È un concetto complicato. Molti dicono che la paura è un sentimento positivo, ci protegge da situazioni letali. Ma sappiamo anche bene ci sono paure che si prendono controllo della nostra vita impedendoci di viverla, piuttosto. Bisogna valutare bene fino a che punto le nostre paure ci limitano e fino a che punto ci proteggono. Per esempio, la mia paura dei ragni (e in minor misura degli insetti) è profondamente irrazionale. Forse dovrei cercare di capirla meglio, capire da dove viene. Fatto sta che mi limita molto poco: mi armo di aspirapolvere con lungo braccio e limito così gli incontri. Il lavoro che mi avevano offerto in Australia è stato rifiutato saggiamente - ma siamo seri, mica ci volevo andare davvero dall'altra parte del mondo!
A lungo mi sono convinta che certe mie altre paure, parimenti, non mi limitassero granché, che si trattava di libere scelte, che avevano dignità in quanto tali e dovevo poterle rispettare. Avevo buoni motivi per i miei rifiuti, e in testa c'è: non mi piace, embé? Ultimamente però percepisco in pieno la ristrettezza della mia prigione. E vorrei farci qualcosa. Ma invecchiando non si diventa più coraggiosi temo! Quindi è tutto un filo più complicato.
Per dire, due sabati fa sono stata invitata ad una festa. Si trattava di una mia ex compagna di corso che non vedevo da mesi, da quando cioè aveva trovato lavoro e smesso di venire alle lezioni. Non mi sono mai sentita molto vicina a lei, più che altro per manifesta mancanza di punti in comune, ma non ho davvero nulla di negativo da dire su di lei. Qual era il problema? Beh, che non conoscevo quasi nessuno degli altri invitati, e che l'invito mi era giunto via facebook, cosa che mi da sempre l'idea di un invito spersonalizzato, che può essere magari inviato per sbaglio o senza particolare criterio. Era in un luogo dove non ero mai stata. Per giunta, il giorno prima della festa si era aggiunta la richiesta di portare ognuno qualcosa da mangiare, cosa che di solito aggiunge a me una cospicua dose di paranoie. Inoltre, il fatto che l'invito fosse esteso ai partner invece che aiutarmi a volte mi inibisce ancora di più, perché Danne è anche lui un poco timido e se l'invito aloccasione sociale arriva da parte mia, tendo a farmi carico psicologicamente anche del suo eventuale disagio.
La persona che sono, così abbacchiata dalle mie ultime esperienze sociologiche (quelle dei miei anni in germania) avrebbe accampato una scusa per non andare. Triste eh? eppure st(av)o messa così. Tale era il terrore di sottopormi ad ulteriori giudizi di un gruppo che ormai si era deciso contro di me a prescindere, mi ero segregata sempre di più e, a meno di non avere vicino quelle poche persone con le quali mi trovavo bene, non andavo da nessuna parte. E invece, in un moto di orgoglio o disperazione mi sono fatta coraggio e mi sono buttata.
La serata in sé non è stata chissà che cosa, ma mi ha fatto sentire meglio con me stessa per averci provato.
Inoltre, alla festa è saltato fuori un altro invito, quello per un evento che mettesse insieme i tanti italiani immigrati da queste parti e che non hanno molte occasioni di aggregazione. Sull'onda lunga del mio entusiasmo ho aderito (stupendo pure me stessa). E il sabato successivo, mi sono ritrovata ad andare in un luogo ancor più alieno dove non conoscevo davvero nessuno tranne la ragazza che mi aveva coinvolto e che, mentre ero già per strada, mi aveva comunicato che sarebbe arrivata un po' dopo di me. Dunque sono entrata in questo buffo luogo pieno di gente ignota, scrutando le facce in cerca di un lineamento riconoscibile...niente. Ammetto che per un istante ho contemplato l'idea di infilarmi in bagno giusto per prendere tempo! Ma poi non so cosa sia avvenuto, mi sono vista dirigermi con la mano tesa verso un ragazzo che mi pareva potesse essere l'organizzatore, mi sono presentata e puff! tensione svanita, non mi sono nemmeno accorta del tempo che è passato prima che mi raggiungesse la mia conoscente.
Uscendo da lì, mi sono recata in un ristorante dove degli amici di Danne (i suoi ex compagni della band) si riunivano per un hamburger ed un quiz a premi sulla musica heavy metal. Ecco, quella forse non è stata una grande idea, perché le loro ragazze a queste cose non si presentano mai, e perché il mio svedese è insufficiente....ma mi ero convinta che fosse il caso di buttarmi, I was on a roll! anche perché non lavorando vedo davvero troppe poche persone svedesi e vorrei usare ogni opportunità. Forse ai compagni di Danne sta cosa ha scocciato, non so, io perlomeno sono contenta di averlo fatto.
E niente, c'è bisogno che io metta per scritto le cose positive ogni tanto, perché tendo a dimenticarle presto o a cestinarle come non rilevanti. Quelle negative invece, che ve lo dico a fare, quelle me le incido a fuoco addosso a futura e imperitura memoria. Sigh.
* Everybody's free (to wear sunscreen) - Baz Luhrmann
I tuoi post mi stimolano sempre tante riflessioni, mu dico che organizzo le idee e commento e alla fine mi areno.. almeno voglio dirti che mi ritrovo spesso in quello che scrivi, che mi piaci (attenzione, allora forse mi piaccio pure io :-)). Meg
RispondiEliminaSei troppo gentile, grazie! è davvero una gran cosa questa di internet, che fa sì che troviamo persone affini con questa facilità, mentre nella vita reale pare piuttosto difficile. Forse perché siamo tutti più circospetti, di persona... o semplicemente più diluiti e sparsi? chissà :)
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