La mattina di Natale, mentre ci preparavamo per andare da mia cognata per la seconda parte delle libagioni, mio suocero stava guardando la tv, mia suocera mi stava ovviamente pulendo la cucina ed io e Danne entravamo e uscivamo dalla doccia. Passando, ho sentito delle parole in italiano, e le mie sinapsi, a fatica, hanno elaborato l'arrivo di questa lingua minoritaria in famiglia, e relegata ad un angolino del mio cervello.
Era il discorso del Papa, ho constatato affacciandomi brevemente in soggiorno.
E di colpo è stato Natale.
Io non sono mai stata religiosa, e ho smesso di andare a messa non appena ho potuto. Allergica alla mia educazione cattolica, ho sempre preso in giro mia nonna per come la sua settimana ruotava attorno alla chiesa, alla canonica, alle messe e alle novene. Per dire, da piccola una volta o due mi aveva portato a pulire la chiesa, assieme ad un altro gruppo di "beghine". A parte lei e mia mamma, il resto della famiglia se ne stava serenamente dispiegato su posizioni riassumibili grossomodo con la frase di mio nonno paterno "credi in dio ma non credere ai preti".
Però mi ero dimenticata questa cosa. La mattina di Natale la tele stava accesa su raiuno. Mentre mia madre era ai fornelli e in cucina si alzavano vapori e il suono di qualcosa che sfrigola o bolle, mio padre entrava e usciva da casa occupato dalle sue faccende, io e mio fratello giravamo per casa apparecchiando tavole o inseguendo gatti, e i vari nonni si presentavano a più mandate, regalomuniti, nessuno guardava la tele, ma questa stava sempre lì accesa. E questo sottofondo io lo devo aver interiorizzato. Sono tre anni che non vado a casa dai miei per natale, non me ne ero mai accorta fino a quest'anno.
Lì per lì mi ha strappato un sorriso. E poi mi ha fatto riflettere. Perché mi sono chiesta: è questo uno di quei ricordi destinato a perire? Oppure è una di quelle tradizioni che mi potrei incaponire sul conservare? Perché a queste cose non ci si pensa mai quando si vive circondati da sessanta milioni di abitanti con cui condividere il carico e la responsabilità della tradizione.
Per esempio, a me il presepe non piaceva e io e mio fratello abbiamo smesso di farlo che eravamo tipo alle medie. Andavo in giro brandendo questa mia allergia al presepe con orgoglio...e probabilmente progettavo di avere anche in futuro, anche avendo una famiglia, una casa completamente presepe-free. Ma di presepi intorno ce ne erano comunque tantissimi (i parenti, le varie parrocchie che organizzano mostre, la tele coi servizi dalla via di Napoli con quelle orrende statuine...). Adesso che vivo qua, adesso che una probabile futura famiglia sarà per forza di cose una famiglia culturalmente mista e espatriata, mi trovo a ripensare diverse delle mie posizioni. Molte delle tradizioni italiane che volenti o nolenti hanno rappresentato una gran parte della mia infanzia, se non verranno da me, non verranno da nessuno.
Non sarebbe certo una tragedia, lo ammetto. Si cresce benissimo senza presepi e si hanno fantastici Natali senza il papa in sottofondo. Quel che verrebbe a mancare sarebbe solo un link tra quelli che sono stati i miei Natali, per esempio, e i Natali che verranno. Questo link non è mai totale nemmeno quando si hanno due genitori della stessa nazionalità e quando non si vive all'estero: ai miei genitori, tanto per fare un esempio, i regali (pochissimi) li portava santa lucia con un ciuchino, mica Babbo Natale. Ma il link tra me e loro era fatto dal paese stesso che era cresciuto tutto intorno a noi, e del quale essi portavano la memoria. Tra me e dei possibili figli, il legame, culturalmente parlando, è tutto nelle mie mani. Perché quel che resta della mia famiglia di origine è troppo piccolo e troppo lontano per contribuire significativamente. E dunque se non volessi tramandare loro molto, non riceverebbero molto di più della vista dei vari panettoni in vendita da Lidl.
Dei miei Natali io metterei in valigia quelli in cui non pioveva, ossia quelli in cui mio padre approfittava della presenza di suo padre per andare a potare gli alberi del giardino, dopo pranzo. Perché quando tuo padre è un contadino, sebbene abbia vissuto in città oltre metà della sua vita, quella è la tua versione di quality time.
Mi mancano i crostini di mia nonna, che erano l'unica cosa che sapeva fare e l'unica di fatto che le spettava fare. Per anni mia madre ha sostenuto di non esserne capace, ed ovviamente non era vero. Mia nonna aveva questo rapporto difficile con la cucina (entrambe le mie nonne a dire il vero, io non ho mai conosciuto torte o biscotti fatti da loro) e so che soffriva per non essere capace di offrire mai qualcosa che non incontrasse riprovazione in suo marito. Quando una ricetta incontrava plauso, la ripeteva per forza di cose talmente spesso che alla fine incontrava l'insofferenza. Povera nonna. L'altra mia nonna arrivava di solito con una pianta enorme per mia madre, due bastoni per camminare e la sua celebre pelliccia di castoro. A pensarci adesso mi mancano quei formalismi da italia del boom, quell'eredità anni sessanta che mi arrivava, inconsapevolmente, tramite certi loro abiti o abitudini. E infatti portre con me i pranzi del primo dell'anno dai miei nonni materni, col sottofondo del concerto della filarmonica, le sedie scomode del salotto buono, ancora freddino poiché stava chiuso tutto il resto dell'anno, l'albero natale finto, la collezione di bottiglie del mobile bar, i liquori
della festa che nessuno beveva mai, la bottiglia del gin col ramo di
ginepro dentro, l'amaro zucca, la pera williams, ci sono arrivate quasi
tutte intere e svaporate, quando abbiamo dovuto svuotare la casa. E vorrei portar via con me le calze della befana appese al boiler in mancanza di un camino, e quelle che ricevevamo da mia nonna paterna, quelle con il carbone di zucchero e le sigarette di cioccolato. La befana e le sue calze devo assolutamente portarle via con me, anche se qui in Svezia la si vede a Pasqua e non porta niente in dono, e le calze sono una cosa che piuttosto si vede a Natale.
Però va bene anche tutto quel che di nuovo imparerei a vivere quassù. Il mix di cartoni disney che va in onda uguale a se stesso, ogni 24 dicembre alle tre, da tempo immemore, per esempio. Il mercatino di natale di Liseberg, per esempio. Le luci alle finestre, le stelle luminose appese nelle cucine. I dolcetti di santa lucia. La ciotola con il porridge da lasciare per babbo natale. I biscotti e le caramelle fatte in casa da quella santa donna di mia suocera. Ce ne è di roba con cui riempire i natali futuri, non c'è che dire.