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lunedì 26 settembre 2016

Da dove si ricomincia? Perché di ricominciare avrei davvero bisogno, ma finora non ho trovato davvero il modo. Pensieri sconclusionati affollano la mia mente, e pure la lista delle bozze. Tutto della mia vita pare in disordine, dentro e fuori.

Potrei dire di come abbiamo cambiato casa, comprandone una e vendendone un'altra, lasciando in entrambi i casi grande margine allo sceneggiatore per sbizzarrirsi con le coincidenze ed il tempismo. Un certo ruolo in tutto questo lo ha giocato il fatto che la compravendita immobiliare in Svezia risponde a regole un po' diverse e sia in generale una questione molto veloce e burocraticamente semplice. Per dire, tra la pubblicazione del nostro annuncio "vendesi"sull'apposita pagina web e la firma ufficiale del contratto di vendita sono passate meno di otto ore ad orologio. Ma il vero tocco surreale a tutta la faccenda è dato dal fatto che ci siamo trasferiti a 300m di distanza in un appartamento i-den-ti-co al precedente, con la differenza che stavolta in soggiorno c'è una porta dalla quale si accede a due camere da letto in più. Aver tenuto i due appartamenti in parallelo per qualche settimana ha poi dato il colpo di grazia alla sanità mentale di tutti i coinvolti. Io per esempio continuavo ad andare a cercare lo specchio in corridoio ritrovandomi a fissare un muro prima di rendermi conto che ero nella casa sbagliata.

E potrei dire di Kiki. Dal mese di luglio, dopo la settimana in cui ha avuto la sesta malattia, da rompicazzi sporadica è salita al livello PRO e ormai anche attività che potevo concedermi, come un pranzo fuori con lei o un giro al supermercato, sono diventate impossibili. Crisi di frustrazione per qualunque cosa non vada esattamente come vuole lei, pianti disperati di fronte a qualsiasi rifiuto. Reazione isteriche se per caso le dai il dolcetto che tanto voleva diviso in due invece che intero - in quel caso ci siamo ritrovati con questa bambina coi lacrimoni in mezzo alla pasticceria, che urlava così tanto da rimanere senza fiato. Oppure passato alla cassa prima di averlo se deve attendere che il suo succo di frutta venga passato alla cassa prima di averlo. La cassiera era desolata: doveva finire il cliente precedente e intanto vedeva questa bambina sconsolata, accasciata su se stessa mentre singhiozzava disperata come a dire "nessuno mi capisce!". Il che, incidentalmente, è spesso anche vero.

Del  resto ora va al nido. Ci va serena, diciamo. È serena tutto il tempo, anche la notte dorme ancora le sue tredici ore. Anzi adesso ha preso a dormire nel letto senza sbarre, un grande fouton ad una piazza e mezza dove può rotolarsi in totale autonomia. La sera tu le dici: vuoi fare la nanna? e lei agguanta il suo cuscino (Gugghe), la sua copertina (Nina) il suo ciuccio (Zuzzo), si butta a pesce sul materasso e ci dice: Cià Cià! facendo anche ciao con la mano. E dorme, quasi sempre fino alla mattina dopo. Poi la mattina, però, dopo aver camminato serena al mio fianco per i 650 m che ci separano dall'asilo, dopo essere entrata serena dentro la scuola, essersi tolta serena scarpe e giacca, ecco che scoppia il finimondo al mio primo accenno ad andarmene. L' educatrice allora la porta via e mi dice di andarmene velocemente, mentre mia figlia urla e si dispera e piange e versa lacrime. Io mi scapicollo fuori come al solito un po' scombussolata. Ogni maledetta mattina. Poi però, mi dicono, appena volto l'angolo lei smette e sta tranquilla. E pure io appena volto l'angolo smetto e sto tranquilla. Ma cosa non darei per evitarmi quei due minuti quotidiani di inferno.

Ricominciamo così, dunque, come un anno scolastico, come l'autunno della mia infanzia, quello che qui in Svezia comincia ad agosto ma che quest'anno, chissà perché, si è nascosto dietro inattese giornate di sole caldo fino all'altra settimana. Adesso è qui, però, come è giusto che sia, ed è proprio tempo di rientri.






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