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mercoledì 22 febbraio 2017

Il cielo sopra Francoforte

Nel 2003, e giusto a febbraio, presi il mio primo volo per la Germania. Ai tempi andavo per una visita di una settimana e non avevo idea che quasi tre anni dopo ci sarei andata a vivere. Su quel volo incontrai due ragazze: Anja e Asma.

Ci trovammo così, al gate, sedute vicine. Loro mi chiesero una informazione e mi parevano fossero amiche e invece scoprii in seguito che si erano conosciute giusto un attimo prima. Anja era tedesca e stava facendo un Erasmus nella mia città. Asma era algerina ma viveva da anni in Germania. e in Italia ci veniva per vedere il suo fidanzato, conosciuto online. Entrambe parlavano italiano molto bene.

Sull'aereo ci mettemmo vicine, sulla stessa fila. Parlammo tutto il tempo. Asma ci mostrò anche le foto che aveva con sé, le foto della sua famiglia in Algeria, del suo matrimonio ormai fallito con un algerino che viveva in Germania, dell'appartamento che condivideva con il suo ex, tedesco, che non accettava che non stessero più insieme, e dell'agriturismo del suo nuovo fidanzato. Alla fine pareva davvero di conoscerla da sempre. Anja parlava poco, e aveva un italiano più indurito dall'accento tedesco. Quando l'aereo cominciò a sorvolare l'aeroporto di Hahn, guardando giù verso la sterminata distesa di campi sotto la pioggia, mi disse: la Toscana è bellissima, ma capisci, queste colline sono casa.

L'aeroporto di Hahn nel 2003 pareva proprio un luogo dimenticato da dio, era un ex aeroporto militare nel bel mezzo di nulla, e non c'era davvero niente. Su quel marciapiede che negli anni a seguire sarebbe diventato per me tanto familiare ci lasciammo per prendere autobus diversi. Prima però prendemmo una cioccolata calda insieme, di quelle che per noi italiani sono deludenti latte e nesquik e che ad Anja però mancavano quanto le colline piovose.

Anja l'avrei poi ritrovata sul mio volo di ritorno e nell'anno che seguì ci vedemmo ogni tanto nella mia città. Ci incontravamo nei bar degli universitari, a volte mi presentava altre ragazze in Erasmus. Mi è rimasta impressa come in un fotogramma più di tutto, lei che arriva accaldata in bici e mi dice:  se non mi metto la giacca lo capiscono subito che non sono italiana. Ho pensato a lei ogni volta che ho bevuto una cioccolata calda italiana, che sembra un budino diceva lei, e ogni volta che sono uscita senza giacca in Italia e qualche amica mi ha fatto presente di quanto mi fossi germanizzata. In fondo io non lo sapevo ma quell'anno mi stavo avvicinando a quello che sarebbe stato uno spartiacque nella mia vita.

Con Asma invece non ci rivedemmo mai ma ci sentimmo un po' su skype qualche tempo dopo, quando cominciai ad avvicinarmi alle chat - anche quello in previsione dell'espatrio. Lei mi aiutò tanto quel giorno, si fece duecento km in più per aiutarmi a ritrovare la valigia che si era persa tra un autobus e l'altro (storia lunga). Pranzammo insieme in un burger king della stazione di Francoforte. Prima o poi parlerò per bene di lei, perché ci dicemmo davvero tante cose in quelle ore e perché l'ho pensata tanto in questi anni, mentre il mondo sembrava incartarsi sempre di più sulla questione islamica. Lei col suo bel sorriso che mi parlava di corano e di sesso aspettando un treno mi torna sempre in mente con una fitta un poco dolorosa. Il pensiero agrodolce di quello che il mondo potrebbe essere e non è.

Non mi ricordo più come ci siamo perse. Forse è che Facebook non c'era ancora e noi eravamo tutte sul crinale di grandi trasformazioni nella vita, ci saranno stati per tutte traslochi, espatri, cellulari persi o cambiati, password dimenticate. E f dopotutto eravamo solo gente che si è conosciuta in aeroporto e parlata un po', non credo di aver mai saputo i loro cognomi, tante altre informazioni se le è perse una memoria distratta dalla vita. Mi fa impressione pensare che ci sia stato un tempo simile per me, in cui potevo davvero raggiungere una simile profondità di contatto nel giro di pochi minuti, con due sconosciute. Lo vedo che non c'è più, questa prontezza al contatto. E poi mi fa impressione perché davvero ho imparato tanto da queste due ragazze, su quello che sarebbe diventato il mio mondo, ma me ne sono resa conto solo dopo.

Vorrei ritrovarle - poi però mi immagino che diventerebbero solo altri due contatti da socialmedia, e non avremmo facilmente altre discussioni come quelle che avemmo allora. Ci manderemmo un post di auguri per i compleanni. Metteremmo un like su qualche cosa qua e là. Terremmo a mente che magari una si è sposata o ha avuto un figlio ma sapendo che non faremo mai davvero parte di quelle vite.

Forse, però, quella che vorrei ritrovare davvero sono io, quella me di quel giorno di febbraio del 2003. Forse l'ho lasciata ad Hahn.
Il cielo sopra Francoforte (l'ultimo volo, dieci anni dopo)

14 commenti:

  1. quanto mi piacciono le tue storie del passato, contenuto e forma! meg

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  2. a me è capitato in uno degli ultimi voli di rientro in Italia di sedermi a fianco a due ragazze italiane e chiacchierare. Una veniva dalla Svizzera via Bxl perché il volo costava meno, stava facendo un dottorato in fisica al CERN, l'altra era più giovane ancora, aveva fatto uno scambio di 3 mesi con una specie di scuola di arte e design che si trovava a... Mol, un paese sperduto nel nulla della campagna fiamminga, dove avevo lavorato per più di un anno. Pensavo anche io che si conoscessero e invece no. Non è scattato niente nel poi, forse perché tutte tornavamo a casa, forse perché la differenza d'età era troppo grande, forse perché io sono troppo vecchia. Perché alla fine è proprio vero, quella te del 2003 probabilmente è davvero rimasta ad Hahn (che è il cognome del mio nuovo, ennesimo, coinquilino tedesco). E non sono sicura la ritroveresti nemmeno ora.
    Mood un po' così, perdona il tono.
    Bel post! :)

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    1. Grazie! :) L'età conta di sicuro, ma non solo. Credo abbia un grosso ruolo anche il fatto che col tempo, pur rimanendo expat, si diventa più stanziali e meno nomadi. Ovvero, ci si sente sempre meno "in viaggio" o in transizione verso qualcosa, e più fermi, o arrivati, per mancanza di una parola migliore. Io credo che fosse quello spirito, quello del viaggio, a rendermi più aperta.

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  3. Ciao cara, è possibile contattarti via mail??

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  4. Ma che post bellissimo!
    Mi ha fatto ripensare alle conoscenze da viaggio che ho avuto in tanti anni di andirivieni su treni o aerei :)
    È interessante quello che dici, la magia di quegli incontri era anche la loro estemporaneità. Rimanere in contatto nel tempo poi non sempre era sinonimo di amicizia per la vita; ora è facile non perdere le persone, basta averle nella "lista amici", ma l'intensità di quei momenti vissuti in viaggio non si ripete :)

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    1. Grazie! è vero, l'estemporaneità aggiunge intensità, è come se accelerasse certe dinamiche di condivisione proprio perché si sa che il tempo per farlo è limitato. Viaggiare da soli è bello soprattutto per questa possibilità, io credo.

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  5. C'è un po' di nostalgia per le "noi stesse" che eravamo: giovani, un po' sprovvedute ed incoscienti. In aeroporto una volta ho conosciuto un francese e abbiamo passato tutta la notte a ridere e a raccontarci le nostre vite. Poi ci siamo salutati alla mattina, ognuno verso il proprio gate. Non ho mai saputo il suo cognome ed è stato bello proprio perché entrambi sapevamo fosse estemporaneo.
    Poi siamo diventate grandi e forse un po' più diffidenti o solo indaffarate e questi incontri non fanno più parte della nostra vita. E' un peccato ma anche una necessità. Si cresce, si cambia, si osserva con meno curiosità l'altro.
    Un abbraccio, e un ringraziamento per i tuoi post: sono sempre scritti benissimo. :)

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  6. Ma grazie a te, di leggermi e di commentare! In questo divenire grandi e diffidenti io ci ho visto una questione di fasi della vita più che di età in senso stretto - del resto l'età è più questione delle cose che si fanno che degli anni che si hanno - ma forse davvero è inevitabile come i capelli grigi. Almeno però li portiamo nel cuore, certi incontri.

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  7. forse e' l'aria di primavera (qui estate), o il folle momento storico, ma anche io mi sono ritrovata spesso ultimamente a ricordare cose di un passato lontano...

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    1. ahahah io ce l'ho un po' di natura questa tendenza, temo...però la primavera finalmente è arrivata pure qui, evviva!

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