Ultimo giorno di lezione del corso di svedese A1.
Per salutarci, è stata ovviamente organizzata una speciale fika di commiato. Ossia, l'immancabile pausa caffè delle 10:30 durerà più di mezzora e ognuno porterà qualcosa da mangiare che sia tipico del suo paese di origine.
Trovare cibo "esotico" qui in Svezia, come un po' dappertutto ormai, non è difficile. Lo si trova nei supermercati, persino. Uno degli studenti, però, un polacco che vive da molti anni spostandosi attraverso l'europa, ha però sostenuto di non essere in grado di portare nulla. L'altra polacca che abbiamo in classe gli ha consigliato di provare il negozio polacco del suo quartiere, e lui ha detto "No, io quei negozi li evito"
Al che lei si è arrabbiata e davanti a tutta la classe ha detto che non sopporta più di incontrare polacchi che si fanno un vanto di scegliere di non frequentare altri polacchi. Lei dice di sentirsi spesso rifiutata da connazionali che preferiscono altre amicizie.
Il ragazzo, peraltro, ha insistito di aver sempre fatto così, anche quando viveva a roma ed evitava come la peste le comunità chiuse dove si parla solo polacco, si mangia solo polacco, e non si hanno amici italiani.
La nostra insegnante si è pure molto stupita, e lui mi ha chiamato in causa:
"non succede forse la stessa cosa agli italiani?"
In effetti non posso dire di non comprenderlo. In Germania ho anche io preferito evitare i gruppi di soli italiani, che finivano per far la spesa solo all'alimentari italiano, mangiavano solo nei ristoranti italiani, parlavano solo italiano. Ma soprattutto: passavano il tempo a dire quanto fosse orribile la Germania. Quanto fossero tutti stronzi e tirchi, quanto fosse brutta la lingua, quanto fossero freddi, quanto il clima facesse schifo.
Personalmente, dopo le prime sorprese dovute al gap culturale, ho sempre molto apprezzato i tedeschi e ritengo la germania un buon posto per vivere. Non faceva per me, però, e ho sempre cercato di andarmene ma di questo non li ho mai incolpati. Ai miei connazionali però, non passava manco per la testa di andarsene. E allora a me la loro pareva ipocrisia.
All'alimentari italiano ci andavo di tanto in tanto, però, e dunque non capisco del tutto le remore del mio compagno di classe.
Solo perché vai a comprarti una mozzarella non vuol dire che scegli di appartenere ad un ghetto, ecco.
Però magari l'alimentari polacco non è la stessa cosa del negozietto italiano in Germania, dove comunque tutto era scritto in tedesco ed era aperto ad una vasta clientela, pure tedesca. Questo davvero lo ignoro.
la ragazza polacca siede in classe accanto a me, per cui le ho chiesto: "davvero ti capita che qualcuno rifiuti di esserti amica solo in quanto sua connazionale?"
Al che lei ha risposto: "mi hai mai vista parlare con lui? a certa gente sono proprio allergica."
Sono tornata a casa riflettendo. Sono certa che molti italiani mi hanno vista esattamente come lei vede lui.
Anche se non ho mai avuto il desiderio cosciente di escludere nessuno dalla mia vita solo in quanto italiano.
Sono certa anche che non sia vero che i polacchi che lei incontra rifiutino di essere suoi amici, piuttosto evitano di esserlo solo sulla semplice base della condivisa nazionalità. Magari scelgono di essere amici delle persone con cui condividono interessi o opinioni. Ma se anche fosse come dice lei, resta una ovvia differenza tra lei e lui. Lei dalla svezia se ne vuole andare, propendendo più per la nazione del suo fidanzato o la sua - e come non ritrovarmi in questo?. Lui invece vorrebbe restare: ha visto la Polonia, ha visto l'Italia, ha visto la Svezia, e ha scelto. E come non ritrovarmi pure in lui?
Episodi di vita vissuta:
RispondiElimina1. ad una festa di compleanno arrivo con la mia amica americana che mi presenta. Dico il mio nome (croce e delizia: il più internazionale del mondo, probabilmente) e stringo le mani ad un gruppetto di persone di varie nazionalità, tra cui un tal Gennaro. Dato il contesto, non ritengo di dover immediatamente passare all'italiano, isolando me e lui dalla conversazione. Solo un paio d'ore dopo il tale scopre che sono italiana. E si offende a morte. Si sente imbrogliato, raggirato. Com'è che non gliel'avevo detto subito! Per tutta la sera farà l'offeso e mi rinfaccerà questa cosa anche a distanza di settimane.
2. nuovo PhD student italiano per tre mesi in un altro dipartimento. Tre persone diverse nel giro di un paio di giorni me ne parlano. Un pomeriggio finalmente andiamo in pausa caffè insieme, mi racconta della sua vita, chiacchieriamo una mezzoretta davanti alle macchinette. Il giorno dopo diverse persone mi chiedono, in maniera più o meno velata se stiamo insieme (giuro!). Cerco di spiegare che ci siamo solo andati a bere un caffè e mi sento rispondere "eh, ma sai, tra italiani...". A distanza di mesi ancora mi son sentita chiedere "cosa ci fosse" tra noi. Per un caffè alle macchinette.
3. ragazza italiana conosciuta per caso ad una festa. Mi contatta il giorno dopo per fare due chiacchiere. Tre giorni dopo mi ospita a Bxl una notte, visto che ho un volo alle 6 del mattino. La incontro qualche mese dopo sul binario a Treviso (?). Ci conoscevamo da due giorni ma ci siamo capite al volo. Molto diversa da me, ma genuina, e soprattutto mentalmente aperta. Le voglio un gran bene.
4. ragazza italiana appena arrivata in Belgio. Avremmo in teoria un sacco di cose in comune, abbiamo studiato cose simili e nella stessa città, anche lei ha fatto un dottorato in Inghilterra. Ma stop. Ci conosciamo da un giorno e mi ha già raccontato la storia della sua vita. Si lamenta in continuazione di un sacco di cose. In compenso su facebook (il Male) scrive commenti entusiasti per le stesse cose che ha criticato in mia presenza. Mi esaspera, anche se, per ragioni che ignoro, le sto simpatica. Cerco di tenermene alla larga, confesso.
Il mondo è bello perchè è vario.
Ogni volta cerco di spiegare che per me la nazionalità non è una discriminante così importante. Certo, se siamo solo tra italiani parlo italiano, mi sento ridicola altrimenti. E gli italiani non li evito in quanto tali. Devo dire che italiani che frequentano solo italiani eccetera eccetera non ne ho trovati, però...
Ovviamente condivido!
RispondiEliminaPer spiegarmi meglio, io credo che esistano principalmente due tipi di atteggiamento in chi si trova per la prima volta da solo in un paese straniero, fuori dalla sua cerchia di amici e lontano dalla famiglia. C'è chi cerca di crearsi una rete di nuove conoscenze senza badare alla nazionalità ma sulla base di una sintonia, o della vicinanza (colleghi, vicini di casa etc). E c'è chi parte pensando di aver bisogno di trovare dei connazionali, anche se non in modo esclusivo. Ecco, a me vennero a cercarmi così: "abbiamo saputo che c'era una ragazza italiana in istituto, da trarre in salvo!" E ci rimasero male constatando che in quei pochi primi giorni mi ero già ambientata coi miei coinquilini e i miei colleghi più diretti e avevo già molte serate occupate e nessuna crisi di panico in corso. Mi spiace tuttora che abbiano pensato che non volessi essere loro amica "in quanto italiani", perché non era vero. Ma genuinamente io non ero nel panico, ero felicissima e mi divertivo da pazzi, forse perché a differenza loro ero già un po' abituata a parlare altre lingue e non avevo avuto "lo shock iniziale". Lo ritengo tuttora un malinteso, e d'istinto ho pensato che la ragazza polacca stesse reagendo allo stesso modo. Queste persone si aspettano la reazione "yahoo, finalmente una faccia amica!" e magari non ricevendola se la prendono. Poi però frequentano un ambiente vario e vasto, come dici anche tu, non se ne trovano molte di persone settarie al 100% che rifiutino ogni frequentazione straniera - e grazie al cielo.
Ad ogni modo, tutti gli italiani che ho conosciuto all'estero erano persone molto aperte con tutti e passavano anche serate non tra italiani. Era solo che si percepiva la sensazione di soddisfazione di poter passare una serata a sentirsi superiori, e potendo sceglier lo preferivano. Ecco, a me pare in quei casi che noi italiani ci abbiamo il complesso di inferiorità e lo dobbiamo sublimare nel suo contrario esatto. Ma non c'entra poi molto ed è un discorso a sé sul quale cercherò di ritornare.