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venerdì 24 maggio 2013

Hey, are you talking to me?

Da quando in Italia si parla di femminicidio non faccio che prendermi dei travasi di bile, ogni volta che incappo in un articolo che ne parli, su blog e giornali.

Punto primo: ora certo va di moda parlare di femminicidio! 
siamo di fronte semplicemente al fatto rivoluzionario che in italia si cominciano a contare i casi, come negli altri paesi succede da tanto. I numeri di oggi non sono, io credo, più alti o più bassi, è solo che prima i numeri proprio non c'erano. E di certo prima i casi di percosse in famiglia non finivano sul giornale. Non solo, prima le donne sparivano e nessuno indagava e si accontava della versione del marito che diceva, magari "se ne è andata, quella stronza" e cominciava a farsi vedere in giro con l'amante storica. Ecco, adesso quelle donne le cercano e i mariti li torchiano, e dunque io penso per una volta da ringraziare certa tv che ci sguazza. Almeno qualche cadavere lo trovano, qualcuno ogni tanto finisce in prigione - vedi Lucia Manca, che giusto pochi anni fa nessuno avrebbe cercato. Vedi Donatella Grosso, che infatti è sparita decenni fa, e infatti nessuno l'ha trovata, e quello che disse a terzi di avere intenzione di farla fuori non è stato indagato. Ecco.

Punto secondo: non mi piace la parola femminicidio!
Questo è un ritornello che mi paresolo un modo per sviare la questione, dai fatti, dal novero degli episodi, ad una questione di semantica. Chi se ne frega se è un nome stupido, potete anche evitare di dargliene uno, basta che descriviate i fatti! Nell'ultimo anno ho letto storie semplicemente agghiaccianti, e di quelle storie mi ricordo il nome delle poverette che hanno fatto una fine da film dell'orrore, e il nome degli uomini che gliele hanno fatte fare, non mi interessa il nome di nient'altro.Voglio dire, nessuno si è interrogato così tanto sul nome dato a nessun reato, e non sono mica tutti nomi intelligenti, eh. Per esempio spesso di dice razzismo quando è charo che non c'è nessuna razza in mezzo, tipo nei casi di xenofobia. Voglio dire, già che le razze umane non esisterebbero nemmeno secondo gli scienziati, ma se proprio di razze si parla non si può mica distinguere gli italiani dai tedeschi o, persino peggio, gli italiani del sud da quelli del nord! Eppure trovi sempre scritto razzismo, per semplicità, perché si capisce bene di cosa si tratta, e va bene così, mica ci mettiamo a fare i puntigliosi. E invece il femminicidio è una questione che porca miseria, a saperlo prima potevamo fare un referendum per il nome, così eravamo tutti d'accordo e si poteva passare ad occuparci dei fatti.

Punto terzo: ah e le responsabilità delle vittime dove le mettiamo?
Ecco, qui di solito mi parte l'embolo. Non ho mai visto presa in considerazione la responsabilità della vittima di nessun altro crimine. Tipo, se uno lo investono con la macchina e non lo soccorrono e il pirata se ne va, ci si pone il problema di cosa ci facesse il pedone a quell'ora in giro, del perché volesse attraversare proprio lì? Ci si chiede se non poteva guardare meglio prima di attraversare? o in altri casi lo si critica per aver scelto di andare in bici o in scooter, quando lo sanno tutti che così si è più vulnerabili che in auto? Oppure, quando c'è una rapina in villa, qualcuno dice per caso che in fondo se la cercano con tutti quei soldi e i gioielli e il suv in giardino?  Non credo. Ma per le donne picchiate o violentate vien subito fuori il vademecum.

Punto quarto: le donne che dicondo "sono la prima ad avercela con queste donne, è colpa delle femministe, queste donne menate sono chiaramente stupide se stanno insieme a uomini così"
Ecco, si vede quanto siamo braccate se dobbiamo parlare così, difenderci in modo preventivo, persino di fronte ad uomini intelligenti, uomini che sappiamo non farebbero mai nulla di male alle donne, e che comunque generalizzano sulle donne in modo odioso. Ma quante volte un uomo comincia una discussione premettendo "ah guarda, sono io il primo ad avercela con questi uomini violenti e vigliacchi, ci rovinano la reputazione!" Macché, siamo noi piuttosto che lo facciamo, perché desideriamo tantissimo essere sollevate dalla categoria. Accettiamo le generalizzazioni perché ci illudiamo che siano rivolte alle "altre". Alle donne stupide, pavide, lagnose, calcolatrici, disoneste, le donne di cui gli uomini si lamentano e che usano come esempi negativi per sminuire il fenomeno.
 Ecco, io un tempo ero così. Mi ritenevo diversa dalle altre, perché ero meno organica al cliché di donna mediterranea, angelo del focolare, madre madonna e moglie geisha. Perché io con un uomo violento non mi ci sarei mai messa, e nemmeno con uno stupido. Perché io ho sempre puntato sulla mia indipendenza, economica e psicologica, e già a sedici anni andavo in giro a dire che non mi sarei sposata. Ecco, c'è stato un periodo che certe generalizzazioni sulle donne le accettavo tranquillamente, anzi davo loro man forte. Le volevo diverse, le donne intorno a me, le volevo forti, coraggiose, autonome, e contro quel modello tanto lontano da me mi scagliavo con forza..
Ma adesso mi sento diversamente. Forse perché ho lasciato l'italia e ho scoperto di non essere una donna tanto diversa dalle altre. Quasi la totalità delle donne che ho intorno adesso la pensano come me su molte questioni, e mi sento più affine al mio genere qui in terra straniera di quanto non mi sentissi a 16 anni nel mio piccolo paese di provincia in Toscana. Ma perché? Esiste forse una ragione geografica, per cui nascono più donne intelligenti e coraggiose qui, che non lì?
Ovviamente no, e la mia è una provocazione quando dico "intelligienti". È che molti definiscono stupide le donne sottomesse. La stupidità in questo senso è il risultato di un'educazione ed è funzionale a certi sistemi sociali, e diventa alla fine un alibi per gli uomini che, per interesse, non vogliono che il mondo cambii. Dicono spesso che furono le donne cinesi a ribellarsi quando hanno dichiarato illegali i piedi deformati dalle bende,  e anche che le donne islamiche difendono l'infibulazione...te lo dicono come a dire "lo vedi che son le donne che sono cretine". Eccerto. e nessuno pensa che quelle donne, che hanno sacrificato i loro piedi e il loro piacere, per dei valori che erano maschili, per ottenere di vivere, di mangiare (perché se no non si sposavano, e se non si sposavano morivano di fame) di colpo vai lì e dici loro "ok, sono cambiate le regole, adesso non serve più". Perché invece serve, per esempio, che vadano in fabbrica e i piedi deformi sono un impiccio. E pensi che non si incazzino? nessuno darà loro i loro piedi indietro, di colpo sono solo donne menomate. Ma le regole chi le ha fatte?

E insomma, ho smesso di sentirmi migliore di queste donne che tollerano le botte per 30 anni e muoiono infine al prontosoccorso, per un cazzotto di troppo, nell'indifferenza generale; di queste ragazze con la milza spappolata dai calci che tornano a casa dicendo "lo amo". La differenza, tra me e loro, è che a me hanno insegnato a volermi bene, a sapere quanto valgo, a considerarmi un essere umano non inferiore a nessuno. Per questo io al bullo della classe stavo alla larga già da piccola. E da grande, sono stata alla larga dai narcisi, dai vigliacchi, da quelli che hanno bisogno di stare con una che reputano stupida per sentirsi superiori, da quelli che "l'omo è omo" e da quelli che fanno gesti plateali romantici. Perché alla fine vien fuori che le donne non le possono vedere, e chissà perché passano la vita a regalare enormi mazzi di rose. Ma questa è un'altra storia, per un altro giorno.


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