Tanto tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, ehm, una giovane studentessa espatriata di fresco si recò ad una serata tra amici portando seco un tiramisú.
Lo aveva fatto nella cucina condivisa dell'allegra mansarda di Frau Blücher, utilizzando le fruste elettriche prestatele dal suo vicino di stanza di Singapore, il mascarpone e i savoiardi che si trovano ormai anche in capo al mondo ma che a lei era sembrato incredibile reperire, e come forma una di quei contenitori da microonde ricevuto in omaggio con un pacco di muffin del Penny Markt. L'intera faccenda aveva il fascino di una grande impresa.
Era una fredda sera di dicembre, l'altro suo vicino di stanza, francese, guidava la sua malconcia citroen e loro riuscirono a perdersi nella buia campagna tedesca. Arrivarono alla casa di quel suo collega svedese, conosciuto da poco. La casa era fatta apposta per dare delle feste, grande e bizzarra, nella mansarda (anche quella) di una vecchia casa alsaziana, con la scala di legno, le finestre storte, un pretzel sull'architrave della porta a ricordare che si trattava della casa del fornaio. Fu una sera molto divertente e molto spensierata. Guardarono un film, ascoltarono musica, risero molto. Si dimenticarono però del tiramisù.
Il mattino seguente, al lavoro, il collega svedese passando davanti al suo ufficio fece capolino dalla porta.
"Ma quel dolce che hai lasciato...c'è mica del caffè dentro? perché non ho chiuso occhio!"
"ehm...stai scherzando vero?"
"..."
"ma certo che c'è il caffè nel tiramisù..."
Chi lo avrebbe mai detto che quello sarebbe stato il primo di una lunga serie di tiramisù, passato in breve da dolce sconosciuto a preferito. Nel frattempo, la studentessa dalla mansarda condivisa, facendo una piccolissima deviazione, si sarebbe trasferita nella mansarda dello svedese, dove avrebbe trovato le migliori fruste elettriche di questo mondo, quelle classe 1970 ereditate da Mormor, quelle che usa tuttora e senza le quali fare il tiramisú sarebbe molto, ma molto più difficile.
E chi lo avrebbe mai detto che nove anni dopo almost to the day, lo scorso capodanno, si sarebbero trovati sposati, in attesa di una figlia, a condividere lo stesso dessert con tutta la famiglia di lui. E a raccontare pure la storia buffa del tiramisù mangiato a tarda sera dal ragazzo sprovveduto, l'unico al mondo, evidentemente, che ignorava che dentro ci fosse il caffè.
"ah, ma perché, c'è il caffè qui?" chiese allora il padre del suddetto, col cucchiaio a mezz'aria, la faccia stupita.
"Sì, c'è il caffè nel tiramisù" mormorò la ex studentessa, expat ormai rodata e incapace di stupirsi di niente, crollando le spalle.
Non si è stupita nemmeno quando gliene hanno commissionato uno come dessert per il pranzo di natale di domani. Perché in fondo le tradizioni sono solo convenzioni, e quando su sei adulti presenti si mischiano tre nazionalità ci si rende conto che la cosa più naturale da fare è inventarsene di nuove.
(Buon natale btw).
anche io ho un tiramisu' commissionato per dopodomani e... ne feci uno nel 1998, in una cucina molto sporca di uno studentato francese. evidentemente il tiramisu' e' il simbolo expat universale. ancora auguri!
RispondiEliminaè proprio un classico dell'espatrio! del resto, sono sempre stata convinta che sia impossibile farlo male, poi ho assaggiato i tiramisù fatti da non italiani e mi sono rassegnata a farlo io pur di diffondere il verbo XD Ancora buon natale!
EliminaQUi invece mia suocera BLINDA il menu di natale e pasqua, che è peraltro lo stesso menu...e credo sia quello da almeno 35 anni.
RispondiEliminaNon dirò altro.
Se non che io adoro il tiramisu'. Che però non è in menu. Life is unfair.
peccato per il menú blindato! credo non sia però sempre facile sottrarsi alle tradizioni, sembra sempre di fare qualcosa di irreparabile. Forse perché la loro forza è più l'esser state ripetute a lungo che il reale valore che diamo loro (penso ai piatti che ripetiamo magari ogni anno senza che piacciano a tutti i commensali, solo perché così si fa...) Fatti un tiramisù di ribellione! :)
EliminaChe bel racconto Arya. E inventarsi le tradizioni è bellissimo! Buon natale, btw da una delle pochissime italiane a non andare in visibilio per il tiramisù.
RispondiEliminaGrazie! ma ti capisco sai, a me piace molto ma sono sicura che se non fossi all'estero lo farei meno spesso. Qui miete vittime su vittime, me lo chiedono sempre e a loro pare sia chissà che cosa complicata. Mi piace però molto l'idea di non sentirsi legati dalle tradizioni e di riuscire a creare un'atmosfera speciale pur uscendo dalle abitudini. Buon Natale ancora!!
EliminaEcco il tiramisu non ho mai provato a farlo...
RispondiEliminaMa quindi hai preso lo svedese per la gola!!! :)
immagino che l'occorrente si trovi anche in Grecia, chissà se a loro piace! hmm sai che non ci avevo mai pensato al ruolo del tiramisù nella nostra storia? ;-)
EliminaOgni, ma proprio ogni, volta in cui arriva qualche amico da lontano, la prima richiesta è il tiramisù. la storia è adorabile.
RispondiEliminagrazie! vedi, ecco che si delinea un pattern!
Eliminaincredibile come il tiramisù diventa cavallo di battaglia quando si è expat :D io ho fatto addirittura un corso per insegnare a una decina di persone a prepararlo, cioè mi hanno pure pagata per farlo!
RispondiEliminaintenditore il tuo svedese che non ha chiuso occhio con il tuo tiramisù ;)
ma dai, che bella questa cosa del corso di tiramisù! il mondo te ne sarà riconoscente: sul pacco dei savoiardi che vendevano i Germania c'era una ricetta che prevedeva la colla di pesce...
EliminaOh, ma da noi il tiramisù è il dolce della sera di Natale!non è natale se mia zia non ha fatto il tiramisù!
RispondiEliminaAh ma tu senti, allora va proprio sdoganato!
EliminaFantastica. Io non ho mai imparato a farlo!
RispondiEliminama tu fai roba per solutori più che abili, il tiramisù è per le impedite come me :D
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