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venerdì 24 maggio 2013

one day at a time

Sono i miei ultimi giorni in Germania. Li passo in un appartamento semivuoto, coi gatti e le ultime cose pronte per essere messe in macchina, tra dieci giorni. Cucino e mangio con l'unico scopo di svuotare la dispensa e il frigo. Bevo anche di conseguenza, il che dà innegabilmente soddisfazioni maggiori.

Penso che questa specie di inverno prolungato sia un elaborato piano del destino per non soffrire di nostalgia, visto che il trasloco è previsto per giugno, quando in questo angolo fortunato di Germania di solito fanno trenta gradi. E invece al momento in Svezia c'è bel tempo mentre qua fuori ci sono sei gradi e piove da settimane. Non credo di aver mai visto così poco sole come in questo 2013.

Le ripercussioni sul morale sono evidenti. Al lavoro, i mediterranei vanno in giro incazzati come api e si vestono in modo incongruo. il che è tipico degli immigrati mediterranei al nord una volta che hanno passato il primo inverno. Quell'inverno per il quale si erano preparati le pellicce di foca, per intendersi, e che si son stupiti di constatare non era poi così freddo. Contemporaneamente, mia madre al telefono si lamenta del freddo, perché in Toscana fa esattamente lo stesso clima di qua, ma chiaramente nella gara delle lamentatio la differenza di latitudine risolve l'ex-aequo.

Persino i gatti sono rompiscatole, perché soffrono l'assenza del loro amato Kratzbaum o albero tiragraffi o come altro cavolo si chiama il trespolo da cui erano soliti dominare la stanza e noi abietti servitori di felini, partito sul camion dei traslochi assieme a quasi tutti i nostri possedimenti terreni. Dunque Enzo si è trasferito in pianta stabile sopra l'armadio. e Liza, la mia gattina cieca, soffre della mancanza del suo umano preferito.
Mettiti in coda, sorella.

E dunque, dicevamo: sono giorni difficili, e passano con una lentezza che ha del paranormale. 




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