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mercoledì 8 luglio 2015

Amazing grace

Siamo stati all'appartamento che era di Mormor, la bisnonna, che verrà presto venduto.

Bisogna decidere cosa tenere, cosa vendere, cosa dar via. Una cosa già vista e già sofferta, alla morte dei miei nonni, quando il peso di quel loro accumulo di decenni ci è piombato addosso d'un colpo. E come allora penso a come sia strano il rapporto dell'uomo con le cose. Come fossero amuleti per la felicità, non è l'uso che si fa di esse che può darci piacere o sollievo, spesso è il solo possederle e immaginare il loro prender posto nel nostro futuro. Fino a che non lo prendono tutto, il posto. E chi resta si trova a raccogliere il più possibile per non tradire quella speranza ingenua, perché disfarsene sarebbe come dire alla memoria di chi non c'è più che tutto è stato vano. E dunque apriamo armadietti e riempiamo scatole, e portiamo con noi talvolta il ricordo e talvolta il valore, ma col cuore pesante, come le nostre braccia, perché in fondo sono solo cose, cose di cui nessuno ha davvero bisogno, ma sono le cose di Mormor.

Che strano essere lì in quelle piccole stanze dai mobili antiquati, con ancora tanti oggetti del quotidiano intorno. In freezer ci sono ancora gli ultimi dolcetti sfornati da Mormor, poco prima che ci lasciasse, sono la nostra fika di oggi. Facciamo un caffè nella sua cucina, lo beviamo nelle sue tazzine. Che strano vedere Kiki che si rotola sul suo tappeto. Che strano il sole in quel terrazzino ora sgombro. Che strana la morte e la vita e noi che vi stiamo in mezzo.

Mormor aveva lasciato scritto come voleva che fosse il suo funerale e quel che voleva i medici facessero o non facessero. Mia suocera trova un gran conforto in quel sapere d'aver fatto come voleva lei, e nel sapere che se ne è andata più o meno come avrebbe voluto. È importante, mi dice, per chi resta. Nulla ti ricorda che non hai più radici come questo genere di riflessione. Eppure hai rami e forse per questo hai perso il diritto di alzare solo le spalle e dirti che in fondo non importa.

4 commenti:

  1. Oh Arya, che belle cose hai scritto!

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    1. ma grazie tesoro, tu sei sempre troppo buona :-*

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  2. le radici sono un punto dolente. ma io non credo che non ne abbiamo, le abbiamo, forse corte come quelle di un'orchidea, invece che profonde e nodose come quelle di un ulivo secolare. e anche se l'ulivo e' toscano e e' l'albero che siamo stati abituati a credere di dover assomigliare, le orchidee hanno un grandissimo spirito di adattamento e sono fiori bellissimi.

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    1. è una metafora che mi piace molto, visto che ho lasciato oliveto di mio padre e ora la mia casa è piena di orchidee...

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