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domenica 5 luglio 2015

recharging

Forse mi alimenta un pannello solare e con tutta la pioggia di giugno devo aver scaricato tutta la batteria. Ecco come mi sentivo, la scorsa settimana, quando finalmente sono iniziate le vacanze e nel primo giorno di estate vera ci siamo messi in auto, due gatti urlanti, una bimba di quattro mesi e due adulti semidistrutti, alla volta di casa dei suoceri e dei boschi di Småland.

Ma la pioggia non era l'unica cosa che aveva scaricato la mia batteria. Da molte settimane la suddetta pupa ha deciso di non dormire più la notte, cosa che faceva con discreta regolarità dal secondo mese, illudendomi che il peggio fosse alla spalle. Maddeche. Il peggio, mi dicono, è sempre e comunque davanti. Non solo: i giorni, quei giorni di pioggia e di freddo e di frustrazioni varie, quelli durante i quali secondo i più "ma tu tanto recuperi",  li passava a strillare, reclamando un'attenzione costante. Io sono insonne come mio solito, di giorno non ho mai potuto dormire nemmeno da piccola, quindi quando Kiki collassa dopo ore di pianti riversa su un tappeto, con la faccia spalmata su un qualche giocattolo e il volto paonazzo e rigato di lacrime (such a drama queen) io non posso cogliere l'attimo e schiacciare un pisolino. No. Di solito faccio lavatrici (montagne) pulisco lettiere (altre montagne) faccio uncinetto sostanzialmente per calmare i nervi. E il senso di inutilità imperante.

Ecco perché alle vacanze ci sono arrivata in ginocchio. Perdita della memoria a breve termine, male alle gambe, capelli bianchi a ciuffi, un orzaiolo e una generale voglia di sbattere fortissimo la testa al muro. Poi mi sono ricordata che ho un libro che mi hanno prestato, scritto da due olandesi, sul primo anno di vita del bambino. Io odio leggere i libretti di istruzioni e pure i mobili ikea li monto di testa di mia, figurarsi che voglia avevo di un manuale di puericultura. Per giunta in svedese. Hanno dovuto insistere. Chiedermelo almeno dieci volte, da quando ero incinta al quinto mese: ma il libro l'hai letto? davvero, leggilo. 

E alla fine un occhio ce l'ho buttato. Il libro parla dei sette scatti di crescita del bambino, che si presentano come periodi di tempesta cui segue una gran calma. Avvengono per tutti negli stessi periodi. Il bambino sente che qualcosa di grande e destabilizzante sta avvenendo e per reazione diventa più appiccicoso, mostra emozioni in modo più violento e repentino, reclama più attenzione e contatto. E passano per tutti, più o meno indipendentemente da quel che si fa per sopravvivere loro. Il libro mette pure un calendario. Dunque vediamo, periodi di merda: tra la 4a e la 5a settimana, tra la 7a e la 9a, tra la 11a e la 12a, tra la 14a e la 20a...
Sei settimane di inferno. Tra la 14a e la 20a. Indovina a che settimana stiamo. "Questo periodo è più lungo dei precedenti e ai genitori può sembrare infinito". Ah ecco.
Io a questo calendario non ci credevo e non ci volevo credere ma finora non abbiamo sgarrato di una settimana (che culo).

Il libro riporta anche testimonianze dirette e fa la lista dei pensieri deleteri che in quei momenti di tempesta si finiscono per fare. Ci si sente molto poco originali a leggerlo. Nulla di speciale nel mio sconforto. Nulla di unico nemmeno nel fatto che avrei voluto passasse non dico l'uomo nero ma almeno la befana, che se la portasse via una settimana. Una settimana di sonno. Sonno e mohito. E poi sonno. Magari al sole, così ricarico pure il pannello.

E alla fine sono arrivate le ferie, sono arrivati i trenta gradi, e siamo arrivati dai suoceri senza ammazzare nessuno nelle cinque ore di auto coi gatti matti. Una settimana tra i boschi, cieli azzurri e laghi incorniciati di verde, liberi da ogni altra incombenza, con mia suocera che ci riempie di cibo e dolcetti e fragole appena colte e si smazza pure la pupa. Che peraltro avrà controllato il calendario pure lei e ha ridotto drasticamente i pianti in favore di gran risate e sorrisoni. Amore di nonna. Manca il mohito, quello sarà dura che me lo porti la suocera, ma mi ha detto che posso portarmi a casa il limoncello che le regalai temporibus, ché tanto nessuno lo beve.

11 commenti:

  1. al mojito ci penso io quando torni!

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  2. Se ci sono io mi unisco, eh! Ma quando leggo Smaland mi viene solo in mente Lonneberga ed Emil.

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    1. ah che bello, speriamo coincida tutto allora! Ah, a Småland ci abbiamo pure un parco dei divertimenti dedicato alla cara Astrid e alle sue creazioni!

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  3. ma anche tu, cosa vai a regalare il limoncello a due svedesi (astemi?!)
    e ora che l'hai letto butta in un lago il libro e dimenticalo, che non esistono due bambini dai ritmi identici.
    ml

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    1. è che lo hanno scoperto da poco di essere astemi! son ben strani questi svedesi....
      giusto per onestà intellettuale, nel libro c'era un margine di variazione su quelle date, eh, sono io che ho un po' esagerato, però condivido il tuo pensiero!

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  4. Dai consolati che più in qua, quando hanno scatti di crescita, mangiano cosce di tacchino intere! Non è un iperbole, ho i testimoni... Cmq sono con te, sulla stessa barca traballante, ho giustapponto scritto un post oggi su i momenti di maternità dimmerda (nel mio caso letterale)!

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    1. ah, ho letto! tanta solidarietà, davvero, sono davvero un niente al confronto di una mamma lavoratrice expat con due bimbi e un marito che viaggia tanto!

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    2. Sai il vantaggio di lavorare è che per quasi 10 ore al giorno i mostrini te li guarda l'asilo... Io ho somma stima delle sahm.

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  5. anche io ero un pó scettica sui "leaps" dei bebé, ma poi, con tanto di app scaricata (the wonder weeks), mi sono dovuta ricredere, il più delle volte ci azzeccano!

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    1. Ah tu hai la celebre app! in effetti è impressionante questa cosa. Più che il crederci a me ha fatto bene assimilare il concetto che è inutile che mi scervelli a trovare le cause e i rimedi ai periodi difficili, bisogna solo cercare di tener duro e aspettare che passino...

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