È un po' di tempo che rinuncio alle discussioni. Mi sento talvolta in un disaccordo così totale che diventa quasi paralizzante. Purtroppo succede anche con le persone con le quali un tempo avrei discusso volentieri. Non nel senso che allora saremmo state necessariamente d'accordo: semplicemente un tempo sentivo di avere energia per il confronto. E ora invece mollo il colpo, pronuncio il mio silente vaffa interiore e cerco di passare avanti.
Il più delle volte la mia sofferenza viene dall'essere messa, dialetticamente, di fronte a scelte impossibili come se fossero le uniche al mondo. Ti fanno sempre credere di avere solo due opzioni estreme, quelli che impostano il dialogo su basi disoneste. La verità non emerge mai con chiarezza dai dibattiti, è sconfortante.
Ho guardato il dibattito che andava in onda domenica su la7. Poi ho letto i commenti di chi pure lo aveva guardato e ne aveva ricavato sensazioni diametralmente opposte alle mie. Ogni volta in cui io, da spettatrice, avevo pensato di aver assistito ad un punto segnato a favore di una certa posizione, loro lo avevano preso come punto segnato contro. Come è possibile?
Anche adesso vorrei scriverne e non ci riesco, sento che ogni frase che scriverei non dimostrerebbe nulla a nessuno. Chi leggerà, terrà la sua idea, qualunque sia. Le idee sono ormai sempre più spesso questione di fede. Ed io, che di fede non ne ho mai avuta, mi sento spaesata e pure triste. Difficile essere ottimisti ultimamente.
Ho trovato per caso questo blog, scritto da una maestra canadese, madre di una bambina di 5 anni affetta da autismo. Questa bambina porta i capelli corti e adora le tartarughe ninja. Come per molti bambini autistici non è facile per lei modellare i suoi comportamenti su quello che la società si aspetta da lei. La sua mamma a quanto pare si trova regolarmente a dover difendere la ragione per cui permetta a sua figlia di portare i capelli corti. Perché le bambine hanno i capelli lunghi. Incredibile come la gente manchi di empatia, nei confronti di una bambina affetta da un disordine neurologico; ma soprattutto, se anche Kate fosse stata neurotipica, non avrebbe comunque avuto il diritto di portare i capelli come cavolo le piaceva di più? E nel caso che la scelta l'avesse fatta sua madre, così come mi ricordo la facevano le mamme di molte mie compagne di classe, perché i capelli corti sono più pratici o per diosacosa, non sarebbe stato lo stesso perfettamente accettabile?
Da quando è diventato così importante poter distinguere da 1 Km di distanza bambini maschi e femmine? La gente scende in piazza per protestare che le lobby omosessuali, le femministe, la Spectre, stanno cercando di confonderci e mescolarci e stordirci in un blur di generi, ma a me pare che mai più di ora questa loro necessità di dividerci per squadre rosa e celesti venga sostenuta dai messaggi che si raccolgono nel mondo. Mai più di ora i giochi, i vestiti, i cartoni, parlano di mondi di maschi e femmine stereotipati e divisi.
Noi siamo cresciute con Lady Oscar. Non ci mettevano quasi mai la gonna per andare a scuola. Il Lego non aveva la versione rosa confetto semplificata e pucciosa per le bambine che poverine se no come fanno a costruire le cose difficili. Questi i costumi di carnevale che mia madre mi ha comprato: arlecchino, gatto con gli stivali, pagliaccio, D'Artagnan, non c'era una femmina a pagarla. La mia maestra mi fece leggere "Extraterrestre alla pari" della Pitzorno e la mia prof di lettere delle medie "Una donna" di Sibilla Aleramo, senza che le nostre mamme si consultassero preoccupate in una chat di whatsapp. Alle medie un mio compagno di scuola era apertamente omosessuale ma non veniva bullato più di altri, nonostante noi fossimo una scuola di frontiera in un paesino di merda. Uno dei miei romanzi preferiti era "Camilla e i suoi amici" di Sandra Scoppettone (pubblicato nella collana Gaia Junior di Mondadori) che parlava di omosessualità, lo misi nella biblioteca di classe e ne parlammo tutti insieme, in seconda media, nell'ora di religione. Davvero, nell'ora di religione. Senza che a nessuno venisse una sincope.
Sono uscita dalle medie con nel cuore la certezza che andassimo incontro ad un luminoso destino e che il mondo sarebbe stato persino migliore , in termini di libertà personali, di quello, già molto più fortunato del precedente, in cui vivevo allora.
Che cazzo è successo nel frattempo?
UPDATE
In altre parole, quello che ho notato in questi mesi è stato che c'è chi si preoccupa (al punto di bandire libri) dei condizionamenti che darebbe la scuola, promuovendo idee pericolose che mirino, secondo loro, alla cancellazione del netto confine maschio-femmina. Eppure non notano che il mondo tutto intorno (giochi, cartoni, vestiti, marketing) nel quale i bambini passano molto più tempo che a scuola, passa condizionamenti quasi opposti. E molti di più di quelli cui eravamo sottoposti trent'anni fa. E allora a loro, che sono così preoccupati, vorrei dire, tranquilli! se siamo cresciuti bene noi direi che per nostri figli non c'è proprio pericolo che si confondano le idee. Sapranno sempre chi porta i pantaloni e chi no.
Per chi volesse, questi sono due articoli che ho trovato interessanti (Grazie Fughetta!).
Cosa vendiamo alle bambine: marketing to girls, confronto 1981-2014
I bambini non sono cambiati, noi sì: la bambina della pubblicità Lego 1981
non lo so che cazzo sia successo. Io posso dire, da bambina, che ho odiato con tutte le forze i capelli corti e le tute che mi imponeva mia madre. E per quel motivo, se avessi avuto una bambina, avrei adottato lo stile Barbie. tu sai che io gioco a calcio con mio figlio con i tacchi... :D Forse è una semplificazione ma, per quanto riguarda la classificazione maschi/femmine, forse le bambine che, come me, volevano le trecce lunghe, sono tornate alla riscossa
RispondiEliminaDai ma qui non si parla di preferenze personali, anzi proprio del contrario. E proprio perché a te è stato impedito qualcosa, e ne hai sofferto, dovresti se mai reagire lasciando più libertà di quella che hai avuto. Qua sotto c'è una bambina che gioca a calcio coi maschi col chador fino ai piedi, per dire, e spero davvero che la sua sia una scelta libera quanto la tua (perché è la più brava e senza se li mangerebbe tutti, ti assicuro). Quello che volevo dire è solo che chi è sceso in piazza era molto preoccupato degli insegnamenti che si darebbero ora nelle scuole, troppo improntati ad una uguaglianza che li spaventa, e che paradossalmente io vedo ancora lontanissima.
Eliminanon mi fraintendere. io parlo della parte del tuo post in cui ti riferisci ai giochi per maschi e a quelli per femmine. le due cose (la piazza e i giochi) secondo me non fanno parte dello stesso filone. Ma forse mi sbaglio. sono anomima e non so perché ma sono connie
EliminaConnie hai ragione, vedi cosa succede quando cerco di fare la sintetica! il fatto è che la piazza non protestava solo contro la stepchild adottino ma anche contro tutta una serie di indicazioni, rappresentate dal fantomatico gender, che verrebbero date a scuola, e che mirerebbero ad annullare le differenze tra maschi e femmine, che sono invece fondamentali. Tra gli esempi che ho sentito c'era il "gioco del rispetto" dove, secondo alcuni, un bambino sarebbe stato "traumatizzato" dall'esser stato vestito da femmina. E nel tempo ho letto di un sacco di genitori che proibiscono ai figli di vestirsi da femmina a carnevale, cosa che i miei compagni di classe talvolta facevano senza problemi. Insomma, io vedo sempre più attenzione a separarli per bene, maschi e femmine, proprio il contrario di cosa dice chi protesta.
EliminaIo ero di quelle bambine indistinguibili da un maschio: mia madre per praticità mi teneva i capelli cortissimi, fino ai 7-8 anni, mi pare, e anche il vestiario era soprattutto comodo.
RispondiEliminaE nessuno si scandalizzava o pensava che fosse terribile. E mio padre aveva una coppia di cari amici, due uomini, che vivevano insieme da una vita ed erano tra i miei "zii" preferiti.
Neanche la mia vecchia e cristiana nonnina aveva da ridire. Le interessava solo che i due, quando venivano a trovarci, mangiassero abbastanza, perchè le sembravano sempre un po' troppo magri.
E io che pensavo che con il tempo le cose sarebbero solo migliorate...
Grande la tua nonna! Vedi è quello che i sono trovata a pensare. Le famiglie dei miei compagni di classe di allora erano umili, poco istruite, molto tradizionali, persino religiose, le donne vi contavano poco, eppure nessuno di loro sarebbe sceso in piazza per dire sposati e sii sottomessa. E siccome hanno lasciato che la scuola facesse il suo lavoro, le mie compagne hanno fatto ben altro nella vita.
EliminaCapelli corti da piccola anche per me..e quindi? Io non riesco a capire....proprio come te!
RispondiEliminaA quanto pare, almeno nei paesi anglosassoni, se sei una bambina oggi devi avere capelli lunghi e gonnellina, non si transige! (io li portavo lunghi e disordinati, la gioia di mia nonna che mi voleva con le trecce!)
Eliminaoggi dovrei scrivere e invece sono distrattissima e colpevole e ho riletto diciotto volte l'introduzione di un paper scritto dalla sottoscritta con la sensazione che fossero geroglifici.
RispondiEliminaGrazie per questo post!
Mi trovi molto d'accordo su un sacco di cose (forse non sul discutere, cosa che faccio - purtroppo - ancora con gran piacere!) ma soprattutto sul resoconto della tua esperienza di ragazzina in un tempo in cui maschi e femmine si scambiavano i vestiti senza tanto scandalo. Una mia carissima amica aveva i capelli corti quando ci siamo conosciute a 14 anni. Sua madre glieli teneva così perché si ricordava quanto lei avesse sofferto da piccola a passare minuti e minuti a farseli pettinare e tirare dalla madre. A 17 anni la mia amica li gestiva da sè e li portava lunghi e la mamma non ha mai fatto una piega. Si è sposata in comune con un vestito al ginocchio e una ventina di invitati, mentre la madre avrebbe tanto sognato di perdere mesi in preparativi di bomboniere e mise-en-place ma non fece una piega nemmeno in quel caso.
Cosa è "femminile" e cosa no? Possibile che ancora stiamo qui a farci queste domande?
Anche io pensavo che fossimo avviati verso un futuro luminoso e non mi capacito di come siamo finiti qui.
Quanto al mondo anglosassone, dopo una serie di conversazioni con quel mio famoso amico che ha impiegato mesi a comprare un biglietto, mi si è spalancato un mondo terribile, che credevo confinato al secolo scorso. Lui è un caso singolo, quindi non voglio affatto generalizzare, ma quello che racconta del modello educativo con il quale è cresciuto (ha 30 anni, non 98) mi fa strabuzzare gli occhi ogni volta, come se venissimo da pianeti diversi. A quanto pare sì, se sei una ragazza devi fare le vocine e ripetere "sorry" ogni mezzo minuto e se sei un maschio devi avere la gamma emozionale di un tagliere da cucina a rischio di essere considerato un inetto.
Trovi entrambi questi comportamenti assurdi e castranti? Sei condannato all'infelicità.
Ancora non riesco a convincerlo che quando gli dico "mi ha fatto piacere vederti" non lo faccio solo perché "that's what girls have to say" ma perché davvero mi ha fatto piacere vederlo.
Grazie a te per aver consigliato quelle due letture, sulle quali a suo tempo non riuscii a dire nulla ma che mi hanno fatto molto pensare. Questa cosa del mondo anglosassone è interessante anche o soprattutto se si pensa che le minacce (matrimonio gay, utero in affitto, adozioni aperte agli omosessuali, e non in ultimo la stessa "gender theory" qualunque sia) verrebbero proprio da lì. E allora le cose sono due: o una cosa genera l'altra, ma non nella relazione causa-effetto che pensano quelli del family day, oppure non ci sono affatto legami tra diritti civili e mentalità e questo, ahimè, intristisce me ma dovrebbe rendere loro molto più sereni.
EliminaHai perfettamente ragione! Stiamo regredendo invece che progredendo, da non crederci, e in molti campi. Che sia colpa della crisi economica? O del prevalere del consumismo e di una certa mentalità accentuata dai mass media?
RispondiEliminagrazie e benvenuta! credo anche io che le ragioni del consumismo ci rendano esposti inconsapevolmente a certi condizionamenti. Il problema è che mi pare il tutto avvenga in un modo così subdolo che diventa più difficile sottrarsi o anche solo farci caso.
EliminaMi ero persa questo post, e recupero ora, perché tocca corde sensibili al mio intelletto in maniera personale, di lavoro e politica.
RispondiEliminaA livello personale, credo che conti molto la Stimmung, se mi permetti il germanismo, che si respira in casa. Io sono stata cresciuta coi capelli lunghi fino al culo esattamente come ora, mi piaceva vestirmi anche da femmina (non a scuola, ovvio), e quando giocavamo alla Storia infinita facevo Fiordiluna. Però sfidavo i maschi a corsa (battendone una metà), non avevo praticamente bambole né Barbie e amavo follemente giocare coi robot. E sono stata sempre estremamente maschile nel modo di pormi. Connie, che è anche lei estremamente maschile nel modo di porsi in società (intendo: no modello fanciulla perseguitata ma donna indipendente che dice le parolacce, pane al pane etc), ama il rosa e i tacchi. Io credo sia perché nonostante i vestiti con cui siamo cresciute, o i capelli, fossero diversi, come tu dici in casa si respirava una Stimmung artigianalmente libertaria, che era quella della maggioranza delle nostre famiglie.
Ma (c'è un ma in tutto questo), siamo tutte e tre cresciute (e tu parli della tua esperienza con altri coetanei tuoi dell'epoca) in una regione (io no, ma sì nella formazione) in cui questo era permesso perché è una regione che su una serie di cose ha sviluppato precocemente una posizione estremamente laica. A Milano la media non era così.
A livello di lavoro, adesso, noto come il livello di cultura in realtà faciliti, non ostacoli le cose. Sempre tenendo presente che insegno in una regione libertaria, nel mio ordine di scuola io ho parlato di genere, omosessualità, faccio leggere quei libri e anche altri, e nessuna famiglia si turba. Non si turba in primo luogo perché (me lo dico da sola) sono brava, i loro figli sono seguiti da me, spesso sono io che propongo diagnosi di DSA (e ci piglio), li faccio migliorare, li guardo; ma non si turba anche perché mediamente io ho un titolo di studio, la scuola ha un titolo di cultura superiore al loro. E dunque, mediamente si (af)fidano.
A livello politico, credo che la forbice economica che sta attanagliando questo paese crei un divario nel dibattito pubblico che sia clamorosamente drogato. Mi spiego: la reazione becera in Italia c'è sempre stata, ed ha sempre avuto più forza parlamentare che nel paese (vedi risultati dei referendum su divorzio e aborto); ma - e questo vale ancora fino a noi, cresciuti pienamente in pieno edonismo reaganiano (io) o nella domestica utopia degli anni Novanta (voi) - all'epoca i diritti sociali non erano così pesantemente sotto attacco, e dunque, banalmente, se hai di che garantire il diritto alla sopravvivenza e alla salute, il tempo per i diritti civili è maggiore.
Adesso la pancia del paese, come si diceva allora, è ancora molto più progressista dei suoi rappresentanti, ma, banalmente, senza tutele di lavoro e sanitarie, non ha tempo di scendere in piazza; non ha soldi, non ha energie. E in piazza scende gente che può; da entrambe le parti, eh. Ma storicamente e socialmente la reazione, di solito (a parte la seconda generazione di chi acquisisce diritti di cittadinanza, che è conservatrice pur essendo ancora di ceto medio basso, ma lo è perché per l'appunto ha ancora come massima aspirazione l'ascesa sociale), è ricca.
Questo con lo spannometro, eh.
Grazie davvero per questo bel commento! Leggendolo mi sono resa subito conto di aver generalizzato senza tener conto delle differenze di ambiente che tu giustamente sottolinei. E anche quello che dici circa i genitori che "si affidano". I miei compagni avevano tutti famiglie piuttosto umili, se mi passi il termine, i miei erano tipo gli unici genitori laureati di tutta la classe e forse della scuola, una buona metà di noi era figlia di genitori trasferitisi da poco dal Sud, quindi anche molto tradizionali specie nei rapporti uomo-donna, ma politicamente decisamente a sinistra. Dunque quello che a me sembrava un paradosso in realtà non lo era affatto. Hanno lasciato che la scuola educasse i loro figli, semplicemente, mentre in luoghi più borghesi forse non è detto lo stesso. E come dici tu, in piazza ci scende chi può. Di questi temi parlerei davvero per ore, e paradossalmente vivere in Svezia ti disabitua a questo tipo di dibattito. Purtroppo per scrivere come vorrei con l'italiano sempre più claudicante che mi ritrovo, mi ci vogliono ere geologiche ormai! Grazie ancora
EliminaIl commento di La Povna è bellissimo, ben articolato ed evidenzia delle verità che per noi abituate a stare "fuori" non sono più a portata di mano.
EliminaCredo sia tutto vero.
Inoltre c'è stata differenza anche nel discorso città - provincia. Io vengo dalla provincia più chiusa immaginabile, roccaforte della Democrazia Cristiana prima e della Lega poi. Il Sud del Veneto negli anni del boom del Nordest. Da altre parti, a pochi km, si tifava per chi "pur non avendo mai studiato", aveva costruito "le fabbrichette". Eppure nessuno dei nostri genitori (umili, contadini, spesso con solo la licenza media, ma a volte anche con la laurea) si sognava di mettere in dubbio quello che ci insegnarono le maestre prima e le professoresse poi.
Semplicemente, ognuno faceva il proprio mestiere, e mentre imparavamo come ci vestivamo o con che oggetti giocassimo non era fondamentale.
Ora non sono neanche del tutto sicura che le cose siano cambiate, però ho l'impressione che molte delle bambine (nostre compagne di classe) a cui è stato insegnato "puoi essere tutto quello che vuoi" abbiano scelto di essere maschiliste, retrograde, sottomesse e mantenute. E che sbandierino questa scelta anche nell'abbigliamento e nei giochi dei figli.
E' una scelta.
Dobbiamo rispettarla (non condividerla, eh, semplicemente dare atto che esiste e allargare le braccia senza impugnare le armi)?
Temo che la risposta sia sì.
sì, hai ragione, va rispettata come scelta, di questo non ho dubbio. Io le armi le imbraccerei se mai contro certi modelli e certi messaggi diciamo "subliminali" che mi fanno dubitare del fatto che tutte le scelte siano davvero così autonome come sembra. Il mio rammarico è solo che francamente in questi trent'anni avevo dato per scontato si sarebbe andati un po' più in là in termini di parità dei diritti e pure in termini di modelli femminili, anche se il primo pare essere un problema soprattutto italiano, il secondo più generalizzato.
Eliminanon abitando in Italia e vedendo solo le reazioni su fb dei miei amici (che rappresentano ovviamente una parte della società) mi sono fatta anche io l'idea che la società in generale sia molto più progressista del dibattito parlamentare. Mia sorella che abita in Italia dice di non esserne così sicura. Mi fa piacere pensare che sia lei la pessimista.
RispondiEliminaMi sono un po' persa invece sulla faccenda del titolo di studio. Se la scuola dove si insegna meglio è quella dove i genitori degli alunni non hanno una laurea, vuol dire che stiamo sbagliando tutto a voler scolarizzare il paese... o no?
in effetti non posso fare statistica. Ho fatto istintivamente il confronto tra le medie di paese e le superiori fighette e cittadine, luogo comunque sempre in linea con la regione di cui sopra e dove però guarda caso non mancavano esempi di posizioni reazionarie. Immagino che non si possa generalizzare facilmente. Gli insegnanti che ho avuto alle medie sono stati, presi in gruppo e non uno per uno, i migliori che io abbia mai avuto, e forse questo più di tutto ha giocato un ruolo.
EliminaE' arrivata 'povna molto prima di me e comunque non avrei saputo scriverlo così. Sono in linea con lei su tutto, soprattutto sul crescere in regioni che sono state un passo avanti per quanto riguarda concetti come laicità e libertà (in tutte le sue sfaccettature)e sul concetto di Stimmung, fortemente detarminante. Io come unico valore passato fortemente da entrambi i miei genitori ricordo la diversità. Non importava cosa indossassi, la cosa importante era perchè io la volessi indossare. Una volta scoperta questa cosa ho peraltro avuto l'arguzia di sfruttarla a mio favore per tanti aspetti, ma ho dovuto attendere i 15 anni più o meno.
RispondiEliminaè un buon insegnamento, quello della diversità, ma bisogna saperlo fare oppure bisogna saperlo calibrare bene sui bambini, o sulle varie fasi di crescita. Io come temo abbiate capito, ne ho sempre un po' sofferto del mio sentirmi perennemente diversa e così a spanne mi vien da dire che fino ad un certo punto ero solo troppo piccola per capire o per essere protagonista della scelta. Quindi direi che i tuoi lo hanno saputo fare!
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