado in taxi!
Un'altra volta mi trovai in ospedale con un tutore al piede sinistro, non riuscivo più ad infilare le scarpe e anche lì un'infermiera dal tono spiccio mi disse che "ovviamente si deve far venire a prendere da qualcuno!" e io me la svignai alla chetichella, avendo imparato ormai che dire "vivo da sola e la mia famiglia sta a 1200km da qui" di solito spaventa la gente ancora di più.
Anche sul tema del chiedere aiuto ci sarebbe da scrivere una tesi... prossimo dottorato, via! :)
Ciò detto, spero tutto bene, nei limiti del caso.
Bacioni (e sì, devo scrivere le 10 cose che ti fanno capire di essere diventata mezza belga e mezza londinese)
urca, hai descritto perfettamente come mi son sentita. È vero, la gente si spaventa e anche io spesso minimizzo per evitare l'escalation, anche se benissimo intenzionata. Mi sa che è esperienza comune agli expat...
EliminaTutto bene e grazie davvero dei vostri pensieri! E scrivila questa lista che con tutte ste nazionalità in mezzo forse 10 punti non basteranno! Io attendo fiduciosa :-)
Mi spiace per questa esperienza... Fra l'altro la conosco bene perché anch'io soffro sia di pressione bassa che di cali di zucchero e, in gravidanza, peggioravo sempre. E' una cosa importante imparare a chiedere aiuto. Io ci lavoro da un pò e devo dire che tante cose diventano così semplici che è un peccato non averne approfittato prima!
RispondiEliminacome hai ragione...mi fa piacere sapere che si riesce a lavorarci su! mi chiedo se sono sempre stata così e se è il fatto di vivere all'estero senza rete di salvataggio che lo evidenzia di più.
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