Stamattina sono passati dei testimoni di Geova e sulla porta mi hanno chiesto se ero Frau cognome-svedese.
E ovviamente no. E in un certo senso sì.
È che proprio non mi abituo a questa cosa che qui le donne quando si sposano cambiano cognome. E vanno a rifare tutti i documenti, e devono farsi sostituire le carte di credito e bancomat perché devono anche cambiare la firma che ci fanno dietro. E devono farsi cambiare la mail al lavoro, che di solito ha il cognome nella denominazione. E se hanno un lavoro per il quale hanno firmato progetti, articoli, pubblicazioni varie, devono accettare il fatto che nessuno potrà mai in futuro collegare la donna che ha fatto quei lavori alla donna che ha fatto i successivi.
Io non ho cambiato cognome, non avrei nemmeno saputo come. Ma qui è come se andassi in giro con la F di Femminista cucita sui vestiti tipo la lettera scarlatta. E mi sono resa conto che non ci avevo mai pensato a quanto fosse radicale e violenta questa cosa del cambiar cognome. L'idea di firmare in un modo diverso poi mi da proprio i brividi. Ma devo ammettere che, sebbene la legge italiana in materia sia molto diversa (e più moderna, in questo senso) alcune mie amiche da piccole si allenavano a firmare su pagine e pagine di diario con il loro nome seguito dal cognome del ragazzino di cui erano invaghite. Io non l'ho mai fatto ma non ci avevo mai fatto caso. Forse però nemmeno quelle bambine avrebbero poi davvero messo in pratica la cosa burocraticamente. Perché ecco, di colpo quella ragazza che eri non c'è più. Da un giorno all'altro, quella persona non esiste più.
Quando ho detto ad un collega (francese) che in Italia le donne non cambiano cognome, mi ha detto: ma come, non ti farà strano non avere lo stesso cognome di tuo figlio?
Ho risposto: beh, non più di quanto mi faccia strano non avere lo stesso cognome di mia madre.
E lì si è davvero scioccato: non hai lo stesso cognome di tua madre??? forse faceva più impressione perché aveva dato per scontato che questa fosse una conquista recente, e che la generazione di mia madre almeno avesse seguito il paradigma normale in Germania, Francia, Svezia etc.
Non c'è niente da fare, non mi ci abituerò mai. Del resto, io sono me, con questo mio nome, il nome che ho imparato a scrivere a cinque anni, il nome che ero sull'elenco di classe, il nome che sta sul certificato di laurea, sulla porta di casa. Il nome che mi hanno dato i miei, e che avrebbe potuto essere pure quello di mia madre, non ha importanza, è quello il nome mi hanno dato quando ho fatto il mio ingresso nel mondo. Ed è il nome dentro al quale sono cresciuta, per trent'anni, diventando chi sono un giorno alla volta, vivendo.
Un giorno di maggio ho sposato una persona - e quella persona ha sposato me - e questo non ha cambiato assolutamente niente.
Però era troppo da spiegare sulla porta a due signori che volevano parlare della bibbia.
Nemmeno io se sposassi il Vikingo cambierei cognome, per le stesse ragioni da te eccellentemente esposte. Non riesco proprio a capire perché dovrei farlo, é il mio cognome, quello con cui sono nata (in piú, la mia combinazione nome-cognome é cosí rara che non credo altri al mondo ce l'abbiano).
RispondiEliminaDa non sposati, anche il primo cognome dei miei figli é stato il mio. L'abbiamo poi cambiato con quello svedese perché il mio é una grana da pronunciare.
Mi piace molto questo blog, forse anche perché l'iter Ialia-Teutolandia-Svezia l'ho avuto anch'io. Ed é significativa la foto col papavero bianco tra quelli rossi.
In bocca al lupo!
Anche io se avessimo figli preferirei che avessero un cognome che non li obblighi a farne lo spelling in continuazione! Beata te che hai una combinazione unica, io conosco già decine di mie omonime e oltretutto ho solo un nome di battesimo, cosa che qui in svezia mi fa sentire davvero strana.
EliminaE quanto alle somiglianze...non solo sei passata anche tu dalla germania ma sei anche tu chimico se ho capito bene!
Crepi il lupo e grazie per il tuo commento così gentile.