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mercoledì 13 agosto 2014

it's something unpredictable but in the end it's right

Oggi pensavo che ci sono luoghi su questa terra che mi sono appartenuti, mi sono stati famigliari come il luogo dove sono cresciuta, e che adesso sono dietro di me, lontano da me, in una sorta di dimensione parallela che è diversa da quella in cui stanno tutti gli altri luoghi della terra.

A volte mi arrivano flash di quei luoghi. Come buffe cartoline mentali. Buffe, perché non sono le immagini che di solito fotografiamo, che ci portiamo addosso come souvenir. Non sono il Royal Mile o il monumento a Scott ad Edimburgo, non sono la cattedrale di Strasburgo, le terme di Baden Baden, il Castello di Heidelberg o quello di Neuschwannstein, sebbene ognuno di questi se rievocato mi si presenta davanti col suo corredo di ricordi e sensazioni. No, le immagini che mi trovo a rimirare più frequente, senza motivo alcuno ma con una strana malinconica sorpresa, sono luoghi banali, senza importanza, spesso senza bellezza.

C'è questo svincolo per esempio, sulla sinistra c'è Toys'R'us, sulla destra un MacDonald e un grande negozio di biciclette, nel mezzo una strada a quattro corsie sulla quale ho usato per la prima volta il navigatore (la perfida Jane) e sulla quale mi sono trovata regolarmente, prima di ogni viaggio verso sud, prima di ogni gita domenicale verso la Francia, prima di ogni viaggio verso l'aeroporto. Sapevo che Jane mi avrebbe mandato un fastidioso beep e intimato di stare attenta alle telecamere, e sapevo dove erano, ognuna di esse. Sapevo in quale corsia stare prima che lei mi dicesse per la ventottesima volta "keep right". Quel Toys'R'us è quello dove comprammo i costumi per il mio primo Fashing, il carnivale sbronzo e caciarone cui quella zona della Germania si dedica con tutto il cuore, anche passata l'infanzia. Sempre lì ho comprato il libro sonoro a mia nipote, prima di andarla a conoscere. Lì sono stata con le mie colleghe infinite volte in pausa pranzo, ogni volta che un nostro collega aveva un figlio in arrivo - lì comprammo il triciclo per il figlio del mio tecnico, che poi scoprimmo non avrebbe mai camminato. E ogni volta ci fermavamo a mangiare un kebab nel chioschetto di fronte - uno youfka senza cipolle e una cocacola. E quel MacDonald, ci ho mangiato una sola volta, uno strano sabato di millemila anni fa, quando non avevamo la macchina ed avevamo cambiato due linee di tram per essere lì, in cerca di una bici da corsa per me, in quella prima estate dopo che il mondo era esploso e senza rumore si era ricomposto (non la comprammo mai).

C'è questa strada lungo le rive del Reno, costeggiata d'alberi, il fiume che scorre così vicino che a volte se cominciava a piovere potevi trovarti con l'acqua alle caviglie. La gente vi faceva in-line-skating quando il tempo era bello e passeggiava coi cani. Una volta per attraversare un tratto tutto allagato Danne mi ha preso in spalla. Al sabato e alla domenica ci trovavi gente ben vestita che era appena uscita da un ristorante molto famoso lì vicino, dentro al bosco, circondato di canali e laghetti e dighe e ponti. Davanti al ristorante, con un piccolo banchetto contro ad un albero, un signore dall'accento slavo vendeva miele fatto nella zona, o patate, o mele, a seconda delle stagioni - noi compravamo il miele di castagno.  La strada verso casa si snodava tra i campi di colza e di granturco, costeggiata di meli e di ciliegi. A volte capitava di vedere un capriolo. Ovunque c'erano nidi di cicogne. Io quella strada l'ho fatta col sole e con la neve, a piedi e in bici, a volte ci andavamo a correre, a volte ci portavamo pure la gatta al guinzaglio, la saprei disegnare su una mappa, ogni curva, ogni ponticello. Sotto mille punti di vista, era casa.

E poi c'è questo posto di cui non so il nome, in Svizzera. Ci siamo fermati lì ogni volta che abbiamo viaggiato in auto verso l'Italia. Le prime volte, per caso - era più o meno il punto in cui cominciavamo ad aver fame e voglia di sgranchirci. alla fine lo abbiamo pure messo tra i preferiti del navigatore. Era una piazzola di sosta che si affacciava su un lago senza importanza, dietro c'erano pascoli verdi e baite e mucche.

la mia macchina che non c'è più
il lago senza nome
Non so perché l'avessimo scelta, forse perché era calma, c'erano i tavolini e i bagni non erano disgustosi, ma era anche una sensazione rassicurante quella di avere questo posto nel modo, questo posto che non aveva nemmeno un nome per noi (sul navigatore era segnato come "sosta in svizzera") e dove di solito ci sentivamo già in vacanza, già in viaggio, che è una sensazione meravigliosa e che mi manca parecchio. L'ultima volta mi ci sono fermata da sola, era il mio ultimo viaggio per riportare in italia la mia macchina e le ultime cose dopo aver svuotato l'appartamento. Gli ho detto addio, con uno sguardo, come a tante altre cose quel giorno.

5 commenti:

  1. ...I hope you'll have the time of your life... :)

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  2. quando mi prendono i momenti di nostalgia cerco di scacciare quando ho detto addio e ricordare quando ho detto "alla prossima". che poi addio esiste davvero al giorno d'oggi?

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    1. immagino di no, che siano quasi sempre arrivederci. Eppure al di là di tutto, anche quando ripassassi da quei luoghi, è molto probabile che sarà una cosa transitoria. E non è neppure nostalgia, a ben vedere...fa strano pensare che un posto era casa e adesso non lo è più.

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  3. Che dolce malinconia. ..
    ti mando un bacio dal fiume!

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  4. oltre a prima dell alba abbiamo anche questa canzone in comune...e chissa quante altre references, sono dai miei e ho poco tempo ma leggendo qua e la mi sa che siamo spiriti affini, piacere di incontrarti quindi! (su adf sono valentina polonia)

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