C'è un film, anzi una serie di film, di cui parlo spesso perché sento che mi rappresenta molto.
Si tratta di un caso unico nella cinematografia: una storia in tre puntate, ogni film uscito a nove anni dal precedente, con gli stessi attori e lo stesso regista, dove il tempo della trama ricalca precisamente quello della realtà. Questo ha implicato anche che i nove anni non solo fossero passati per i protagonisti e gli attori, ma anche per me che li guardavo, ed è quindi per me un'esperienza unica che sono stata fortunata a poter fare.
I film sono: Before Sunrise (1995); Before Sunset (2004); Before midnight (2013).
Io sono un po' più giovane dei due protagonisti ma la loro storia risuona tantissimo nella mia. Quando uscì il primo se ne parlò come di un film generazionale. Molti criticarono questa espressione ma a posteriori direi che fosse abbastanza azzeccata. Era, è, il film della generazione Erasmus, la generazione Interrail, la generazione di chi ha sperimentato con naturalezza la dissoluzione dei confini nazionali post 1992, l'abitudine spensierata all'inglese non come materia scolastica ma come strumento di vita. La generazione che ha scoperto di avere quasi tanto in comune coi giovani di altri paesi quanto con quelli del proprio, grazie al primo villaggio globale. Eppure, mi concederete, essendo la prima generazione a vivere a quel modo, era anche la generazione che conservava il ricordo del mondo di prima e quindi viveva il tutto con uno stupore, una gratitudine, un'emozione che forse i ragazzi venuti dopo non hanno provato.
Nel 1995 io ho trascorso la mia prima vacanza inglese, ho iniziato le mie prime amicizie internazionali a suon di carta e penna, assieme ad un gruppo di coetanee che condividevano il mio stesso slancio verso altri paesi, culture, lingue. Quell'autunno, con quelle stesse ragazze, abbiamo guardato Before Sunrise sull'allora Telepiù. Mi ricordo benissimo quel pomeriggio a casa della mia Sorella Putativa, sdraiate sui divani, nella penombra, i popcorn e la cocacola e poi la delusione alla comparsa dei titoli di coda. Jesse e Celine, il ragazzo americano e la giovane francese che passano la notte parlando e camminando tra le vie di Vienna, si lasciano con una promessa e un bacio, in un'era senza social né cellulari, con internet ancora relegato ad un ruolo piuttosto marginale nelle vite di tutti. Erano, in altre parole, aggrappati romanticamente al mondo di prima, mentre il mondo di oggi già faceva capolino ovunque.
Nove anni dopo si rincontrano. A Parigi stavolta. Sono trentenni, hanno vissuto già molto. Sono già delusi in parte da quello che la vita ha dato loro. Sono delusi anche da loro stessi, perché sentono che hanno sprecato le chance che a 23 anni erano state brevemente date loro. Io l'ho visto con l'allora Fidanzato, alla vigilia della mia partenza per la Germania. Fu un mix pazzesco di emozioni che ne ricavai, ma la più potente e insopportabile era quella sensazione di spreco, di delusione, perché era come se, proprio come Jesse e Celine, nei nove anni precedenti mi fossi dimenticata di quello che realmente volevo. Non volevo quella vita serena e piacevole, col mio amabile fidanzato, con le famiglie che già si preparavano alle nozze, quella vita ineccepibile e che pure mi apparteneva così poco...la ragazza del '95 dove era finita? quella che voleva andare a fare l'università in Inghilterra, viaggiare, incontrare gente? Si capisce bene quindi come mai la mia partenza, e il mio trovarmi di colpo proprio in quel mondo che avevo smesso di cercare e che nemmeno sapevo più di volere, abbia scombussolato tutte le mie certezze. Sapete come è finita.
Come per Jesse e Celine.
Nove anni dopo li ritroviamo in Grecia, con due figlie, le rughe, la stanchezza e l'inevitabile carico di rimpianti e di dubbi. Lo sceneggiatore della mia vita ha visto bene di non farmelo guardare subito nel 2013, questo film, ma di attendere oggi che ho anche io una figlia. E di questo lo ringrazio perché so che altrimenti il film avrebbe risuonato con me meno dei precedenti. Il fatto è che anche questo terzo capitolo segue la parabola di questa generazione di cui sento di far parte: l'arrivo dei nodi al pettine.
Jesse e Celine per stare insieme hanno fatto molte scommesse, e alcune le hanno perse, evidentemente; hanno fatto molti sacrifici, e alcuni sono stati chiaramente molto pesanti.
Quando due persone che vengono da due paesi diversi si incontrano e decidono di condividere la vita si trovano a fare scelte che anni dopo presenteranno il conto. Per stare insieme uno dei due spesso rinuncia alla carriera che avrebbe potuto avere, perché si trova a partire per un paese dove si hanno meno chances lavorative, perché si trova a imparare un'altra lingua, perché ci si trova a tirar su una famiglia di expat lontano dalle rispettive famiglie e dunque senza una serie di stampelle. Tutto questo si tirano addosso Jesse e Celine, nella notte che hanno libera dai figli, come regalo degli amici.
E ricordiamoci: sono due persone che non parlano la stessa lingua con la stessa dimestichezza. Anche dopo nove anni insieme, c'è sempre il rischio del lost in translation - ed è fantastico come i due attori Julie Delpy e Ethan Hawke, essendo cosceneggiatori, inseriscano nel dialogo anche questi piccoli riferimenti ad errate scelte lessicali da parte di chi, per quanto molto molto fluente, non è madrelingua.
Tra loro, tra noi, c'è sempre in definitiva questa gigantesca spaventosa domanda: lo rifaresti?
Ne è valsa la pena?
Non sarebbe stato immensamente più facile rimanere con la vita di prima, noiosa e facile com'era?
Quanto hanno rosicato via dal nostro amore i rimpianti dovuti alla sfortuna, alle imprevedibile conseguenze di scelte che allora parevano ovvie o assennate e oggi molto molto meno?
Sono ancora la cosa migliore che ti sia capitata?
Mi faresti ancora scendere dal treno e passeresti ancora la notte a parlare di tutto e di niente con me?
Mi diresti ancora che niente altro conta finché stiamo insieme?
E la risposta non è scontata.
Tra nove anni io spero che saremo ancora qui a parlare di noi, o ad accettare quel che è stato dei sogni e delle speranze senza farci troppo male. Dopotutto non è tanto importante cosa succede, o dove arriviamo. La risposta, come diceva Celine, sta nel tentativo.
Daydream delusion
Limousine Eyelash
Oh, baby with your pretty face
Drop a tear in my wineglass
Look at those big eyes
See what you mean to me
Sweet cakes and milkshakes
I am a delusion angel
I am a fantasy parade
I want you to know what I think
Don’t want you to guess anymore
You have no idea where I came from
We have no idea where we’re going
Lodged in life
Like two branches in a river
Flowing downstream
Caught in the current
I’ll carry you. You’ll carry me
That’s how it could be
Don’t you know me?
Don’t you know me by now?
(La poesia è tratta dal primo film. Qui la scena.)
A parte che ovviamente non li ho visti, però ce lo chiediamo tutti, prima o poi, se ne è valsa la pena. Io credo che, al di là del caso specifico tuo, la vittoria più grande sarebbe poter dire che ne è valsa la pena anche se poi fosse andato tutto storto.
RispondiEliminaCerto, alla fine il problema esiste simile per tutti. Per noi c'è forse una maggiore velocità a far coincidere la causa dei problemi con la persona stessa. Esempio: i miei hanno rimpianti dovuti a scelte professionali fatte insieme. Potevano forse farne altre. Io, se mi lamento di alcunché, mi becco sempre la risposta: ti ci sei messa te con uno svedese. Non so se mi spiego :-) Comunque guardali i film, io posso passarti i primi due, il terzo l'ho visto su netflix.
EliminaLo ammetto non conoscevo questi film, ma da expat vorrei vederli...soprattutto perché la tua descrizione li ha resi davvero interessanti!!!
RispondiEliminaTe li consiglio davvero, penso che anche tu ti ci possa ritrovare in qualche aspetto!
EliminaNeanche io conoscevo questi tre film prima di leggere il tuo post.
RispondiEliminaPer me c'è stata una traiettoria simile con film (molto più banali o popolari se vuoi) come L'appartamento spagnolo, Bambole russe e Rompicapo cinese. All'epoca L'appartamento spagnolo era davvero famoso.
Mi sono trovata a chiedermi se dovessi davvero dei favori alla sognatrice sedicenne con la voglia di girare il mondo che ero stata. E me lo chiedo ancora. Oggi, a nove anni dal mio primo espatrio mi chiedo ancora: ne è valsa la pena?
Il fatto è che non arriva un momento solo, ma arrivano mille momenti in cui uno si chiede: "sto facendo davvero la cosa giusta?". E se una volta "la cosa giusta" poteva essere "solo" il fidanzato o il tipo di carriera, oggi si aggiunge anche il posto. La facilità di comunicazione e di spostamento ci ha resi molto più deboli in realtà.
Mille volte mi sono chiesta se rimanere non fosse la strada più facile, o se -per il mio carattere, per me- andarmene non fosse la strada più facile.
Adesso, che sto quotidianamente e fisicamente restituendo dei sogni completati alla me stessa sedicenne mi chiedo continuamente: "Ma ne è valsa la pena?".
Io non lo so, e credo che -banale ma vero- non potrò saperlo mai.
Le scelte sono per loro natura destinate a non dirci mai come sarebbe andata se avessimo preso l'altra strada.
Ma in fondo credo che anche quelli che sono rimasti, che hanno continuato il fidanzamento con quello/a del paesino anche quando non erano convinti, che si sono sposati e hanno avuto figli e hanno scelto il lavoro vicino a casa, anche loro arrivano al momento di chiedersi: "Ne è valsa la pena?".
Forse non è che si possa tanto generalizzare. Il fatto è che tutto si dovrebbe ridurre a: "Ne è valsa la pena PER ME?".
E io, credo, in fondo, che la risposta sia sì. Perché siamo state libere di scegliere. E abbiamo attraversato grandi difficoltà per raggiungere, alla fine, un equilibrio.
Che, forse, è l'unica cosa che si cerca.
Un abbraccio!
Virginiamanda
Grazie Virginiamanda! hai citato dei film che pure hanno avuto un ruolo per me nel mio primo anno all'estero, quando anche io vivevo in un "appartamento spagnolo"....dovrò raccontare anche di questi prima o poi! Condivido in toto quel che dici sul generalizzare. Avrei infatti dovuto spiegare meglio il fatto che il terzo film mostra una dinamica di coppia rispetto alla quale penso tutti possano relazionarsi, anche senza un espatrio. Le scelte che ci portiamo dietro, sulle quali ci interrogheremo sempre e ci risponderemo (anche io penso, come te) sempre di sì. Il fatto è che penso che l'espatrio ci metta il carico sopra, perché investe contemporaneamente tanti aspetti della vita, anche quelli cui non si pensa, diminuendo anche le chances di compromesso tra due persone. Dei dettagli del film lo mostrano molto bene secondo me.
EliminaLi ho visti. Uno dopo l'altro.
EliminaE sì: avevi ragione tu. Parlano proprio di noi, della nostra generazione, dei nostri sogni (infranti?). E ora quasi quasi mi faccio un piantino.
Sono del regista di Boyhood vero? Li devo assolutamente guardare tipo stasera... Io credo di avere esattamente l'età degli attori e ti assicuro che anche se parlo la stessa lingua di mio marito, le scelte che mi hanno portato a abbandonare una comoda vita a Firenze ogni tanto pesano anche a me. Ma credi davvero che saresti stata felice tutta la vita al paesello, con quell'ansia sempre presente di guardare cosa c'è davvero di là dall'appennino? Guardami negli occhi virtuali e dimmi di sì, se ne hai il coraggio!
RispondiEliminasì esatto, Linklater. Boyhood non l'ho ancora visto ma penso che apprezzerei. Anche in quel caso molti lamentano l'assenza di trama ma a me piace il suo sguardo onesto sulle cose e il suo modo di raccontare una storia che evolve. Magari il primo rischierà di sembrarti infantile visto da adulta, ma penso che sia fantastico vederli tutti e tre. Per il resto, capisco bene cosa intendi e no, assolutamente, non ero davvero felice e l'ansia la ricordo benissimo!
Eliminano, scusate, perché, c'è qualcosa di là dall'appennino? :D
EliminaBeh c'è quantomeno l'Emilia Romagna e i tortellini. E Ostia fregene Rimini riccone un'alta abbronzatura è un'altra canzone...(ok Ostia e fregene no ma mi è venuta in mente questa canzoncina)
Eliminapresente.
RispondiEliminavidi il primo film in vhs in un pomeriggio dei miei sedici anni e decisi che
1) l uomo della mia vita era sicuramente straniero quindi era il caso che non soo continuassi a leggere del mondo ma mi preparassi a conquistarlo, a girare, a imparare anche l inglese (parlavo francese) e studiare per fare un lavoro all estero
2) piuttosto che non avere una storia cosi , zitella
col senno di poi, il tentativo vale ogni giorno la pena anche se ovvio nonle ho vinte tutte,,
e ora torno dai miei tre datori di lavoro under 5 yo
Eccoti! lo sapevo che condividevamo (anche) questo pezzo di vita. Anche se tu sei stata più consapevole fin da subito, io ho fatto qualche giropesco ;-) Per il resto: you win some, you lose some. Un abbraccio, cara
RispondiEliminaRiflessioni estremamente interessanti. Io sono di quelle che è meglio non pensino troppo, a certe scelte, perchè di alcune sono davvero pesantemente pentita, al punto da aver avuto paura di poterle trasmettere a un eventuale figlio attraverso il cordone ombelicale, quasi. Al punto che non le ho ancora metabolizzate. ALtre scelte invece, non scevre di sacrifici e di incognite, le tengo a mente con orgoglio.
RispondiEliminaIn effetti mi son trovata spesso a far pensieri simili. Una volta nel mezzo di un periodo tormentato da scelte appena fatte un tipo mai visto prima a un mercatino mi regalò un segnalibro fatto da lui che diceva: "tutto quel che è stato ha avuto un senso". E ogni tanto cerco di ricordarmelo!
EliminaNemmeno io ho visto i tre film, anche se ne ho sentito parlare. Sono più sulla linea di Virginia, per motivi di età immagino, e quindi parto dall'Appartamento Spagnolo, anche se la mia voglia di espatriare e avere a che fare con altre culture ha radici più lontane, credo legate alla mia isolanità. Mamma mia arya, quando parli del secondo incontro a Parigi, da trentenni, quanto mi ci riconosco, mi sono venuti i brividi! Fare i conti con le proprie scelte, con una "tranquillità sociale" gettata alle spine, con le domande tipo "ho sprecato i miei vent'anni?"...mamma mia. Ma chissà, magari penserò lo stesso ai 40 e guarderò diversamente a questo decennio dei 30 che ora mi sembra geniale e rivendicatore rispetto al passato. Spero che non sia così, ma non mi voglio più illudere. D'altronde non lo diceva pure Leopardi che siamo esseri inquieti? (ti ricordi per caso il dialogo della natura con l'islandese? me lo sono andato a ricercare perché da quando l'avevo letto al liceo mi è rimasto impresso: "In fine, io non mi ricordo aver passato un giorno solo della vita senza qualche pena; laddove io non posso numerare quelli che ho consumati senza pure un'ombra di godimento: mi avveggo che tanto ci è destinato e necessario il patire, quanto il non godere; tanto impossibile il viver quieto in qual si sia modo, quanto il vivere inquieto senza miseria"). Comunque ora, ecco, me la guardo questa trilogia.
RispondiEliminaDa brividi la citazione, che ci sta bene per un sacco di motivi. Grazie! Peraltro, non l'ho scritto ma il secondo film è il mio preferito, decisamente e penso quello che a tutte voi piacerebbe di più essendo il primo decisamente adolescenziale e l'ultimo un filo da maldistomaco. E ora, via, bisogna che scriva anche dell'auberge espagnol, è deciso!
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